Utilizzando e navigando su questo sito accetti la sua Privacy Policy
Accetta
SPORTinMEDIASPORTinMEDIASPORTinMEDIA
  • HOME
  • MILANO-CORTINA
  • TV
  • RUBRICHE
    • ULTRA SLOW MO Wenner Gatta
    • VIALE DELLE RIMEMBRANZE Lucio Celletti
    • ASCOLTI TV di Nicola
    • MONEYBALL di Matteo Zaccaria
    • L’AGENDA NASCOSTA di Walter
    • LA NUCA DI McKINLEY di Piero Valesio
  • PODCAST
  • VIDEO
    • CANALE YOUTUBE
    • LIVE|STREAM
    • SPORTINMEDIA2U | INTERVISTE
  • LIBRI
  • it
    • it
    • en
    • es
    • fr
    • de
Stai leggendo: Fondi di investimento e sport: profitto e il miraggio della sostenibilità
Condividi
Notifiche Mostra di più
Font ResizerAa
SPORTinMEDIASPORTinMEDIA
Font ResizerAa
  • HOME
  • MILANO-CORTINA
  • TV
  • RUBRICHE
  • PODCAST
  • VIDEO
  • LIBRI
Cerca
  • HOME
  • MILANO-CORTINA
  • TV
  • RUBRICHE
    • ULTRA SLOW MO Wenner Gatta
    • VIALE DELLE RIMEMBRANZE Lucio Celletti
    • ASCOLTI TV di Nicola
    • MONEYBALL di Matteo Zaccaria
    • L’AGENDA NASCOSTA di Walter
    • LA NUCA DI McKINLEY di Piero Valesio
  • PODCAST
  • VIDEO
    • CANALE YOUTUBE
    • LIVE|STREAM
    • SPORTINMEDIA2U | INTERVISTE
  • LIBRI
Hai già un account? Sign In
Seguici
  • Advertise
© 2022 Foxiz News Network. Ruby Design Company. All Rights Reserved.
SPORTinMEDIA > Money Ball > Fondi di investimento e sport: profitto e il miraggio della sostenibilità
Money Ball

Fondi di investimento e sport: profitto e il miraggio della sostenibilità

Ultimo aggiornamento 2025/04/02 at 8:13 AM
Matteo Zaccaria 12 mesi fa
Condividi
Condividi

Spesso leggiamo sui giornali che “questa o quella” squadra sono entrate nel mirino di qualche fondo, definito “speculativo”, che ne medita l’acquisto a cifre esagerate.

Per le medesime ragioni, si sente parlare dell’attacco degli stessi fondi anche nella corsa dei diritti televisivi o, ancor più in larga scala, ad uno sport: si pensi ai fondi arabi e alla creazione della lega di golf LIV.

Non tutti hanno accettato le loro lusinghe: in Italia e Germania, ad esempio, ci sono ancora notevoli perplessità delle leghe calcio, oggetto di forti contrasti interni tra le squadre, restie a cedere i propri diritti a soggetti così forti.

Lo spunto per questo articolo, che sarà un po’ più didascalico, mi è venuto però dopo aver letto la notizia che la franchigia NBA dei Boston Celtics è stata ceduta al fondo di private equity Symphony Technology Group per la cifra monstre di 6.1 miliardi di dollari (!).

Ecco allora la curiosità di fare un po’ di chiarezza su questo aspetto legato più a logiche finanziarie che prettamente sportive.

Ma chi sono questi fondi? Perché, soprattutto in tempi recenti, spingono sullo sport business? Quali le prospettive, i problemi e le critiche verso questa maniera di finanziare lo sport?

Proviamo a dare qualche risposta, senza la pretesa di essere esaustivi (se infatti c’è qualcuno che conosce bene le dinamiche rispetto all’argomento trattato, non lesini suggerimenti o commenti!), dal momento che si parla di “entità” finanziarie con interessi a volte sterminati, ma con l’auspicio di capirci qualcosa in più, in modo da leggere con occhi più attenti la realtà che ci circonda.

Questo articolo, nei miei pensieri, è visto un po’ come una “PRIMA PARTE” di un ragionamento più ampio, che magari cercherò di sviluppare nei prossimi mesi, in un’altra puntata della rubrica.

Quindi restate sintonizzati.

Nel 2023, in Bundesliga, molte curve hanno protestato contro il piano di commercializzazione dei diritti tv su cui lavorava la lega tedesca, che poi ha dovuto fare marcia indietro.

