#undòujiāngdaPechino #10 Alla scoperta dello skeleton: da Nino Bibbia a Nathan Crumpton (a cura di Wenner Gatta)

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E SONO OTTO!

L’astinenza è durata solo un giorno.

Al termine di una serie di entusiasmanti discese, alle ore 15,21 (ora locale) di ieri il nostro Omar Visintin ha conquistato nello snowboard cross maschile la medaglia numero 8 della nostra spedizione.

Un vero e proprio miracolo, se si considera lo strepitoso recupero di Omar, il quale meno di due mesi fa era stato sottoposto a un intervento chirurgico al gomito sinistro a causa di una rovinosa caduta.

Fe-no-me-na-le.

Un altro italiano è andato davvero vicino alla possibilità di competere per il titolo olimpico: Tommaso Leoni, infatti, è stato eliminato in semifinale (proprio nella batteria che ha visto invece qualificarsi il compagno di squadra poi medaglia di bronzo) ed ha disputato la finalina, durante la quale è stato vittima di una sfortunata caduta.

Una collisione alla quale abbiamo potuto assistere in diretta da un inusuale punto di vista, ossia quello dell’atleta che lo seguiva, lo spagnolo Lucas Eguibar, che indossava un helmet cam (i più attenti lettori di “Ultra Slow Mo” sapranno a cosa mi riferisco!), impiegata per la prima volta in questi giochi olimpici durante una discesa ufficiale.

Rivedetela la discesa, se avete la possibilità, perché la modalità di ripresa è davvero immersiva e spettacolare.

Un risultato quello dei nostri atleti che fa ben sperare in vista della gara a squadre di sabato, alla quale parteciperà anche un’aggueritissima Michela Moioli.

LO SKELETON

Sette le medaglie che verranno aggiudicate nella giornata di oggi, tra cui anche quella dello skeleton maschile, una disciplina che apparve per la prima volta ai giochi olimpici nel 1928, per poi essere riproposta venti anni dopo a St. Moritz e far parte con stabilità delle discipline olimpiche a partire dall’edizione di Salt Lake City nel 2002 edizione nella quale venne aggiunta anche la competizione femminile.

Forse non tutti sanno che nel 1948 l’Italia si aggiudicò una medaglia d’oro (anzi, la prima medaglia d’oro nei giochi olimpici invernali) grazie al bianzonese (Bianzone è un piccolissimo comune italiano con poco più di 1000 abitanti della provincia di Sondrio) Nino Bibbia, passato alla storia più per un altro episodio che per aver portato all’Italia l’unica (per ora) medaglia olimpica in questa disciplina: prestò difatti lo skeleton all’avvocato Gianni Agnelli, grande appassionato della specialità, il quale, tuttavia, durante una discesa alla curva Cok della pista di St. Moritz andò a sbattere contro una lastra di ghiaccio, rompendosi un dito della mano.

Quest’anno l’Italia ha concrete possibilità di andare a medaglia, grazie alla skeletonista Valentina Margaglio che domani avrà (speriamo) la possibilità di salire sul podio, in una specialità nella quale gli atleti scendono la pista ghiacciata sdraiati su di uno slittino in posizione prona con la testa avanti e i piedi indietro.

LA STORIA DI NATHAN CRUMPTON

E proprio dallo skeleton arriva la storia olimpica di oggi, quella di Nathan Crumpton, un nome di cui nessuno Vi ha parlato a queste latitudini.

E’ nato in Kenya da un padre (statunitense) e da una madre di origini cinesi e polinesiane (più precisamente le isole Samoa americane: non avventuratevi di questi tempi a ricercare immagini in rete di questo paradiso terrestre, l’ho già fatto io…): un atleta dotato di un discreto telaio (per usare un eufemismo) che si è sempre distinto fin dai tempi della high school nell’atletica leggera, in particolar modo nel salto in lungo e nel salto triplo.

