Una chiaccherata con Alessandro Crisci alla scoperta della Steadycam (a cura di Wenner Gatta)

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In una stagione come quella che sta volgendo al termine in cui si sono succedute una serie di piacevoli novità nelle riprese delle partite di calcio della Serie A (anche a seguito dell’aggiornamento triennale del Regolamento Produzioni Audiovisive pubblicato dalla Lega Calcio il 6 agosto 2021), ci siamo abituati a vederla all’opera durante la gran parte dei match (soprattutto delle partite di cartello) per riprendere i giocatori e gli atleti da vicino prima dell’inizio della gara o per inseguire le ali lungo la linea laterale.

Mi riferisco alla steadycam, i cui segreti mi sono stati raccontati da Alessandro Crisci.

(Alessandro Crisci allo stadio Marassi di Genova: foto di Alessandro Crisci)

Originario di Asti, Alessandro è uno degli operatori di ripresa specializzati che filmano gli eventi sportivi mediante la steadycam, che, mi fa subito notare, non è una telecamera, bensì “un supporto meccanico su cui  viene montata una telecamera sostenuta dall’operatore attraverso un sofisticato sistema di ammortizzazione agganciato a un corpetto che si indossa”.

(la steadycam di Alessandro Crisci: foto di Alessandro Crisci)

Prima cosa che imparo: la maggior parte degli operatori ha la propria steadycam, ed il motivo Alessandro me lo spiega subito: “Il corpetto, Wenner, deve essere specificamente adattato alla corporatura di ognuno di noi: e poiché non esiste una persona uguale a un’altra, ognuno deve avere la propria steadycam”.

Ed è proprio grazie al corpetto che Alessandro ha la possibilità di mantenere libere le mani per controllare la telecamera e muoversi, o addirittura correre, senza che dalla nostra privilegiata postazione del nostro divano di casa ci rendiamo conto delle vibrazioni o delle oscillazioni della ripresa causate dal camminamento o dalla corsa dell’operatore.

In realtà, Alessandro attualmente non si occupa delle riprese delle partite del nostro campionato di calcio, lo ha fatto, in passato, ma è impegnato a filmare (rigorosamente con la propria “calicocam, un gioiellino messo a punto da Maurizio Aloi”) gli studi pre-gara a bordocampo e le integrazioni alla partita che vanno in onda su DAZN.

Una passione, quella per le riprese, nata nel corso degli studi (Alessandro è infatti laureato in storia e critica del cinema presso il Dams di Torino) al termine del quale si è affacciato a questo mondo dapprima lavorando a qualche videoclip, cortometraggio e video aziendale, e in seguito occupandosi di regia (in qualità di assistente), di video making, e lavorando come macchinista cinematografico.

Nel 2018 ha partecipato a un corso per operatore steadycam organizzato dalla Shot Academy Roma con docente Luigi Andrei, per poi acquistare la sua steadycam, quella che impiega ogni fine settimana (in realtà, come mi confida al termine della chiacchierata: “più volte ogni fine settimana”).

Curioso, come sono, gli chiedo quale sia il costo di una steadycam: “Varia, in ragione di una serie di fattori e della qualità dei componenti che la costituiscono: si va dai 12 ai 20 mila euro per un modello base per arrivare fino a 60 mila euro per quelle più sofisticate” (se si considera che su una steadycam può essere montata una telecamera che può raggiungere un costo tra i 60 e gli 80 mila euro, ci si rende conto di cosa “maneggia” nel complesso un operatore di ripresa durante una partita: seconda cosa che imparo).

A questo punto Alessandro mi spiega com’è composta l’attrezzatura che utilizza: “La steadycam è costituita da tre componenti principali: il corpetto e il braccio che viene collegato allo sled che supporta in alto la telecamera (top stage) e in basso le batterie e il monitor. Le batterie hanno una duplice funzione, quella di alimentare il monitor e la telecamera e quella di bilanciare l’intero supporto in maniera che la camminata (o la corsa) sia più attutita possibile; se la telecamera non è collegata via cavo, viene alimentata tramite il V-Link che serve per trasmettere il segnale”.

E mi fa presente che questa attrezzatura “pesa tra i 20 e i 25 kg a seconda dei componenti che vengono utilizzati”.