COSA SONO I FONDI SOVRANI E LE SOCIETÀ DI PRIVATE EQUITY: soldi pubblici e privati

Il concetto che sta dietro a questo tipo di enti è, se vogliamo, molto semplice: un soggetto economico apporta nuovi capitali in una società prescelta. Acquistandone le azioni, non crea debito. Punto.

Chiaramente questo è il nucleo ridotto all’osso. Ora impariamo un po’ di lessico, utile a muoverci in questo contesto, a volte oscuro proprio perché intriso di termini tecnici, ma che poi non sono così astrusi.

A) FONDI PRIVATE EQUITY

Il private equity tradotto non è altro che il “capitale privato”. Solitamente le società di private equity sono rappresentate da compagnie denominate “private equity fund” o “private equity firm”.

I “fondi” sono composti da azionisti, che al loro volta possono essere essi stessi dei fondi di investimento. Insomma, il meccanismo è semplice, l’organizzazione e le dinamiche interne invece sono molto complesse.

Questi fondi investono ovviamente “a scopo di lucro” (non sono dei benefattori…), acquistando, come detto, azioni: il complesso di partecipazioni acquisite viene poi definito “company portfolio”.

Da ultimo, andiamo a vedere come vengono definiti i vari tipi di investitori di private equity (qui troviamo diversi termini usati dalla stampa, spesso non subito comprensibili…):

  1. Il primo è l’angel investor: potremo chiamarlo “l’angelo custode” (?) e si tratta di un singolo individuo, dotato di un vasto patrimonio, che investe parte della sua ricchezza nelle azioni di startup innovative e ad alto potenziale per farle crescere tramite un capitale iniziale. I suoi profitti saranno quindi poi i futuri dividendi.
  2. Ecco poi il classico fondo di private equity, è un fondo strutturato, costituito da un gruppo di investitori che vogliono puntare su aziende avviate, per ricavare profitti (eh, manco a dirlo) e aiutarle a crescere, a volte affiancando agli amministratori della società i manager del fondo (qualcuno ha detto “Milan” o “Inter”?). Solitamente puntano a profitti sul medio-lungo termine, tanto con il distacco di dividendi, che con la valorizzazione dell’asset acquistato, da rivendere poi dopo qualche anno con la relativa plusvalenza.
  3. L’hedge fund, è sempre un fondo, ma dalla caratteristica di essere altamente speculativo. Ha la peculiarità di non essere aperto a tutte le categorie di investitori, ma riservato a soggetti facoltosi, con soglie di accesso molto alte e un vincolo di partecipazione per un periodo di almeno 3/7 anni. Hanno l’obiettivo di guadagnare il più possibile nel minor tempo e in qualunque modo. Senza entrare nei dettagli (ci sarebbero tutta una serie di caratteristiche giuridico finanziarie, specialmente in USA, che lo fanno risultare un mezzo agile per questo tipo di operazioni, sulle quali non ci addentriamo), qui ci troviamo di fronte ad uno strumento capace di raccogliere enormi quantità di denaro. Molto ambito perché molto remunerativo.

B) FONDI SOVRANI

Se quelli visti sono “capitali privati”, ci sono poi gli investimenti operati con denaro pubblico. Qui entrano in gioco i Fondi Sovrani, controllati da uno stato e capaci di agire su scala globale. In pratica si tratta di gestori di risorse dello stato che investono sul mercato per ottenere profitti o vantaggi strategici. Oggi ci sono più di 20 fondi sovrani globali, con un ruolo di primo piano nell’industria finanziaria mondiale.

Sappiamo tutti che alcuni fondi sovrani, come per esempio quello arabo PIF, hanno risorse pressoché illimitate e sono capaci di stravolgere qualsiasi regola di mercato. Ma il denaro non è tutto e, infatti, a volte queste potenti iniezioni di contanti hanno anche ottenuto dei successi, come nel caso della lega golf LIV, mentre in alti ambiti, pur avendo dilapidato vere e proprie fortune, non hanno prodotto i risultati sperati, come per la Saudi League.

Da una parte, con i fondi di equity si punta al profitto puro e semplice, mentre spesso le logiche dietro agli investimenti dei fondi sovrani possono essere diverse e legate al raggiungimento di altri benefici, magari sotto il profilo del miglioramento dell’immagine di quello stato (sì, è il cosiddetto “Sportwashing”).

Qui ci soffermeremo principalmente sul ruolo che questi operatori economici hanno e avranno nel limitato campo del business sportivo, ma basti pensare che il “portfolio” di questi fondi varia e spazia in tutti i settori, dall’immobiliare a quello farmaceutico, e chi più ne ha, più ne metta, basta che porti profitto (!).

da un anno a questa parte il logo del fondo PIF è ben visibile in tutti i tornei ATP

PERCHÉ I FONDI DI PRIVATE EQUITY SONO COSÌ INTERESSATI A ENTRARE NEL MONDO DELLO SPORT? SOSTENIBILITA‘

Tralasciando i fondi sovrani, che optano per logiche a sé stanti, vale la pena soffermarci maggiormente sui capitali di private equity.

