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SPORTinMEDIA > La nuca di Mc Kinley | La Tv senza filtri > “Gli ultimi 12 giorni, il senso di una fine” | La recensione del docufilm Amazon su Roger Federer [di Piero Valesio]
La nuca di Mc Kinley | La Tv senza filtriRecensioni film e docu-serie Tv

“Gli ultimi 12 giorni, il senso di una fine” | La recensione del docufilm Amazon su Roger Federer [di Piero Valesio]

Ultimo aggiornamento 2024/06/21 at 9:24 AM
Piero Valesio 2 anni fa
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La prima sensazione è che siamo solo all’inizio. Di una serie, per la precisione. Cosa impedirà, infatti, ai tipi di Amazon di replicare “Gli ultimi dodici giorni”, il docufilm dedicato all’addio alle scene di Roger Federer, con prodotti analoghi dedicati agli altri tre componenti dei Fab Four (Nadal, Murray e Djokovic) quando saranno loro a uscire di scena? Quattro film, un perfetto cofanetto natalizio perché le cerimonie degli addii dei quattro extraterrestri (tre soprattutto) che hanno segnato il loro sport per oltre vent’anni, restino a futura memoria e diventino fondamento di avventure nuove. Del resto non ci si poteva certo aspettare che un periodo così incredibile della storia del tennis si concludesse così, fra un pianto e un infortunio (più di uno) senza partorire invece qualcosa di nuovo. Perché il docufilm Amazon (disponile per gli abbonati Prime, 88’) è soprattutto questo: l’annuncio che dopo l’addio non si diventa umarell impegnati a osservare escavatrici davanti ai cantieri, ma il campione 3.0 (Roger continua a essere uno degli sportivi più pagati del pianeta pur essendo in congedo da quasi due anni) resta testimonial di se stesso e dei suoi sponsor anche quando la carriera è finita. Non per nulla Roger concluse il discorso in cui annunciò il suo ritiro con una frase programmatica: “Dico al tennis: ti amo e non ti lascerò mai”. Che potrebbe anche non essere un fulgido esempio di originalità, assai lontana dai gesti irripetibili che lo svizzero eseguiva in campo, ma rende l’idea: l’avventura non è finita. E “Gli ultimi 12 giorni” ne è la prova.

Il film, va detto, non ha nulla della ripresa casalinga ad uso e consumo di figli e nipoti: è chiaramente un prodotto pensato e organizzato prima ma non per questo profuma di falso. Anzi: Roger è verbosetto assai, la sua voce narrante occupa tre quarti del film ma i momenti più riusciti sono quelli in cui tace: sono quelli, per lo più primi piani ravvicinati, in cui medita e si chiede, una volta anche in modo drammaticamente commosso, “e adesso?”.

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Ci sono tanti buoni motivi per vedere “Gli ultimi 12 giorni”. Intanto il titolo da disaster movie che in effetti ci sta, considerando il fatto che l’assenza definitiva di Roger dal tennis è davvero un disastro e non solo per il tennis. Poi il piacere di entrare in casa Federer, negli uffici del suo manager Tony Godsick e in uno spogliatoio dove ci sono contemporaneamente i Fab Four: evento reso possibile dal fatto che la Laver Cup (evento durante in quale nel 2022 Roger ha giocato l’ultimo match in coppia con Rafa) è proprietà di Roger e dunque nei corridoi dell’impianto che la ospita ci fa quello che gli pare. L’effetto è quello che aveva promesso la serie Netflix “Break Point” (vedi recensione) senza poi mantenere le promesse: i personaggi smettono di essere figurine e diventano ragazzi più o meno giovani ma come tutti gli altri. E poi ci sono le lacrime. E quelle, oltre alle parole di Roger, sono l’altro elemento dominante del film. Tante, sincere, coinvolgenti, non cinematografiche. Comprese quelle di Mirka Vavrinec, moglie di Roger e celebre soprattutto per il suo mutismo. Lacrime che sgorgano, direbbe Julian Barnes, dal senso di una fine. E in questo senso il film è didattico: ricorda a tutti che è il talento ad essere immortale mentre i suoi interpreti sottostanno alle leggi del tempo. Magari un briciolo di autoironia in più (dote di cui Roger dispone) non avrebbe fatto male al film: ma del resto quando mai un disaster movie come Dio comanda è stato autoironico?

https://twitter.com/FiorinoLuca/status/1803554396644471046

PIERO VALESIO | È stato critico televisivo del quotidiano Tuttosport per oltre vent’anni. Come inviato ha seguito Olimpiadi, grandi eventi di calcio, tennis, Formula 1, Motomondiale e sport invernali. Dal 2016 al 2020 ha diretto il canale televisivo Supertennis e ha curato la comunicazione degli Internazionali d’Italia. Ha tenuto e tiene corsi di giornalismo e di comunicazione sportiva. Nel 2015 ha vinto il Premio Coni per la narrativa inedita con il racconto “Marcialonga Blues”. Ha scritto libri per grandi (“E vissero felici e lontani” con Antonella Piperno, Perrone editore) e piccini (“Cronache di Befa”, Biancoenero edizioni).

Ha pubblicato a giugno 2023 il libro “Chi ha rapito Roger Federer?” (Absolutely Free).

Collabora con il quotidiano Domani, cura per Sport in Media la rubrica “La Nuca di McKinley” e durante i Mondiali di calcio 2022 ha realizzato la video-rubrica “Qatarinfrangenze“.

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TAG: commento, Docufilm su Roger Federer, Gli ultimi 12 giorni, Opinione, Piero Valesio, Recensione, Roger Federer
Piero Valesio 21 Giugno 2024 21 Giugno 2024
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