“Il caso Superlega su AppleTV: come un film di James Bond” | La Nuca di McKinley (#45) di Piero Valesio

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C’è un’inquadratura, più o meno a metà del secondo episodio, che fornisce a chi guarda la chiave per comprendere qual è il taglio che il regista ha voluto imprimere a tutta l’opera. Alexander Ceferin, presidente dell’UEFA, sta raggiungendo in auto Montreux, dove è in programma un consesso della sua organizzazione e da dove dovrà guidare la risposta ai golpisti della Superlega. Ceferin, mentre guida lungo i tornanti di una strada di montagna, si ferma. Scende dall’auto e si avvicina al bordo della strada, a strapiombo sulla vallata. Da lì, solo, osserva il panorama, profondamente pensieroso. Dove si è già vista una scena analoga? Ma certo: in uno di film più celebri della saga di 007, “Goldfinger”. Quando (pure lui in Svizzera!) Sean Connery parcheggia l’Aston Martin su una piazzola e scende per osservare l’auto che sta trasportando Goldfinger alla sua industria dove si fa incetta d’oro. L’analogia finisce qui perché nel film Bond deve ripararsi di corsa da colpi di fucile che arrivano da un punto imprecisato mentre Ceferin, invece, risale in auto dopo aver meditato su come prendere a colpi di risonanza mediatica il suo ex amico e ora super-nemico Andrea Agnelli.
La chiave del docufilm “Superlega. la lotta per il calcio” disponibile dal 13 gennaio su Apple TV+, sta tutta in quell’immagine: la storia dei quattro giorni che hanno sconvolto (e continuano a farlo) il mondo del football diventa una spy story a volte perfino caricaturale (proprio come i film di Bond) dove però manca la nitida distinzione del buono e del cattivo. Qualcuno potrebbe anche farsi sfiorare dal sospetto che Ceferin, Andrea Agnelli, Juan Laporta, Florentino Perez, Nasser El Khelaifi abbiano messo in scena il grande show della Superlega non già per “riformare” gli equilibri calcistici in Europa; ma per poter diventare loro stessi i protagonisti di un docufilm, una docuserie, una docu-qualcosa che permettesse loro di uscire dalla zona grigia dei congressi, delle riunione istituzionali, delle fugaci inquadrature nelle tribune vip degli stadi durante le partite (quelle di Infantino durante i Mondiali in Qatar mica tanto fugaci) per ascendere al ruolo di membri a pieno titolo dello star system.
Trattasi di provocazione, ovvio. Ma “La lotta per il calcio, il caso Super League” (quattro puntate di un’ora l’una, regia di Jeff Zambalist, fra i produttori ci sono gli stessi di “The last dance”) regala effettivamente ai protagonisti della vicenda dei ruoli attoriali (primi piani dettagliatissimi sul volto tirato di Ceferin, riprese di spalle ad Andrea Agnelli sempre al telefono, più o meno come Ernst Stravop Blofeld, il capo della Spectre) che non avrebbero mai immaginato di avere: sperato magari sì, considerato il volume del loro ego. La qualità è altissima, la scrittura anche (con grafiche che disegnano la geografia del potere e riprese dall’alto di luoghi sempre cristallini ma che proprio per questo inducono a pensare che abbiano ben celato la monnezza), il fatto che i succitati leader si siano prestati a recitare loro stessi in quei giorni, fa di “Il caso Super League” un documento destinato a diventare un capitolo fondamentale della storia del calcio contemporaneo, ormai diventato un terreno su cui si combattono battaglie che ben poco hanno a che fare con il pallone. “La guerra del calcio” realizzato secondo i dettami Apple, cioè di una qualità complessiva superiore, un po’ fighetta se vogliamo ma apprezzabilissima, fa sembrare gli altri prodotti televisivi che di questo tema si sono occupati dei documentari da oratorio realizzati con lo smartphone. Provare per credere.

PIERO VALESIO | È stato critico televisivo del quotidiano Tuttosport per oltre vent’anni. Come inviato ha seguito Olimpiadi, grandi eventi di calcio, tennis, Formula 1, Motomondiale e sport invernali. Dal 2016 al 2020 ha diretto il canale televisivo Supertennis e ha curato la comunicazione degli Internazionali d’Italia. Ha tenuto e tiene corsi di giornalismo e di comunicazione sportiva. Nel 2015 ha vinto il Premio Coni per la narrativa inedita con il racconto “Marcialonga Blues”. Ha scritto libri per grandi (“E vissero felici e lontani” con Antonella Piperno, Perrone editore) e piccini (“Cronache di Befa”, Biancoenero edizioni).

Cura per Sport in Media la rubrica “La Nuca di McKinley” e durante i Mondiali di calcio 2022 ha realizzato la video-rubrica “Qatarinfrangenze“.

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