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SPORTinMEDIA > Ultra Slow Mo > Una chiacchierata con Kamel Kuri: tra Jimmy Jib e Robycam – 2a parte
Ultra Slow Mo

Una chiacchierata con Kamel Kuri: tra Jimmy Jib e Robycam – 2a parte

Ultimo aggiornamento 2024/05/13 at 7:59 AM
Wenner Gatta 2 anni fa
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Una settimana fa, ci eravamo lasciati con Kamel che ci aveva promesso che ci sarebbe tornato a trovare per approfondire un argomento a cui tiene particolarmente: il rapporto fra macchinista e operatore del jimmy jib.

“Assieme al macchinista, Wenner, si lavora come se fossimo un’unica persona perché il nostro obiettivo è quello di dare la possibilità a chi è a casa di vedere al meglio possibile la zona che ci viene affidata. L’esperienza ti porta a studiare sempre qualcosa di nuovo per cercare di dare quel qualcosina in più che non è mai frutto di improvvisazione. Ad esempio, una chicca che rivelo ai lettori della Tua rubrica: cerchiamo sempre di dare alla regia immagini in movimento, cosicché, quando siamo impegnati nelle riprese di una gara di discesa libera, il macchinista inizia il movimento del braccio non appena vede lo sciatore arrivare, in maniera che quando il regista stacca sulla camera che comando, l’immagine è già in movimento”.

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“Quando viene impiegata una telecamera speciale come un Jimmy Jib”, continua Kamel, “ci si aspetta che la ripresa sia particolare rispetto a quella proveniente da una telecamera fissa, ecco perché cerchiamo, il più possibile, di creare una bella immagine, facilitati dal posto in cui solitamente siamo posizionati, un posto da cui, molto spesso, occorre anche dare valore al panorama circostante. Un qualcosa che è possibile, però, soltanto grazie alla sinergia e all’amalgama che si viene a creare fra questi due professionisti: logico che è, in linea teorica, è sempre l’operatore che decide, ma l’operatore deve comprendere che se non ci fosse un macchinista che lo ascolta e che talvolta lo corregge, il team non riuscirebbe a mandare in onda la bella immagine. E’ importante, a mio avviso, che i professionisti che lavorano al jimmy abbiano la medesima passione, la stessa voglia di fare bene, essendo richiesta una complementarietà fra le due mansioni, in assenza della quale il movimento della testa della camera non può armonizzarsi con quello del braccio”.

Per noi che dalla privilegiata postazione del nostro divano di casa vediamo un discesista che percorre il tratto di pista che la separa da un salto, lo esegue, ed atterra proseguendo ad altissima velocità con i profili delle montagne che sbucano sullo sfondo grazie al movimento del braccio sembra tutto facile, ma, come prevedevo, Kamel mi conferma che proprio così non è:

“Passiamo tanto tempo sotto il sole, in alcuni casi, trascorriamo ore sotto la pioggia o sotto la neve, per garantire la continuità delle riprese, un qualcosa che pesa meno se la squadra è in sintonia, anche perché, molto spesso, poi, quella sintonia si trascina al di fuori del lavoro, condividendo un po’ di tempo assieme anche davanti a una birra per crescere assieme. Il mio concetto è che se sei da solo sbagli da solo, mentre se sei in due è come se sbagliasse sempre e solo uno e quando trovi la persona giusta, te la devi tenere bene stretta”.

Se, invece, si usa il jimmy Jib in solitaria, il lavoro è decisamente molto più gravoso:

“Quando sei da solo Ti devi occupare di tutto, dai movimenti del braccio alle inquadrature, che regoli grazie alla barra di comando che può essere installata anche in prossimità del braccio, al rispetto della sicurezza di coloro che ti circondano, un impegno che, con il passare delle ore, si fa decisamente sentire. Quando, invece, si lavora in due, l’operatore è a distanza di qualche metro, mentre il macchinista muove il crane, entrambi sono collegati tra loro tramite intercom, e il macchinsta ha comunque un monitor per vedere cosa l’operatore inquadra. Diciamo che il macchinista è un operatore anche lui, a differenza dell’operatore che è più concentrato sulla ripresa e talvolta sotto una tenda chiuso per ripararsi dalla pioggia: il macchinista Ti può indicare cosa sta succedendo fuori, essendo, in pratica, il braccio e gli occhi dell’operatore”.

