#undòujiāngdaPechino #4 Il giorno della prima medaglia: lo skiathlon e la storia di “Celi” (a cura di Wenner Gatta)

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Alle ore 22,20 locali, le 15,20 in Italia, del 4 febbraio 2022 sono ufficialmente iniziati i ventiquattresimi giochi olimpici invernali, al termine della cerimonia di apertura, durante la quale i più attenti lettori di questa rubrica avranno sicuramente notato Komiljon Tukhtev (unico atleta del suo paese al via anche in questa edizione, dopo che è stato l’unico anche quattro anni fa in Corea), vale a dire il portabandiera dell’Uzbekistan.

Nel corso della notte che è appena finita è stata annullata per vento l’ultima prova della discesa libera maschile, mentre sono ora sul ghiaccio i nostri Amos Mosaner e Stefania Constantini (già entrati nella storia del curling italiano) stanno sfidando in questi minuti l’Australia per poi tornare in pista quando in Italia sarà ora di pranzo per il match contro la Gran Bretagna per inseguire un sogno di medaglia che si sta giorno dopo giorno sempre più materializzando.

Oggi, invece, si inizia a fare sul serio: sei le medaglie in palio (queste le gare che noi italiani dobbiamo monitorare), la prima delle quali in ordine temporale dovrebbe essere quella dello skiathlon femminile nella specialità 7,5 km + 7,5 km.

Al via ci saranno 4 nostre atlete, le prime italiane che hanno quindi la possibilità di salire sul podio, anche se, obiettivamente, non partono fra le favorite: Anna Comarella (25enne di Selva di Cadore, alla sua seconda partecipazione a una gara di skiathlon olimpica), nonché le tre esordienti, ossia la cavalesana Caterina Ganz e le tolmezzane Martina di Centa (nipote di Manuela di Centa) e Cristina Pittin (cugina di Alessandro che a Vancouver nel 2010 ha vinto la medaglia di bronzo nella combinata nordica).

LO SKIATHLON

Forse non tutti sanno che lo skiathlon (per la prima volta ufficialmente introdotto ai Giochi Olimpici invernali nell’edizione di Sochi del 2014) è una gara di sci di fondo che si svolge in due frazioni che si disputano senza soluzione di continuità tra di loro: la prima (che ha una durata di 15 km per gli uomini e di 7,5 km per le donne) con la cosiddetta tecnica classica a passo alternato (chiamato così perché ogni sciatore si muove alternando una spinta di gamba accompagnata da una spinta del braccio opposto, con gli sci che rimangono nei solchi della pista); la seconda (di eguale distanza) con lo skating (con lo sci che non scorre lungo i solchi, ma su di una pista ampia di neve battuta).

E tra una frazione e l’altra i fondisti si fermano in un’apposita area (mentre il cronometro continua a scorrere) per effettuare una sorta di pit stop, nel quale cambiano gli sci, in quanto quelli utilizzati per la tecnica classica sono più lunghi, mentre quelli per la frazione a skating, più corti.

(il pit stop durante una gara di Skiathlon delle olimpiadi di Sochi 2014)

LA STORIA DI “CELI”

Ed è proprio dallo sci di fondo che arriva la storia olimpica di oggi, quella di un atleta olimpico italiano nato a Rocca Pietore nel 1937, che ha partecipato a due olimpiadi (quelle di Squaw Valley del 1960 e di Innsbruck quattro anni dopo), gareggiando sia nella 15 e nella 30 km, sia nella staffetta, chiusa in entrambe le volte al quinto posto.

Parliamo di Marcello de Dorigo, vincitore di ben otto titoli italiani fu il primo atleta a mettere la punta dello sci davanti a quella dei marziani, ossia gli atleti scandinavi e russi, inanellando una serie di successi che gli valsero la copertina della Domenica del Corriere del 24 febbraio 1963.

(la prima pagina de la Domenica del Corriere del 24 febbraio 1963)

Nel novembre successivo alle Olimpiadi austriache, più precisamente il giorno 28, Marcello si trovava nella riserva naturale di Volodalen (a metà strada fra Svezia e Norvegia) quando d’improvviso non vede più i propri compagni di allenamento, smarrendosi così all’interno della foresta svedese. Per evitare di morire assiderato gira per tutta la notte, riuscendo a raggiungere – grazie all’orientamento di tre stelle – il rifugio solo alle prime luci dell’alba, non sentendo più i piedi (gli verranno amputate sei dita, perché congelate).

La sua storia ha dato origine nel 2017 anche a una pellicola (“Le stelle di Celi”: dal soprannome di Marcello: “Celi”), una storia che ho sentito raccontare tante volte dalla sua voce, dato che dal 1965 gestisce assieme alla famiglia un impianto di risalita a Forcella Aurine, un valico alpino della provincia di Belluno, nei pressi del confine con il Trentino, che mette in comunicazione il comune di Gosaldo con Voltago e con il resto dell’Agordino, tra cui anche la graziosa frazione di Frassené Agordino ai piedi del monte Agner.

(il trailer de “Le stelle di Celi”)

LE GARE DA NON PERDERE DI DOMENICA 6 FEBBRAIO

Quali eventi non possiamo assolutamente perdere nella giornata di domani?

Innanzitutto, non voglio sentire storie: si punta la sveglia nel cuore della notte, perché alle 4 inizierà la prima gara di sci alpino, la discesa libera maschile nella quale concrete sono le possibilità di podio per i nostri atleti (Dominik Paris deve sfatare un qualcosa…); dopo di che, mentre si sorseggia il caffè, con un occhio si segue Francesco De Fabiani (dalle 8 in poi) impegnato nella prova maschile dello skiathlon, con l’altro, invece, si legge la nuova puntata di #undòujiāngdaPechino, la numero 五 (Wǔ); dalle 9,30 in poi, invece, si passa all’ovale del pattinaggio di velocità nella speranza che Davide Ghiotto superi sé stesso nei 5000 metri maschili.

Confidando, ovviamente, che quella di domani possa essere per noi italiani davvero una “domenica bestiale“, come cantava Fabio Concato nel 1998, l’anno in cui uscì l’omonimo album contenente anche una delle più note canzoni del cantautore milanese, e quello in cui si disputarono le Olimpiadi di Nagano, nelle quali un atleta azzurro vinse una delle sue sei medaglie olimpiche.

Ma di lui e di questa disciplina ne parleremo domani, giorno in cui alle 14,15 un altro italiano tenterà di riportare dopo 8 anni l’Italia sul podio proprio di questa specialità.

Stay tuned!

Wenner Gatta Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”. Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di Sport In Media la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV.

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