Nell’ambito di un processo di evoluzione a cui abbiamo assistito nelle edizioni 2024 e 2025, che ha contribuito a sfornare grafiche di assoluto livello, l’edizione 2026 degli Australian Open ha rappresentato l’occasione per un consolidamento del grande lavoro degli ultimi anni, pur con l’introduzione di qualche novità.
Mi sia però consentito partire da una piacevole innovazione, che abbiamo vista all’opera sui pali della rete dei tre campi principali (cioè la Rod Laver Arena, la Margaret Court Arena e la John Cain Arena) nonché sul contorno della struttura su cui era posizionata la postazione del giudice arbitro.
Chi segue la rubrica ricorderà senz’altro che mi sono speso in più occasioni per rimarcare l’importanza di un sistema visivo finalizzato a far comprendere allo spettatore a casa l’eventuale uscita dal campo di un colpo, dal momento che in seguito alla sostituzione dei giudici di linea con un sistema di chiamata elettronico, in taluni casi (ovazione degli spettatori sugli spalti, audio ambientale basso o sovrapposizione del commento da parte del telecronista, ad esempio) il telespettatore non ha la possibilità di comprendere nell’immediatezza chi si è aggiudicato il punto prima di vedere la modifica della grafica.
Il tutto anche al fine di garantire una fruibilità a 360 gradi del servizio da parte dei non udenti (o di coloro che hanno difficoltà uditive) o di coloro che decidono di (o sono costretti a) seguire l’incontro senza audio.
In proposito, qualche settimana fa, un tecnico che lavora nel settore mi evidenziava le difficoltà di dare corso all’idea da me proposta, ossia quella di introdurre un’apposita grafica, poiché “occorrerebbe far dialogare due sistemi (la grafica e il pip di hawke eye) che a volte non sono mai gli stessi torneo per torneo”.
Ebbene, in Australia (a iniziare dalla United Cup di Perth) abbiamo visto su tre campi led rossi accendersi in caso di palla fuori: è vero che non si tratta delle (da me auspicate) grafiche, ma di qualcosa che consente ai telepcsportdipendenti (ma anche agli spettatori in loco) di avere un riferimento visivo che permetta loro di capire subito chi si è aggiudicato un punto.

Utile, molto utile, ma, a mio modo di vedere migliorabile, soprattutto per il caso di partite disputate durante le ore diurne, durante le quali, l’accensione dei led non è risultata così nitida come nei match serali.

Le prossime settimane ci diranno se si sia trattato di un qualcosa destinato a rimanere all’interno del continente oceanico o se verrà esteso agli altri tornei di tennis in giro per il mondo.
Operata questa iniziale digressione, torniamo alle grafiche degli Australian Open: anche nell’edizione 2026 la realtà aumentata ha rivestito un ruolo centrale nel racconto del match (anche in questo caso se prendiamo in esame gli incontri che si sono disputati nei tre principali campi).
E a partire da quest’anno abbiamo avuto la possibilità di ammirare le statistiche relative alla biografia del tennista, ovvero ai suoi dati, impresse a margine del campo, oppure, ed è questa una novità, impresse sul rettangolo del campo occupato da quell’atleta, solitamente in occasione del suo primo turno di servizio anziché durante il riscaldamento.

Realtà aumentata che talvolta è stata utilizzata anche per tracciare gli scambi durante un determinato punto, con l’indicazione dei punti del campo in cui è caduta la pallina, del numero complessivo degli scambi e della ricostruzione della traiettoria dei colpi (non è una novità avendola già vista durante l’edizione 2025), con la sovraimpressione a margine del rettangolo di una serie di dati (sempre relativi allo scambio), tuttavia di non semplice comprensione per il carattere molto piccolo e per l’infelice scelta del colore (nella specie si trattava della distanza percorsa dal tennista nel corso dello scambio).

Quel che mi è parso evidente è che in questa edizione degli Australian Open c’è stato un aumento delle camere sulle quali abbiamo visto all’opera queste grafiche virtuali: ad esempio, abbiamo avuto la possibilità di apprezzare il suo utilizzo anche sulle immagini provenienti da quel particolare sistema di ripresa simile a quello che avevamo notato agli US OPEN (leggi qui la puntata numero 204 di UltraSlowMo), ovvero durante le ATP FINALS (leggi qui la puntata numero 207 di UltraSlowMo) posizionato, questa volta, come a Torino, sul lato corto del rettangolo di gioco.

Rimanendo sempre in tema di realtà aumentata non posso non menzionare la virtual advertising, grazie alla quale è possibile personalizzare il feed in base al paese in cui viene mandato in onda quel determinato segnale (nel sottostante esempio, il frame nella parte alta è tratto da Discovery Plus visibile in Italia, mentre quello nella parte bassa da ESPN America).

E per quel che concerne le riprese?
Sontuoso, anche in questa edizione, lo stuolo di telecamere a disposizione della regia, con la piacevole introduzione di un tipo particolare di replay, caratterizzato dall’arresto dell’immagine in un determinato punto, immagine che poi viene fatta ruotare, per riprendere il riflesso filmato da un’altra prospettiva.
Il tutto, al fine di mettere in risalto il più possibile un determinato gesto tecnico-atletico del tennista.
Lo rivedremo nell’edizione 2027?
Stay tuned!
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📺 ULTRA SLOW MO
Wenner Gatta
Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”
Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di SPORTinMEDIA la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV. Durante i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 ha pubblicato quotidianamente la rubrica #undòujiāngdaPechino. Da giugno 2024 ha lanciato Breaking News Ultra Slow-Mo, uno spazio per parlare in tempo reale di telecamere particolari, grafiche innovative e novità delle produzioni televisive.
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