(foto di Alessandro Crisci)

Un peso che un operatore di steadycam si porta dietro per tutta la durata dell’incontro, ma non solo, in quanto a colui che si occupa delle riprese della partita è affidato anche il compito di filmare l’arrivo dei giocatori allo stadio, il loro ingresso in campo, lo schieramento iniziale, nonché le riprese al termine della gara.

In pratica l’operatore di ripresa della partita tramite la steadycam porta a spasso questo fardello per circa un paio di ore, ragione per cui, prosegue Alessandro, “non può anche farsi carico delle riprese degli studi a bordocampo prima e dopo la gara, che viene affidato a un secondo operatore, come il sottoscritto” (terza cosa che imparo).

Normalmente, per montare la steadycam”, mi racconta Alessandro, “occorrono tra i 20 e 30 minuti, mentre lo smontaggio è più veloce non includendo il bilanciamento. Durante la settimana, inoltre, la manutenzione è continua ed è mirata al controllo sia della parte elettronica, che del braccio”.

(Alessandro Crisci all’opera: foto di Alessandro Crisci)

Tutto deve essere in ordine e perfettamente bilanciato durante l’utilizzo della steadycam, affinché possa essere trasmessa quella immagine dinamica che consente al telepcsportdipendente di vivere quella esperienza immersiva che lo porta vicino all’azione, a bordo del campo.

Talvolta qualcosa può andare storto, com’è capitato qualche mese fa a un collega di Alessandro (il quale, mentre era intento a riprendere l’esibizione di Cesare Cremonini al festival di Sanremo, ha perso l’equilibrio ed è caduto dal palco: n.d.r.), oppure come mi è capitato qualche mese fa a Napoli sotto un violento acquazzone: nonostante la telecamera fosse ben coperta l’elevata umidità mi ha precluso di controllare con continuità lo zoom”.

(qualche particolare della calicocam di Alessandro Crisci: video di Alessandro Crisci)

Mentre parla, Alessandro, mi trasmette la sua passione per ciò che fa: cerca, difatti, di spiegarmi (talvolta mimandomeli) più dettagli possibili, molti di carattere tecnico, ragione per cui gli chiedo qual è stata secondo lui l’evoluzione (perché c’è sempre un’evoluzione) di questa attrezzatura: “Principalmente chi produce steadycam si preoccupa di fornire all’operatore uno strumento che gli consenta, da un lato di ad affaticare il meno possibile le gambe e la schiena durante il proprio lavoro, mentre dall’altro, riesca a produrre materiali che consentano all’operatore di riprendere immagini sempre più stabili, introducendo, ad esempio, particolari sistemi di ammortizzazione. Come, ad esempio il wave, che aiuta l’operatore a tenere la linea dell’orizzonte con la steadycam in ipotesi di forte vento oppure qualora si effettuino riprese durante una corsa veloce, oppure ancora il volt che aiuta l’operatore a effettuare movimenti anche complessi mantenendo una particolare inclinazione della steadycam”.

E già passata un’oretta ed ho già abusato troppo della disponibilità di Alessandro, che mi fa presente di essere in procinto di partire alla volta di Genova (dove si è occupato del pre-gara del derby della lanterna) e di Udine (per le riprese dello studio a bordocampo di Udinese-Inter): “ciò che faccio, Wenner, lo faccio grazie alla tanta passione, anche se è decisamente stancante, perché ti fa girare in lungo e in largo l’Italia ogni fine settimana, portandoti lontano dalla famiglia”.

E come Alessandro, sono decine i Professionisti di cui si sente poco, troppo poco, parlare, che lavorano dietro le quinte di quell’enorme carrozzone che è ogni singolo evento sportivo che grazie a loro abbiamo la possibilità di vedere ogni giorno (oramai) dalla privilegiata postazione del nostro divano di casa.

A loro, e in particolar modo ad Alessandro, questa settimana, va il mio ringraziamento.

Ad maiora e stay tuned!

Wenner Gatta Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”. Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di Sport In Media la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV.Durante i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 ha invece pubblicato quotidianamente sempre sulle pagine di Sport in Media la rubrica #undòujiāngdaPechino.

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