Rilevante, come ogni edizione, lo stuolo dei mezzi di ripresa schierati per coprire ogni singolo incontro del Roland Garros, in particolare quelli posizionati all’interno del Philippe Chatrier, presso cui, anche quest’anno, sono state installate un numero elevato di telecamere.
Senza, purtroppo, avere avuto la possibilità di visionare il camer plan ufficiale, non mi è restato che cercare di identificare i mezzi di ripresa attraverso la visione degli incontri dalla privilegiata postazione del mio divano di casa.
Innanzitutto non si può non parlare di quelle che, a mio avviso, rappresentano le telecamere che caratterizzano le riprese sul campo centrale, quest’anno ben tre (dotate di ottiche lunghe), posizionate negli altrettanti finestroni aperti all’altezza del campo di gioco e collocate su cavalletti che permettevano loro di essere a circa una quarantina di centimetri dal terreno.

Grazie al loro impiego è stato possibile ammirare immagini di una sensazionale bellezza tanto degli scambi, quanto delle espressioni sui volti dei tennisti, non solo di quello che stazionava nella più vicina metà del campo, ma anche del rivale sul lato opposto, il cui volto veniva colto pochi centimetri sopra la rete.

Un’altra telecamera il cui posizionamento, a mio avviso, si è rivelato senz’altro azzeccato è stata quella collocata sul fronte opposto al lato in cui era stata posizionata la main camera, in corrispondenza di un angolo del campo ( al fine di”nasconderla” il più possibile all’occhio umano, la stessa è stata coperta con una copertura del colore corrispondente a quello dello sfondo della terrazzina su cui era stata posizionata).

Essendo stata su di essa collocata una hyper speed, il suo utilizzo ha permesso alla regia di sfornare replay capaci di far percepire, in molti casi, la rotazione alla pallina impressa dai giocatori ovvero gli scambi ripresi da un punto di ripresa decisamente affascinante, ovvero ancora splendidi primi piani degli atleti.

Sull’altro lato, invece, era stata collocata una telecamera remotata, posizionata in maniera tale da fornire un’inquadratura da un punto di vista corrispondente al posizionamento del raccattapalle, sì da mostrare un’immagine perfettamente frontale del tennista mentre era in attesa di ricevere la palla.

Presenti, inoltre, un paio di telecamere remotate anche in corrispondenza delle linee di fondo del campo.

Talvolta sono state staccate live poco prima dell’inizio dello scambio, sia per far comprendere il posizionamento del tennista alla battuta, sia per far capire il punto in cui si collocava per rispondere al servizio, in maniera da far percepire il differente posizionamento fra la prima e la seconda battuta.

Non si può poi sottacere l’utilizzo della spider cam, che, a mio modo di vedere, ha rappresentato più volte l’alternativa alla main camera, alla quale è stato affidato l’incarico di seguire l’ingresso in campo dei giocatori, posizionarsi in prossimità dei rispettivi box durante i cambi di campo, per poi librare verso il cielo, ma anche di spostarsi da un lato all’altro del campo al termine di ogni game per far percepire al telepcsportdipendente il cambio del giocatore al servizio.

Immancabili, poi, le camere (sempre remotate) posizionate in prossimità dei box presso cui sedeva lo staff di ogni singolo giocatore, anche se, a differenza di quanto vediamo in occasione di altri tornei di tennis, alle immagini non si accompagnava l’audio proveniente da quella zona.

Alla fotocamera con ottica cinematografica montata su di un gimbal, inoltre, è stato affidato il racconto degli spalti nonché quello del punto di vista che veniva colto da determinati spettatori.

E veniamo, invece, alle (poche) cose che non mi sono piaciute.
Primo fra tutto l’utilizzo del drone con il freno a mano davvero tirato, probabilmente anche a causa delle rigide regole che disciplinano il relativo volo nel territorio francese: il suo movimento, infatti, è stato principalmnente caratterizzato soltanto dall’ascesa e dalla relativa discesa, con un movimento del gimbal per tenere centrato il campo da gioco.

Pochi movimenti orbitali, quasi mai andati in onda.
Imparagonabile il suo impiego rispetto a quanto abbiamo visto in occasione degli Internazionali d’Italia, sia in relazione a un suo utilizzo, in Italia, molto più dinamico e spinto, sia, e soprattutto, per quel che ha riguardato il panorama sullo sfondo: il cupolone, il lungo Tevere e Monte Mario, da un lato, la periferia parigina circostante i campi del torneo, nonché il Bois de Boulogne, dall’altro.
Le grafiche.
Come ho già scritto in passato (CLICCA QUI), quelle Parigine sono, probabilmente, le meno entusiasmanti tra quelle che vediamo nei tornei del Grande Slam: quest’anno rilevante è stato l’impiego della intelligenza artificiale che di tanto in tanto ha sfornato statistiche in grado di tradurre con i dati l’andamento dell’incontro, che, purtroppo, sono state (in maniera più che comprensibile) poco apprezzate alle nostre latitudini.

Appuntamento all’edizione 2026 per vedere quali novità saranno proposte in quella sede.
Stay tuned!

Wenner Gatta | Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”. Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di Sport In Media la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV. Durante i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 ha invece pubblicato quotidianamente sempre sulle pagine di Sport in Media la rubrica #undòujiāngdaPechino.
Da giugno 2024 ha lanciato Breaking News Ultra Slow-Mo uno spazio per parlare in tempo reale e in modo telegrafico di telecamere particolari, di grafiche innovative, di novità delle produzioni televisive.
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