Ma Kamel, come ho anticipato, non si occupa solo di riprese tramite jimmy jib, ma anche attraverso la Robycam (un tipo di camera aerea), mezzi di ripresa caratterizzati da differenze sostanziali:

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“Le camere aeree sono sistemi molto più complessi e sofisticati, che, a differenza del jimmy jib, non possono essere affidati a un solo professionista, trattandosi infatti di un sistema di ripresa che si muove lungo tre assi: c’è un pilota (lo chiamerei così, anziché macchinista, perché, di fatto, è un pilota di un mezzo!) che muove attraverso due joystick (uno per andare a destra e sinistra, l’altro per andare su e giù) la testa dove viene installata la telecamera e c’è, al suo fianco, un operatore di ripresa che comanda una camera geostabilizzata. La fondamentale differenza fra i due sistemi è che la robycam permette di ruotare la camera a 360°, mentre il jimmy jib no”.

Anche l’allestimento della camera aerea è molto più complesso e macchinoso rispetto alla posa di un jimmy jib:

“L’installazione si articola in alcuni giorni che precedono l’evento: occorre fare sopralluoghi per individuare i punti di ancoraggio su dui collocare le pulegge all’interno delle quali scorrono i cavi, collegati a 4 motori ubicati ai quattro angoli dell’impianto, che consentono di muovere la testa della camera in lungo, in largo e in alto. Vengono poi fatte una serie di prove di carico, prima senza telecamera, poi con un peso, poi con la telecamera al fine di ottenere la certificazione degli enti preposti”.

Analogie e (altre) differenze con il jimmy?

“L’analogia con il jimmy”, conclude Kamel, “è rappresentata dal fatto che in entrambi i casi c’è una squadra di persone che lavora dietro una telecamera, la cui coesione, molto spesso, permette di superare le difficoltà e di fornire un valore aggiunto. A noi non è di certo affidato il compito di salvare delle vite, ma abbiamo la possibilità di far appassionare tramite le immagini milioni di persone, per cui dobbiamo cercare di meravigliarle il più possibile attraverso un’inquadratura particolare, un angolo di ripresa anomalo e cose così, un qualcosa di possibile grazie all’impiego di queste camere speciali”.

Non mi resta che ringraziare Kamel per la disponibilità avuta nei riguardi di un appassionato come il sottoscritto, che ha avuto modo di ascoltare musica per le proprie orecchie.

Appuntamento alle Olimpiadi di Parigi, le sue prime olimpiadi estive:

“Sarò impegnato nelle riprese dell’hockey su prato tramite la RobyCam oppure la TowerCam”.

Una buona scusa per guardare anche questo torneo dalla privilegiata postazione del nostro divano di casa.

Grazie Kamel, di cuore.

Anche il Tuo nome è annotato sul mio personalissimo cartellino.

“Lasciami dire un’ultima cosa: sono io che Ti ringrazio per questa possibilità di raccontare la mia grande passione al di là del lavoro. Abbiamo parlato in queste due puntate di macchine e tecnologia, ma il vero valore aggiunto lo fanno le persone che stanno dietro le “quinte”, è solo grazie all’esperienza e alla sensibilità di veri professionisti che si riescono a trasmettere emozioni al pubblico a casa”

Ad maiora.

Stay tuned!

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Wenner Gatta | Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”. Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di Sport In Media la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV. Durante i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 ha invece pubblicato quotidianamente sempre sulle pagine di Sport in Media la rubrica #undòujiāngdaPechino.
Da giugno 2024 ha lanciato Breaking News Ultra Slow-Mo uno spazio per parlare in tempo reale e in modo telegrafico di telecamere particolari, di grafiche innovative, di novità delle produzioni televisive.

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TAG: Camere Speciali, Jimmy Jib, Kamel Kuri, Robycam, Spider Cam
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