#undòujiāngdaPechino #13 Dal bob a 4 alla storia di due innamorati nel giorno della loro festa (a cura di Wenner Gatta)

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SIAMO IN FOLLE

Secondo giorno senza medaglie per i nostri colori, quando – escluso oggi in cui non vi sono possibilità di salire sul podio – ne restano altri 6 di giorni per mettere la freccia e sorpassare il numero di medaglie vinte in Corea nell’ultima edizione dei giochi olimpici invernali.

6: come la posizione al termine della prima manche del nostro gigantista Luca de Aliprandini, uscito nella seconda frazione senza nemmeno tagliare il traguardo, in una gara nella quale il portabandiera uzbeko (e unico atleta del suo paese) Komiljion Tukhtaev è arrivato al 29mo posto.

(Komiljion Tukhtaev al termine dello slalom gigante di ieri)

6: come il posto della nostra Dorothea Wierer al termine della 10 km di inseguimento femminile di biathlon, infallibile nei primi due bersagli, non altrettanto negli ultimi due.

6, come le medaglie cui può aspirare Quentin Fillon Maillet che ha vinto la gara di 12,5 km di inseguimento maschile di biathlon, una gara in cui ai piedi del podio è arrivato un fenomenale Lukas Hofer (spietato al poligono, come la medaglia d’oro, ma non è bastato).

Pazienza.

IL BOB

Si entra (purtroppo già) nell’ultima settimana di questa edizione dei giochi olimpici: un lunedì che coincide con il giorno di questa kermesse in cui verranno assegnati meno titoli olimpici, solo 4, tra cui il primo del bob, disciplina presente in tutte le edizioni dei giochi olimpici invernali, fatta esclusiva eccezione per le olimpiadi di Squaw Valley del 1960, il cui comitato organizzatore decise di non investire il danaro nella costruzione di una pista da bob.

Solitamente, quando pensiamo a questa disciplina ci viene in mente il bob a 4 (anche in ragione della celebre avventura della squadra giamaicana che diede vita anche al film Cool Runnings – Quattro sottozero), ma forse non tutti sanno che nelle prime due edizioni dei giochi olimpici era consentito far scendere lungo la pista equipaggi composti anche da cinque componenti.

Per il primo posto nel medagliere olimpico in corso un testa a testa fra Germania (che si è aggiudicata 11 medaglie d’oro) e Svizzera (con una in meno, benché con 8 medaglie in più dei tedeschi): l’Italia è al sesto posto del medagliere con 4 medaglie di ciascun metallo: l’ultimo oro ce lo aggiudicammo 24 anni fa a Nagano, grazie a brunicense Gunther Huber e al casalese (in quanto proveniente Casalbordino, piccolissimo comune sul mare in provincia di Chieti) Antonio Tartaglia che il 15 febbraio 1998 salirono sul gradino più alto del podio con un incredibile ex aequo con l’equipaggio di Canada I.

IL MONOBOB E LA STORIA DI GIADA ANDREUTTI

Ma la prima medaglia del bob è stata assegnata in uno dei sette nuovi eventi introdotti a partire da questa olimpiade: il monobob in versione femminile (che si va ad aggiungere alla competizione a due femminile che vediamo invece ormai con continuità dall’edizione di Lillehammer del 2016).

Forse non tutti sanno che il mezzo con il quale scenderanno a partire da oggi lungo le curve del centro nazionale di scivolamento di Yanqing (una pista lunga 1,9 km e definita dagli addetti ai lavori: “quasi esagerata”) pesa almeno 162 kg e l’atleta si dovrà occupare di tutti i ruoli tipici di un equipaggio di bob, vale a dire la spinta, la guida e la frenata.

Ed è stata Giada Andreutti a fare da “apripista” (con un buon 15mo posto nella gara conclusasi stanotte) al team italiano del bob a 2 e ai due equipaggi di bob a 4 che saranno impegnati nei prossimi giorni.

In uno di questi due equipaggi ci sarà anche Mattia Variola, con cui Giada intrattiene una relazione sentimentale: sono nati entrambi in Friuli, a San Vito al Tagliamento lui, a San Daniele del Friuli lei.

Una storia di due cuori in un bob (il giorno di San Valentino!): Giada è arrivata al bob dall’atletica leggera (ex nazionale di lancio del disco che ha anche vinto un titolo nazionale), casualmente avvicinatasi a questa disciplina accompagnando Mattia proprio a un raduno di bob.

E’ stato un amore a prima vista quello tra Giada e il bob, avendo subito trovato lungo la pista ghiacciata quelle motivazioni che aveva perso in pedana, grazie all’adrenalina e alla velocità che questo sport le ha saputo dare.

E’ stato difficile per lei abbandonare l’atletica, ma ne è valsa la pena, essendo riuscita a disputare la sua prima olimpiade.

Non si sa molto della loro vita privata: entrambi hanno però un sogno in comune, quello di essere competitivi per le prossime Olimpiadi che si disputeranno a pochi chilometri da dove sono nati per scendere lungo la pista di Cortina spinti dal calore e dal tifo dei loro tifosi, cioè i genitori, i parenti e gli amici.

E chissà che prima o poi non venga introdotto tra le discipline olimpiche il bob a due misto: noi una coppia pronta l’avremmo già, uniti nel bob, così come nella vita.

LE GARE DA NON PERDERE DI MARTEDI’ 15 FEBBRAIO

Dopo la giornata di oggi, in cui difficilmente le nostre nazionali riusciranno a vincere una nuova medaglia, anche nella giornata di domani le nostre possibilità di podio sono ridotte al lumicino.

In realtà, notevoli sono le speranze riposte nelle ragazze dello sci alpino (dalle 4,00 in poi, condizioni meteo permettendo, si disputerà la discesa libera), mentre i maschietti (prima quelli dello speed skating, alle ore 9,47, poi della staffetta maschile del biathlon, dalle 10,00 in avanti) dovranno andare oltre i loro limiti per lottare per una medaglia.

Non si può, infine, rimanere insensibili a quello che sta accadendo in questi giorni sul confine ucraino.

La speranza è che la tregua olimpica possa reggere oltre la fine di questa settimana e le tensioni non vadano a sfociare in un terribile conflitto bellico internazionale.

Non posso pertanto che condividere il post che ha pubblicato ieri di un’atleta ucraina che in questi giorni abbiamo imparato a conoscere.

Anche io, Yullia, la penso così.

Stay tuned.

Wenner Gatta Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”. Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di Sport In Media la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV.

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