#undòujiāngdaPechino #15 La notte delle sorelle d’Italia. E un occhio allo short track (a cura di Wenner Gatta)

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LE SORELLE D’ITALIA

Sono le 4,00 in Italia, del 15 febbraio 2022

Suona la sveglia un po’ prima, mi piazzo nella solita postazione, quella privilegiata del mio divano di casa, da cui guardo (anche) questa edizione dei giochi olimpici invernali.

E’ tutto pronto, in Cina, nella zona montuosa di Xiaohaituo, a nord-ovest di Yanqing, al cancelletto di partenza a 2050 metri di altitudine ci sono circa 40 gradi in meno rispetto a quelli che segna il termometro di casa.

Sono 4 le italiane al via, la prima delle quali ha l’onore di aprire le danze: è la valtellinese Elena Curtoni, originaria di Regoledo di Cosio Valtellino, sorella di Irene, talent di Discovery+, che l’attende al traguardo.

Prima di lei scende un’apripista, non una qualsiasi, Christina Weirather detta Tina, ex sciatrice alpina liechtensteinese, vincitrice di una medaglia di bronzo nel Supergigante olimpico di 4 anni fa, alla quale è stato affidato l’incarico di far vedere a noi telepcsportdipendenti la pista, ripresa non dalla “solita” telecamerina sul casco dello sciatore, bensì per il tramite di un drone acrobatico, che insegue Tina fino al traguardo (rectius: la sorpassa prima del salto finale per riprenderla di fronte, mentre taglia prima di lei il traguardo).

E’ ora di partire, da adesso in poi si fa sul serio.

E’ carica Elena, come una molla, raggiunge subito i 117 km/h, va leggermente larga dopo un salto, ma rientra in pista, che affronta facendo registrare la velocità di 132 km/h, mantenendo nel prosieguo una velocità di crociera superiore ai 100 km/h, che le permette di portare a termine una più che buona prestazione in termini di tempo, in una gara in cui conta soltanto arrivare tra le prime tre.

Tuttavia Elena, se lo sente che con ogni probabilità non è sufficiente per andare a medaglia, tant’è vero che, al traguardo, scuote la testa.

I campioni, certe cose, se le sentono.

Dopo le prime 9 Elena è ancora lì, al comando, mentre parte Nicol Delago, con il pettorale numero 10: Nicol commette lo stesso errore nel punto in cui ha sbagliato anche Elena, sfrecciando lungo la pista a circa 134 km/h, velocità che le permette di recuperare qualche decimo dalla compagna di squadra, ma finisce dietro, fuori dal podio, visibilmente delusa.

C’è la pausa in pista, ma Nicol rimane in zona, dato che la prossima a scendere è la sorella Nadia, più piccola di quasi due anni, nata anch’essa a Bressanone, mai salita su di un podio di una gara di coppa del mondo.

Un’altra dinastia di sorelle azzurre sugli sci, dopo le sorelle Fanchini (una delle quali si chiama proprio Nadia, che ha vinto una medaglia di bronzo ai mondiali di Val di Isere del 2009).

Il tempo di un caffè, per me, il primo della giornata, e via, si riparte.

E’ l’ora di Nadia Delago, al via, concentrata, apparentemente meno carica di Elena Curtoni, testa abbassata tra i bastoncini, si sente il countdown in sottofondo, rumore interrotto soltanto dall’apertura del cancelletto di partenza.

E’ rapida Nadia, lascia scorrere bene gli sci, gli intermedi sono in linea con quelli di Elena, ce la sta mettendo tutta, tant’è che al terzo intermedio passa in vantaggio, poi di nuovo dietro a quello successivo, ma quel che importa, per lei, è che la fotocellula posta in corrispondenza del traguardo attesta che è stata lei la più veloce a scendere i 2704 metri della pista.

Lo capisce subito, Nadia, di aver fatto un qualcosa che finora non aveva mai fatto, una performance che le permetterà per la prima volta di salire su di un podio di una gara non proprio qualunque: e lo capisce anche Elena colta dalla regia dell’OBS in un’espressione esclamativa.

E, soprattutto, lo capisce la sorella Nicol, che scoppia a piangere per la felicità, andandola poi a stringere in un fraterno abbraccio.

C’è però la temibile Michela Shiffrin, che arriva dietro, e di parecchio, e poi la campionessa olimpica in carica, Sofia Goggia, reduce da un recupero lampo dopo l’infortunio di soli 23 giorni fa, che scende con il pettorale numero 13, infischiandosene della scaramanzia.

E fa bene.

E’ veloce Sofia fin dal primo intermedio, luce verde per lei anche al secondo, il vantaggio sulla compagna di squadra aumenta anche al terzo, poi al quarto, taglia il traguardo con 41 centesimi di vantaggio.

Urla Sofia: urla fuori tutta la tensione che aveva accumulato, urla al mondo intero la propria gioia, e poi bacia la telecamera.

Sogno o son desto?

Son desto: tre azzurre ai primi tre posti della discesa libera delle olimpiadi, tre azzurre che si scambiano un abbraccio: sorelle d’Italia!

