È sempre un piacere avere la possibilità di fare quattro chiacchiere con le persone che lavorano dietro le quinte delle produzioni televisive degli eventi sportivi, perché, tutte le volte che mi capita, ho sempre l’opportunità di scoprire cose che non conosco, e che, molto spesso, vengono ignorate o date per scontate da chi guarda lo sport dalla privilegiata postazione del proprio divano di casa.
Questa settimana ho avuto il privilegio di poter ascoltare Luca Pastore, un operatore di ripresa specializzato nell’utilizzo di una telecamera (di cui avevo già parlato, pur se toccando temi diversi, nella puntata numero 45 di Ultra Slow Mo e, anche, un annetto fa, per cercare di mettere in luce l’enorme lavoro fatto da questi operatori di ripresa notato in occasione di Bologna-Borussia Dortmund di Champions League, nella puntata numero 175 di questa rubrica) diventata ormai comune nei camera plan degli incontri di calcio e, piano piano, diffusa anche per raccontare altri eventi sportivi.

“Innanzitutto, Wenner, ti ringrazio per avermi coinvolto e chiesto di raccontare del mio lavoro. Spesso non si pensa a quanto lavoro ci sia dietro le quinte di ciò che vediamo in TV o al cinema, e credo che le testimonianze di chi ci lavora aiutino a capire meglio la mole di cose che si devono fare e saper fare per ottenere dei buoni risultati“.
Luca, oggigiorno, è un operatore di ripresa che lavora (quasi) esclusivamente con la steadicam, un percorso iniziato un po’ di anni fa quasi per caso.
“Ho iniziato a lavorare in questo campo quasi per caso, grazie ad un compagno di studi che aveva iniziato a fare il montatore. Frequentavo pittura all’Accademia di Belle Arti Brera e il mio sogno era diventare un disegnatore di fumetti. Nel mentre mi ero buttato nella fotografia (allora era analogica) e coltivavo da sempre la passione per il cinema. Una volta entrato nel giro facendo da assistente ad alcuni operatori, ho capito che poteva essere una strada praticabile, ai tempi più sicura, e soprattutto coerente con quello che è sempre stata la mia vocazione, quasi un ossessione, ovvero: lavorare con le immagini. Da allora ho imparato tutto sul campo e leggendo libri, oltre che continuare a divorare documentari, film e serie Tv, che per i professionisti sono fonte di ispirazione e di studio fino a divenire prima operatore alla camera e poi specializzarmi con la steadi ed il trinity“.
Da spettatore a casa, spesso, noto, negli incontri di calcio prodotti con elevati standard produttivi (anche nella massima serie del nostro campionato di calcio) che una steadicam è collegata con un filo, mentre un’altra, invece, con le radio frequenze, così inizio a chiedere a Luca, da punto di vista tecnico e professionale quali siano le differenze tra le due camere e il relativo modo di lavorare, tenendo conto, ad esempio, che l’operatore di ripresa che lavora con una steadicam a cavo, lavora in sinergia con un assistente:
“La prima differenza, la più impattante, tra i due set up è la manovrabilità: il cavo è un elemento che genera una tensione sullo Sled [cioè la componente centrale, strutturale e verticale della steadicam: n.d.r.] e quindi tende a muoverlo in base a dov’è direzionata questa tensione. A volte ci sono cavi più morbidi che aiutano, ma quando capitano cavi rigidi, che con il freddo si irrigidiscono ulteriormente, la tensione aumenta e di conseguenza aumenta l’attenzione nella gestione della steadi. Questa problematica la si può limitare con strumentazioni elettroniche come il Wave o il Volt che aiutano a gestire la bolla e il bilanciamento. Bisogna capire come evitare strappi da parte nostra o dell’assistente che ci segue, evitare che quando si switcha [cioè si cambia direzione: n.d.r.] il cavo si impigli nello sled o nel corpetto perché farebbe sballare la steadi. Nel contempo l’assistente deve essere molto attento a non tirare il cavo, a lasciarlo a terra o richiamarlo per evitare che l’operatore, o peggio ancora un giocatore, ci inciampi sopra. Un buon assistente deve avere dimestichezza nel richiamare velocemente tanti metri di cavo e seguire con attenzione l’operatore per anticiparne in movimenti. E’ un lavoro di squadra ed è importantissimo creare una buona sinergia. La steadi RF è libera di muoversi senza vincoli, per come è nata la steadi fondamentalmente. L’unica difficoltà è il maggior peso dovuto al radio pack e al cambio delle batterie, che durante una diretta va effettuato tempestivamente, scegliendo il momento migliore“.