Laureatosi in sociologia, ha iniziato a praticare lo skeleton nel 2010 e nel 2014 ha partecipato alla sua prima gara di coppa del mondo, riuscendo qualche anno dopo a vincere per le isole Samoa americane anche una medaglia d’oro in questa specialità alla coppa del Nord America nel 2019.

A causa di un’ernia al disco non è riuscito a partecipare ai giochi olimpici invernali di 4 anni fa, ma Nathan si è rifatto, e con gli interessi.

Ha difatti rappresentato il piccolo stato al centro dell’oceano Pacifico alle olimpiadi di Tokyo 2020, facendo registrare nei 100 metri piani il secondo tempo più veloce in assoluto di un atleta samoano americano ai giochi olimpici estivi, “impresa” grazie alla quale è stato scelto come portabandiera della cerimonia di chiusura che si è tenuta l’8 agosto 2021, nonché come portabandiera della cerimonia di apertura dei successivi giochi olimpici invernali, quelli attualmente in corso.

Nella circostanza, Nathan si è fatto notare non solo per essere l’unico atleta delle isole Samoa Americane a sfilare all’interno dello stadio nazionale di Pechino, ma anche per aver sfidato le rigide temperature presenti (ampiamente sotto i meno cinque gradi), indossando (soltanto) un abito tradizionale samoano con un panno a base di corteccia di gelso, un copricapo ornato di conchiglie, un kiki piumato intorno alla vita e bracciali ricavati da zanne di cinghiale, entrando all’interno dello stadio in ciabatte dopo essere stato cosparso di olio per bambini che gli è stato applicato da due funzionari del Comitato olimpico nazionale delle Samoa Americane.

Da oggi lo vedremo in gara per il suo paese e non possiamo non tifare anche per lui.

BENVENUTA ASTRID LYNAE!

E chissà se quell’olio per bambini è stato applicato anche sulla pelle di Astrid Lynae Nordgren, la figlia del biathleta americano Leif Nordgren venuta alla luce qualche giorno fa durante una videochiamata che ha permesso al padre di assistere al parto, dal momento che quest’ulimo era (ed è) in Cina per partecipare alla sua terza olimpiade nella gara di 20km di biathlon (grazie a Dario Puppo di Discovery+ per lo spunto).

L’emozione della nascita di una figlia deve aver giocato un brutto scherzo all’atleta americano, che ha difatti concluso la gara all’87mo posto, ma la soddisfazione per la nascita della piccola Astrid Lynae non può che aver fatto passare in secondo piano la delusione per l’esito della gara, soprattutto tenendo conto di quanto ha scritto pubblicando la foto su instagram: “non vedo l’ora di tornare a casa per incontrarla“.

Benvenuta piccola.

LE GARE DA NON PERDERE SABATO 12 FEBBRAIO

Domani è sabato, quindi, chi di Voi non lavora ha senz’altro la possibilità di stare sveglio durante la notte per assistere innanzi tutto alla gara di snowboard cross a coppie misto (dalle 3,50 in poi) con Michela Moioli che tornerà sulla neve affiancata, probabilmente, da Omar Visintin, galvanizzato dalla medaglia vinta oggi.

Poi, potete tornare sotto le coperte, ma ricordatevi di svegliarvi per le 9 in modo da leggere la puntata #11 di undòujiāngdaPechino, fare colazione con calma e assistere alla 10km sprint del biathlon maschile (che vede ai nastri di partenza i nostri Lukas Hofer e Dominik Windisch, tenendo sott’occhio anche il neo papà Leif Nordgren).

Nella speranza che dopo pranzo (14,55) Valentina Margaglio riesca a salire sul podio dello skeleton femminile, su cui ormai sapete tutto!

Stay tuned!

P.S.: non benissimo all’esordio la squadra italiana maschile di curling, così come le Garlic Girls (sconfitte all’esordio dal Canada per 12 a 7). C’è tempo per rifarsi per entrambi i team.

Wenner Gatta Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”. Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di Sport In Media la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV.

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