Michael Mair detto Much, allenatore delle azzurre, viene inquadrato dalla regia internazionale mentre fa un gesto inequivoco con le braccia: chiudiamola qui, la gara, per favore.

Un profeta, Much, se lo sente che il pericolo è dietro l’angolo, o, meglio, al cancelletto di partenza.

Un pericolo che si chiama Corinne Suter, arriva dalla Svizzera: è veloce l’alteta elvetica, velocissima, anche se ha un vantaggio di meno di un decimo nei primi tre intermedi, vantaggio che perde andando dietro di due decimi al quarto, ma ciò che conta è (purtroppo per noi) il tempo finale: è verde.

La regia inquadra subito le tre azzurre: Sofia sbuffa leggermente, Nadia applaude, Elena è cupa, perché è giù dal podio.

Ne perderà un altro di posto a causa della tedesca Kira Weidle, ma a questo punto, forse, è meglio così.

Scoppia la festa nel clan azzurro a Yanqing, ci sono le sorelle d’Italia da festeggiare, due italiane su di un podio olimpico era da tanto che non le vedevamo come ci ricorda puntualmente Massimiliano Ambesi: “Per trovare due azzurre sul podio nella stessa gara olimpica è necessario tornare al 24 febbraio 2002, quando la fondista Gabriella Paruzzi vinse la 30 km. a tecnica classica precedendo Stefania Belmondo”.

Fuori, in strada, non c’è nessuno, che festeggia le sorelle d’Italia.

Mi rendo conto di essere un privilegiato, che ha assistito in diretta a un momento storico per lo sport italiano.

Ne è valsa la pena.

LO SHORT TRACK E TRE RAPPRESENTANTI ITALIANI

Nella giornata di oggi verranno assegnati sei titoli olimpici, tra cui le ultime due medaglie dello short track nella staffetta maschile dei 5000 metri nonché nei 1500 metri femminili.

Forse non tutti sanno che l’Italia, oltre ad aver schierato 10 atleti al via, è stata rappresentata in questa disciplina anche da tre ulteriori rappresentanti del nostro paese, che sono rimasti dietro le quinte, ma che hanno rivestito un importantissimo ruolo all’interno delle gare.

Mi riferisco, infatti, a Hugo Herrnof, a Luciano Dalbard e a Nicola Notarangelo, di cui, finora, nessuno ha parlato.

Il primo (ex pattinatore di short track in grado di conquistare insieme a Maurizio Carnino, Diego Cattani, Orazio Fagone e Mirko Vuillermin la medaglia d’oro nella staffetta a Lillehammer nel 1994) membro del consiglio direttivo dell’International Skating Union ha rivestito la carica di delegato tecnico della predetta federazione ai presenti giochi olimpici (uno dei due: l’altro, invece, è il bulgaro Stoytcho STOYTCHEV).

Il secondo, invece, arriva dalla Valle d’Aosta, ha 62 anni, nella vita di tutti i giorni fa l’operatore tecnico della centrale del soccorso 118, e a Pechino è stato lo starter ufficiale di tutte le competizioni femminili di short track (vale a dire il giudice di gara cui è demandato il ruolo di controllare la regolarità delle fasi di partenza).

Il terzo, infine, è il tecnico (un operatore di instant replay, nonché regista e assistente regista dei match della nostra serie A) che si è occupato di gestire le immagini di tutte le gare di short track al fine di sottoporre ai due VAR che hanno assistito gli arbitri nelle competizioni maschile (la slovacca Alexandra Valach) e femminili (il canadese Stuart Gibbs).

(Nicola Notarangelo a bordo pista: immagine tratta dal profilo linkedin di Nicola Notarangelo)

E non occorre andare troppo indietro nel tempo per ricordare il ruolo decisivo del VAR anche in questa disciplina: quattro anni fa, in Corea, Arianna Fontana, Lucia Peretti, Martina Valcepina e Cecilia Maffei, difatti, hanno vinto una rocambolesca medaglia d’argento nella staffetta femminile sui 3000 metri al termine di una gara vista e rivista più volte dagli ufficiali di gara davanti al VAR i quali hanno squalificato Canada e Cina.

Poco prima di partire Nicola mi ha promesso che racconterà la sua esperienza ai lettori di “Ultra Slow Mo”, ragione per cui non Vi resta che rimanere sintonizzati su questi schermi per leggere la chiacchierata che farò con lui.

LE GARE DA NON PERDERE GIOVEDI’ 17 FEBBRAIO

Ci stiamo avvicinando verso la fine delle competizioni: domani un occhio di riguardo dalle 7,00 in poi alla combinata femminile dello sci alpino con la nostra Federica Brignone che può inseguire la seconda medaglia in questa olimpiade.

Poi, alle 8,10 la finale dello skicross femminile: chissà che le nostre Jole Galli e Lucrezia Fantelli non riescano ad andare oltre i loro limiti, portando in Italia una medaglia in questa specialità, che sarebbe tanto storica quanto inattesa!

Stay tuned!

Wenner Gatta Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”. Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di Sport In Media la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV.

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