Diversi studi (tra i tanti Dbrs Morningstar), hanno appurato che l’acquisto di società sportive vengono percepiti come una possibilità di diversificare gli investimenti (abbiamo visto che questi fondi investono in molti campi), tramite un asset che dovrebbe garantire entrate stabili e di rilievo.

Come esempio, pensiamo per un attimo allo sport USA, dove anche franchigie (NFL, NBA, MLB o MLS non cambia) in un momento storico poco felice, pur con scarsi risultati sportivi, hanno comunque entrate costanti dalla vendita dei biglietti, dal merchandising e soprattutto dai diritti TV. Si tratta di prodotti valorizzati e resi godibili per tutti i fan, che vengono coccolati e fidelizzati, di modo che possano essere di sostegno, soprattutto economico, alla squadra. 

Nel nostro piccolo, vediamo che almeno un paio di società italiane, Inter e Milan (ma anche l’Atalanta si sta muovendo in tal senso e forse il Bologna), non a caso entrambe partecipate o detenute da fondi, stanno andando su quella strada (fidelizzazione): lo dimostra la massiccia e costante partecipazione dei propri tifosi alle partite, anche non di cartello.

Per capire però questi ragionamenti, purtroppo, dobbiamo forse uscire dalle logiche di business che albergano (o albergavano?) nel nostro Paese, dove sappiamo che il profitto in ambito sportivo è ancora visto come un miraggio o è comunque ostacolato da grossi limiti legislativi e burocratici. 

Va anche detto, per onestà intellettuale, che nemmeno chi ha gestito lo sport italiano in passato (a livello di leghe e club) ha brillato per lungimiranza. 

Troppe volte si sono persi “treni importanti” per poter evolvere e far crescere il business. Si pensi solo ai Mondiali di Calcio di Italia ’90, quando ci fu la possibilità di ammodernare stadi e strutture, forti di un evento importantissimo e in un contesto storico in cui il movimento italiano era il numero uno. Risultato: si privilegiarono logiche di clientelismo e di mera convenienza politica e così vennero costruiti spesso stadi con le piste di atletica, poi rimaste inutilizzate, penalizzando la visibilità degli spettatori, troppo distanti dal campo.

Poi i denari, anche quelli derivanti da ricchi contratti televisivi, furono impegnati per garantire gli stipendi ai calciatori più forti. Per alcuni anni, la Serie A restò così il campionato più ambito ma, nel giro di poco tempo, il “contorno” cominciò ad essere insufficiente.

Nel frattempo, oltre Manica, i club inglesi, alla deriva dopo anni di emarginazione e carestia legati all’affare hooligans, si organizzarono con un forte business plan, creando l’odierna Premier League.

Misero al centro lo spettatore, garantendo uno spettacolo il più possibile fruibile da tutti, grandioso sia per tifosi seduti allo stadio che per le tv. 

Alla fine della fiera, sappiamo che la Premier è divenuta una specie di Superlega con introiti da capogiro, mentre la Serie A annaspa, alla continua ricerca di una direzione, che non sembra mai trovare.

Alla fine si è ottenuto un progetto sostenibile, che riesce a “reggersi da solo”.

Ecco, gli Equity Fund cercavano e cercano tuttora proprio questo tipo di “attività”, in forte crescita o comunque con valide prospettive di sviluppo: in questo contesto, l’investimento, anche sostanzioso, potrà essere poi remunerativo e creare profitto (la “stella polare” di questi soggetti).

Da ultimo, in occasione del recente lancio della futura nuova lega satellite dell’NBA in Europa, Adam Silver, il Commissioner, ha chiarito proprio come il concetto di sostenibilità del progetto sia alla base di ogni ragionamento e, non a caso, tra i soggetti interessati ci sono molti fondi di investimento.

“Vogliamo fare e unire un unico ecosistema sostenibile del basket europeo. Tutti devono guadagnare di più“.

CONCLUSIONE

Come premesso, in questo articolo si è cercato di delineare i contorni di questo aspetto così importante per lo sport, anche per ciò che riguarda i diritti televisivi, mentre in una prossima puntata della rubrica proveremo a capire quali siano i benefici, le strategie e, magari, faremo una breve carrellata su alcuni dei Fondi più importanti, per capire come si muovano e dove abbiano messo i loro denari.