Da appassionato (rectius: da malato) ho notato, specie all’estero, che in taluni casi lo zoom e il controllo del fuoco della steadicam non viene effettuato dall’operatore di ripresa, ma da un altro tecnico, il focus puller:
“Premettendo che la steadicam nasce con l’ausilio di un focus puller, soprattutto in ambito cinematografico, viene utilizzato anche in applicazioni televisive, come è successo a me durante l’Eurovision a Torino nel 2022. Il tutto abbinato ovviamente allo zoom control che serve per dare più tagli, più movimento ed eliminare ombre che si creano sullo stage. Negli ultimi anni, è stato introdotto anche il controllo del fuoco che aggiunge un ulteriore difficoltà per l’operatore, ma non è sicuramente l’opzione migliore, è solo più conveniente. Ovviamente tutto deve essere utilizzato in condizioni ottimali come un’ampia profondità di campo e lavorando a diaframmi abbastanza chiusi. In questi casi è anche meglio utilizzare ottiche poco spinte, per ridurre il margine di errore. Inoltre, per quanto si possa gestire il controllo del fuoco, non è auspicabile fare movimenti in avvicinamento con aggiunta di zoom, perché più si stringe più c’è il rischio di arrivare corti o lunghi, meglio lavorare lateralmente e battere il fuoco prima di fare un movimento e poi sommare lo zoom. L’ultima difficoltà è rappresentata dal trovare la fluidità tra movimento steadicam e zoom in modo da non creare strappi durante la ripresa“.
Considerando, poi, il peso della steadicam e l’impegno richiesto a un operatore come Luca di lavorare per tutto l’arco della partita, presumo che sia necessaria anche una buona preparazione atletica per un operatore di steadicam:
“Questo è uno degli aspetti, a mio avviso più trascurati. Nelle partite di calcio, in particolar modo, l’impegno fisico è notevole. 20-25 kg sulle spalle per 2 – 2 ore e mezza muovendosi per varie zone del campo a volte anche rapidamente non sono una passeggiata. Allo sforzo fisico si deve anche sommare il clima, freddo, pioggia e caldo che aggiungono altre problematiche. La pioggia è decisamente la condizione peggiore, poi personalmente soffrendo il caldo, ho sempre con me bustine di sali minerali e tanta acqua. Con il freddo conviene vestirsi a strati, meglio patirlo un po’ piuttosto che sudare e poi rischiare di ammalarsi. Tornando alla preparazione atletica va da se che è meglio non avere chili di troppo da portarsi appresso dovendo caricare altro peso. Io ad esempio pratico Taijiquan e lo insegno da quest’anno. Penso che ciò che serve per reggere questo tipo di lavoro non sia solo la forza fisica, è più utile una solidità strutturale, l’elasticità muscolare abbinata alla fluidità e all’equilibrio, ed infine la resistenza. Imparare a muoversi in modo più armonico, mettendo il peso nel modo corretto, senza piegarsi sforzando la schiena o il collo, imparare a rilassare la muscolatura invece che contrastare con la forza il peso dell’attrezzatura. In poche parole fare un’ attività aerobica che lavora sulla struttura profonda è decisamente più utile che fare muscoli che tendono ad irrigidire il corpo. Ovviamente è consigliabile fare dello stretching prima di iniziare a lavorare, soprattutto di inverno, e fare esercizi defaticanti e distensivi una volta che si è finito. Poi a chi piace anche fare jogging se fatto bene, aiuta a rinforzare e fiato, io preferisco camminare in montagna. Di certo sono da evitare sport che possano creare lesioni alle articolazioni come il calcetto, il padel, il basket e simili, perché pregiudicherebbero il lavoro. Inoltre è importante avere un buon fisioterapista, perché si collezionano contratture alle gambe o alla schiena che è meglio prevenire con massaggi periodici e lavorazioni mirate prima che si aggravino“.

Non mi resta, come sempre, che ringraziare Luca per la quantità e la qualità di informazioni che mi ha raccontato e che, personalmente, non conoscevo.
E dargli appuntamento a qualche tempo, dato che, tra le tante cose, ci ha raccontato di essere specializzato nell’utilizzo anche di un’altra camera, la trinity, che, per ora, vediamo all’opera ad altre latitudini…
Stay tuned!
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📺 ULTRA SLOW MO
Wenner Gatta
Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”
Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di SPORTinMEDIA la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV. Durante i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 ha pubblicato quotidianamente la rubrica #undòujiāngdaPechino. Da giugno 2024 ha lanciato Breaking News Ultra Slow-Mo, uno spazio per parlare in tempo reale di telecamere particolari, grafiche innovative e novità delle produzioni televisive.
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