L’ultima gara di uno straordinario atleta come Federico Pellegrino non poteva non meritare di essere raccontata per il tramite di una produzione televisiva di assoluto livello, come quella messa in campo da EMG Italy (fornitore anche delle grafiche, il cui contributo è stato più che prezioso per la riuscita dell’evento) per riprendere l’edizione del 2026 dei Campionati italiani di Sci di Fondo, culminata con il “Gran Finale” rappresentato dalla 50 km di tecnica classica.
Un’edizione particolare andata in scena in una cornice particolare come la valle di Saint Barthélemy, le cui caratteristiche morfologiche hanno reso necessario un allestimento decisamente particolare, di cui mi ha parlato questa settimana Giovanni di Stefano (già amico di Ultra Slow-Mo, personale Cicerone della rubrica in occasione della gita che feci un annetto fa in Val di Fiemme per vedere coi miei occhi il backstage della tappa del Tour de Ski), che, nell’occasione ha rivestito il ruolo di produttore (oltre che di assistente alla regia, in supporto a un altro storico amico della rubrica, che ha curato la regia host broadcaster dell’evento, cioè Giacomo Steiner).

“Un anno fa”, esordisce Giovanni, “mentre facevo l’assistente alla regia ai mondiali junior di sci di fondo ho ricevuto una chiamata da Federico Pellegrino che mi manifestava la sua intenzione di fare qualcosa di speciale per il suo addio alle gare di sci di fondo, che si sarebbe tenuto l’anno successivo, richiesta, dinanzi alla quale, non si poteva dire di no, anche se, fin dal primo sopralluogo mi resi conto delle difficoltà che si sarebbero incontrate, trattandosi di una gara di 50km su di un anello da 25km dentro una valle senza alcun segnale 5G”.
Una sfida senz’altro complessa, quella alla quale sarebbe andato incontro Giovanni, tenendo conto del sia degli ostacoli naturali della venue in cui si sarebbe disputato l’evento, sia anche del portafoglio a sua disposizione:
“In un contesto come quello della valle di Saint Barthélemy”, prosegue Giovanni, “non era affatto semplice garantire la copertura dell’intero percorso, dal momento che, in buona sostanza, lo stesso era rappresentato da un sentiero di montagna con pochi spazi a latere adatti all’installazione di telecamere. Inoltre, la zona è priva di una idonea copertura di rete dati e l’installazione di ponti radio sarebbe stata troppo onerosa, anche in ragione della necessità di impiegare elicotteri per la posa di alcuni ripetitori. Parimenti impensabile stendere cavi per decine di km per far arrivare in regia i segnali delle camere dislocate lungo il percorso”.
Quindi, mi domando, e chiedo a Giovanni, come è stato possibile garantire i collegamenti delle varie telecamere che raccoglievano le immagini lungo il percorso?
“Si è scelto di coinvolgere nella produzione In Aria, un service che ha brevettato un particolare protocollo che permette di controllare da distanza i mezzi di ripresa gestendo la loro colorimetria e gli intercom sfruttando la connessione satellitare della rete di starlink, il tutto con una latenza di 200 millisecondi, non percepibile, in pratica, dall’occhio umano. Un qualcosa di tutt’altro che banale e scontato, sol che si consideri che la telecamera più lontana era a 18km di distanza dal van in cui era posizionata la regia”.

“In tal modo”, mi spiega Giovanni, “siamo riusciti ad allestire un piano camere di assoluto livello, con 10 telecamere, tra cui 1 su di una slitta, oltre a 3 droni [pilotati dal team di Robe Di Droni, altri storici amici di Ultra Slow Mo: n.d.r.] che, di fatto, sono stati utilizzati come main camera, che ci hanno permesso di seguire la 50 km in tutta la sua estensione, alternando immagini della gara con suggestive riprese dall’alto di aree paesaggisticamente incantevoli, in grado di valorizzare quella particolare valle”.
“Uno sforzo produttivo importante”, dice Giovanni, “anche, e soprattutto, a livello organizzativo, considerando per l’appunto le caratteristiche del territorio, a causa delle quali, ad esempio, si è reso necessario utilizzare la motoslitta per portare in posizione alcuni materiali, alimentare un’ottica lunga con un generatore e alcune batterie, dato che non vi era la possibilità di stendere i cavi per portare la corrente e, piccola chicca per i lettori di UltraSlowMo, far pernottare la sera prima dell’evento un paio di operatori di ripresa in un rifugio perché il mattino dell’evento non sarebbe stato possibile portarli in posizione”.

Ma quel che più traspare dalla voce di Giovanni è l’entusiasmo per questa produzione anche in ragione della portata rivoluzionaria del protocollo brevettato da In Aria.
“Un qualcosa che permette di elevare lo standard qualitativo anche di quelle produzioni televisive che devono fare i conti con budget limitati, consentendo infatti alla regia di controllare senza latenze significative camere non collegate con i cavi, senza avere il problema dei limiti di banda notevoli che hanno le sim, il che ad esempio, permette di inserire nei camera plan camere con ottica lunga e/o super slow motion. Si tratta di un sistema che è stato poi utilizzato anche nella produzione televisiva della maratona di Roma e che si presta, a mio avviso, ad essere replicato in corse ciclistiche, ultra rail, eventi sportivi nei quali hai bisogno di collegare più località, o, più in generale remote production in cui si hanno problemi di fibra. Di fatto, è sufficiente avere una buona copertura di starlink. Anche da un punto di vista pratico, si presta a un allestimento molto veloce ed agevole, dovendosi soltanto procedere a una installazione dei relativi kit, il che consente, ad esempio, di contenere i tempi (e, di conseguenza, i costi) necessari per allestire un impianto: per l’edizione del 2026 dei campionati italiani di sci di fondo, ad esempio, abbiamo iniziato l’allestimento il martedì pomeriggio e il venerdì siamo andati in onda…e, se si considera che, come Ti ho detto prima, per andare a posare alcune telecamere erano necessari fino a 30 minuti di motoslitta, è un risultato davvero straordinario”.

“Sono davvero onorato del fatto che Chicco mi abbia voluto dare questa responsabilità, non capita tutti i giorni di ricevere incarichi direttamente da campioni di questo calibro, e sono anche orgoglioso del risultato che abbiamo prodotto”, ha scritto Giovanni sul suo profilo linkedin, ringraziando pubblicamente “tutti quelli che hanno collaborato a rendere possibile questo progetto”, in modo particolare EMG Italy per il costante supporto senza il quale non sarebbe stato possibile realizzare il prodotto che è andato in onda.
Sono io che, come sempre, lo ringrazio per avermi raccontato il dietro le quinte di questa particolare produzione televisiva, che sono sicuro potrà essere da apripista ad altre, in maniera da elevare gli standard qualitativi anche di quelle produzioni di eventi sportivi di “seconda fascia”.
Per ora.
Stay tuned!
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📺 ULTRA SLOW MO
Wenner Gatta
Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”
Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di SPORTinMEDIA la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV. Durante i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 ha pubblicato quotidianamente la rubrica #undòujiāngdaPechino. Da giugno 2024 ha lanciato Breaking News Ultra Slow-Mo, uno spazio per parlare in tempo reale di telecamere particolari, grafiche innovative e novità delle produzioni televisive.
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