È sempre interessante avere la possibilità di trascorrere qualche ora nel backstage di una produzione televisiva di un evento sportivo, a maggior ragione quando la competizione è di altissimo livello, come la CEV Champions League Final Four, andata in scena a Torino il 16 e il 17 maggio 2026.
Grazie alla disponibilità manifestata ancora una volta nei miei riguardi da Infront Sports & Media (produttore e detentore dei diritti televisivi) e dai suoi partner tecnici, nella giornata di domenica sono stato ospite della crew, che ha reso possibile l’arrivo delle immagini delle due finali nelle nostre abitazioni.

Una squadra, diretta nell’occasione da Luigi Catalfamo (peraltro, nello scorso inverno, uno dei tre registi italiani scelti da OBS per curare la regia dell’host broadcaster di eventi facenti parte di discipline olimpiche dei giochi di Milano-Cortina), coadiuvato nella circostanza dall’assistente Igor Pieroni, squadra composta (anche) da tanti (altri) amici di Ultra Slow-Mo.
Un camera plan di assoluto livello quello allestito all’interno della Inalpi Arena di Torino per raccontare al meglio le fasi finali della più importante competizione continentale per club di pallavolo maschile.
Una ventina, infatti, le telecamere a disposizione di Luigi, comprese alcune camere speciali: oltre alle classiche main camera e close up (l’una affiancata all’altra), alle due SSM 3X montate sulle camere a spalla (collocate ciascuna in una metà del campo, lato fronte camera, in corrispondenza della linea dei 3 metri), a due retro alte, a una camera sul fronte opposto, erano presenti sul lato corto del campo un paio di ottiche lunghe SSM 6x per garantire replay in super slow-motion.

Come da un po’ di anni a questa parte, poi, immagini ravvicinate dei pallavolisti, durante il loro ingresso in campo ovvero in occasione dei time out, erano garantite dall’accoppiata steadicam-gimbal, quest’ultimo con camera a sensore grande e ottica cinematografica, utilizzato per ottenere immagini più fluide e dinamiche, con una profondità di campo più ridotta, capace di isolare meglio atleti e dettagli narrativi sfocando lo sfondo.

E veniamo alle camere speciali facenti parte del camera plan, partendo dal (lungo) jimmy jib in versione Super Plus installato in un angolo del campo, il cui lungo braccio di 9.1 metri permetteva di realizzare dinamiche immagini utilizzate molto spesso per mostrare in diretta il punto ovvero come punto di vista in occasione dei replay.

La seconda camera speciale, invece, era rappresentata dalla Robycam (pilotata da Kamel Kuri, storico amico della rubrica), anch’essa staccata talvolta in diretta per seguire il punto (anche se mi è stato spiegato come durante il gioco non possa mai scendere per il regolamento della pallavolo sotto i 12 metri da terra, ma anche a gioco fermo, in occasione dei time out o dei momenti nei quali era in corso un challenge con la sovraimpressione delle grafiche prodotte grazie alla realtà aumentata (applicate da un po’ di edizioni delle final four che rappresentano a mio avviso una vera e propria ciliegina su quella torta chiamata produzione televisiva).

Se la memoria non mi inganna è la prima volta che l’ho vista dal vivo in un impianto sportivo: mi ha colpito, da un lato, la silenziosità del sistema di ripresa, rappresentando la stesso un occhio (per il regista) discreto, capace, grazie alla sincronia che deve legare il pilota e il relativo operatore, a fornire infiniti punti di vista.
A completare lo schieramento di camere, un paio di droni, uno, geostabilizzato, per le riprese dall’esterno dell’impianto (sulle quali venivano sovraimpresse grafiche con la realtà aumentata: una novità, non di poco conto) e il secondo, FPV, impiegato prima dell’accesso del pubblico all’impianto e per seguire l’arrivo dei pulman delle squadre all’impianto di gioco.

Oltre ad avere avuto la possibilità di vedere dalla prima linea i mezzi di ripresa in campo, Ultra Slow Mo ha avuto anche l’opportunità di salire in tolda di comando per entrare nel cuore della produzione, anch’essa caratterizzata dal rispetto del relativo MRO nella fase prodromica all’inizio del match, durante la quale si è provveduto anche alla taratura sullo schermo di alcune grafiche AR.

Sebbene ogni produzione a cui ho partecipato avesse le proprie peculiarità, un paio sono le cose che ho notato a Torino, entrambe legate all’attività dell’assistente alla regia, che, nella circostanza, durante lo scambio suggeriva agli operatori EVS la camera (tra le tante) dalla quale desiderava venisse sfornato il (o i) replay da mandare in onda una volta che era stato realizzato il punto.
Sempre il predetto, poi, era deputato a pigiare il bottone verde ritratto nella sottostante foto.

La pressione sul bottone (effettuata durante la proposizione di alcune catene di replay, vale a dire nel caso in cui tra un punto e un altro si decidesse di mandare in onda più di un riflesso filmato) attivava un segnale di colore rosso su di un pannello posizionato sul seggiolone del primo arbitro, il quale, pertanto, capiva che in quel momento sul segnale internazionale non venivano trasmesse immagini in diretta.
In parole più semplici rappresenta il modo per avvertire il primo arbitro di attendere la ripresa del gioco.
Al netto di questi due particolari, ho avuto la conferma che la buona riuscita di una produzione televisiva di un evento come questo non può non passare da quella sinergia che deve legare i vari anelli di una lunga catena come quella produttiva.
Quando si sta bene, il tempo passa velocemente, così, per me, mentre il lavoro in produzione era nella sua fase più intensa, era purtroppo già ora di tornare verso casa: con me, oltre al (mio primo) pass con la foto (!) porto questa bella esperienza, durante la quale ho avuto anche la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con alcune delle tante persone, grazie alle quali, senza soluzione di continuità, abbiamo la possibilità di vedere giorno dopo giorno eventi sportivi dalla privilegiata postazione del nostro divano di casa.
Stay tuned!
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📺 ULTRA SLOW MO
Wenner Gatta
Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”
Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di SPORTinMEDIA la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV. Durante i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 ha pubblicato quotidianamente la rubrica #undòujiāngdaPechino. Da giugno 2024 ha lanciato Breaking News Ultra Slow-Mo, uno spazio per parlare in tempo reale di telecamere particolari, grafiche innovative e novità delle produzioni televisive.
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