💰 MoneyBall

Matteo Zaccaria | Coltiva la passione per tutti gli sport (tranne il cricket, che rimane un mistero), ma non ne pratica neanche uno (!). Avvocato vicentino, ma non “magna gati”. Appassionato del racconto sportivo in tutte le sue forme. Ritiene che se ti svegli nel cuore della notte per guardare una finale NBA, o hai una passione, o un problema, oppure entrambe le cose!

“Mi piace guardare lo sport in Tv. Contrariamente ai film non sai mai come va a finire”
(Michael Douglas)

📊 TUTTE LE PUNTATE DI MONEYBALL

SPORTinMEDIA di Simone Salvador

LE RUBRICHE DI SPORTinMEDIA

Analisi, contenuti di qualità e approfondimenti sul rapporto tra Sport e Media

🎬 ULTRA SLOW-MO
di Wenner Gatta
🎞️ VIALE DELLE RIMEMBRANZE
di Lucio Celletti
📊 ASCOLTI SPORT IN TV
di Nicola
💰 MONEYBALL
di Matteo Zaccaria
🗓️ L'AGENDA NASCOSTA DELLO SPORT
di Walter

🎙️ Ascolta il Podcast e Seguici su YouTube

🎙️ IN MEDIA(S) RES Su Spreaker
🎵 IN MEDIA(S) RES Su Spotify
▶️ CANALE YOUTUBE SPORTinMEDIA

I contenuti pubblicati su SPORTinMEDIA hanno esclusivamente finalità divulgative, informative e culturali e non costituiscono consulenza professionale né intendono sostituirsi a fonti ufficiali.

SPORTinMEDIA non persegue fini di lucro e opera con l’obiettivo di diffondere cultura sportiva e mediatica nel rispetto dei principi di correttezza, trasparenza e buona fede.

Particolare attenzione è riservata al rispetto del diritto d’autore e del copyright.

© SPORTinMEDIA — Tutti i marchi e i nomi citati appartengono ai rispettivi proprietari.

Potrebbero interessarti anche

Il business globale del Cricket: perché i Mondiali valgono miliardi (e cosa c’entra anche l’Italia)

Perché la Norvegia ha vinto il medagliere olimpico: investire nella partecipazione prima che nel risultato

Olimpiadi senza sponsor in pista: perché a Milano Cortina 2026 la pubblicità resta fuori dalle gare

L’Enshittification nello sport: dagli stadi alle piattaforme streaming

Quando il tempo cambia il gioco: Mike Costabile e la nascita del Precision Time System

TAG: angel investor, Boston Celtics, capitale privato, company portfolio, fondi, fondo sovrano, franchigia, hedge fund, LIV golf, PIF, private equity, sostenibilità, Sport, sportwashing
Matteo Zaccaria 2 Aprile 2025 2 Aprile 2025
Condividi questo articolo
Facebook Twitter Whatsapp Whatsapp LinkedIn Email Copi link Stampa
Articolo precedente Le grafiche Tv dei Mondiali di Atletica di Nanjing
Prossimo articolo Discese iridate: da Vail 1999 a Garmisch 2011 | Viale delle Rimembranze #100
Lascia un commento

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ULTIMI ARTICOLI

  • Dopo Torino 2006 – Doppietta azzurra in Corea | Viale delle Rimembranze #133
  • Il business globale del Cricket: perché i Mondiali valgono miliardi (e cosa c’entra anche l’Italia)
  • 3° Raduno SPORTinMEDIA | Bologna 21 marzo 2026: info e dettagli logistici
  • Una chiacchierata con Luca Pastore: le riprese tramite la Steadicam
  • Ascolti Tv Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026 su Rai 2 e Rai Sport: tutti i dati!

RESTA CONNESSO

Facebook Like
Twitter Follow
Instagram Follow
Youtube Subscribe

#SIAMOQUESTI | VIAGGIO TRA I PARADOSSI DELLO SPORT ITALIANO

IL LIBRO SULLA PAY-TV

MENU SPORT IN MEDIA

  • HOME
  • RUBRICHE
    • ASCOLTI TV
    • AGENDA NASCOSTA
    • MONEY BALL Matteo Zaccaria
    • ULTRA SLOW-MO Wenner Gatta
    • VIALE RIMEMBRANZE Lucio Celletti
  • VIDEO
  • PODCAST
  • CHI SIAMO

PODCAST

ISCRIVITI AL CANALE YOUTUBE

© Simone Salvador. All Rights Reserved. Per contatti: posta [at] simonesalvador.it
SPORTinMEDIA
Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
Welcome Back!

Sign in to your account

Perso la password?