Il drone nelle riprese sportive: intervista ad Alessio Giacomo Farese – 1^ parte

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Tra le nuove modalità di ripresa degli eventi sportivi è sicuramente quella che più mi affascina (ma sono di parte, lo ammetto, in quanto in maniera molto amatoriale mi diletto anche io ogni tanto a volare), essendo sbarcata nel nostro paese soltanto da un paio di stagioni, principalmente, per ora, per filmare gli incontri di calcio, o, meglio, quel che accade intorno allo stadio prima, durante e dopo l’incontro.

È con Alessio Giacomo Farese che ho avuto la possibilità, prima ancora che, come sempre, il privilegio di chiacchierare.

(foto di Alessio Giacomo Farese)

Alessio si occupa di riprese degli eventi sportivi (ma non solo) tramite il drone: è un pilota di drone, professione, che, come mi spiega all’inizio della nostra chiacchierata non si esaurisce solamente nella guida del velivolo come in molti potrebbero apparentemente pensare:

Il pilota di drone, Wenner, si deve districare non solo tra manovre di volo e studio delle normative, ma anche tra gli uffici al fine di ottenere i permessi e le autorizzazioni necessarie per sorvolare, sempre in sicurezza, aree affollate di persone e molto spesso, come a Torino, in prossimità di eliporti o nelle vicinanze di aeroporti. Bisogna tenere in considerazione, Wenner, che i velivoli hanno sempre la precedenza sul drone, cosicché in caso di emergenza, quest’ultimo deve sempre atterrare, ovvero scendere a una quota tale da non intralciare le altrui operazioni di volo”.

(uno dei droni utilizzati da Alessio: foto ricevuta da Alessio Giacomo Farese)

Alessio si è avvicinato a questa professione nel 2016 assieme a un gruppo di persone che condividevano con lui la passione per la tecnologia in generale, in particolare, per quella collegata al mondo della telefonia:

Venivamo tutti da un settore che negli ultimi anni aveva subito un’improvvisa accelerazione, nulla, se ci penso adesso, di paragonabile allo sviluppo che ha avuto negli ultimi 5 anni la tecnologia connessa al mondo dei droni. Ci siamo letteralmente lanciati in questa nuova professione ed abbiamo scoperto piano piano di essere portati per questi tipi di riprese per le quali cerchiamo di utilizzare anche i nostri gusti personali, in modo tale da proporre ai vari registi infiniti e differenti movimenti di ripresa”.

Quel gruppo era (ed è) composto da 3 persone (alle quali se ne aggiunge 1 in caso di particolari necessità), ciascuna delle quali si è specializzata nel tempo nella guida di un tipo particolare di drone: stabilizzato, cinematografico e acrobatico, anche se con il passare degli anni ciascuno di loro ha lavorato per imparare a pilotare anche il tipo di drone su cui non è propriamente specializzato, nonché, e soprattutto, lo stile del collega, al fine di coprire ogni tipo di evenienza in maniera omogenea, il che è possibile solo in caso di un estremo affiatamento di un team.

(Alessio e un componente del suo team ripresi da un drone: foto di Alessio Giacomo Farese)

E ci sono riusciti, in quanto, io per primo, non mi sono reso conto che qualche settimana fa dietro il radiocomando del drone impiegato in occasione di una partita di serie A non vi era Alessio, ma un componente del suo team, in quanto Alessio era impegnato a Portimao, in Portogallo, per la ripresa del Super Torneo Lamborghini Grand Finals.

Già, perché Alessio e il suo team riprendono anche questi tipi di spettacolari eventi sportivi, anzi, sono proprio partiti con le riprese tramite il drone delle gare di granturismo:

Era il febbraio del 2019 e grazie alla allora Global Production (oggi EMG Italy) abbiamo avuto la possibilità di riprendere la prima tappa del Ferrari Challenge in Bahrein in condizioni metereologiche non proprio ideali, in presenza di un fortissimo vento che sollevava nuvole di sabbia. All’epoca utilizzavamo il DJi Inspire 2, un drone di oltre 4 kg di peso che veniva manovrato da due operatori, il pilota e l’operatore di ripresa che si dovevano muovere in perfetta sinergia. Una grande emozione, poi, rivedere le proprie immagini in tv, cosa che si è ripetuta anche nei mesi successivi, tant’è vero che in quell’anno abbiamo filmato altre 4 tappe del tour a Spielberg (in mezzo alla neve nel mese di maggio), al Nurburgring, ad Imola e per finire in occasione delle finali mondiali presso il circuito del Mugello in ottobre, circostanza in cui ho avuto la possibilità di filmare anche le frecce tricolori”.

(la griglia di partenza di una gara di gran turismo ripresa dal drone: foto di Alessio Giacomo Farese)

Nel mondo del calcio, Alessio e il suo team, sono ufficialmente approdati nel settembre 2021 quando hanno fatto parte della squadra di produzione dell’incontro di Champions League Inter-Real Madrid, prima gara di un percorso che via via si è snodato attraverso diversi stadi italiani per riprendere alcune partite di Champions League, ma anche le più importanti di ogni turno di serie A, lavorando così per tutti i principali broadcaster italiani e non.

(lo Stadium di Torino ripreso dal drone: foto ricevuta da Alessio Giacomo Farese)

Vivendo a Torino i nostri campi principali sono lo Stadium e il Giuseppe Meazza in San Siro, ma in questi mesi abbiamo volato anche sugli stadi di Bergamo, Pisa, Monza e a metà ottobre 2022 sul Diego Armando Maradona di Napoli che, per la prima volta, è stato ripreso dal drone anche grazie a noi. Un’emozione indescrivibile: elevate erano le aspettative sul nostro lavoro ed abbiamo cercato di dare il meglio di noi, consapevoli di essere entrati nella storia”.

(il Diego Armando Maradona ripreso dal drone: foto di Alessio Giacomo Farese)

In questo anno e mezzo, Alessio, ha già avuto la possibilità di riprendere con il drone partite del calibro di Juventus-Chelsea, Inter-Liverpool, ma anche il derby di Milano e la Supercoppa 2022 di calcio femminile, oltre a diversi big match della Serie A.

Ogni stadio”, prosegue Alessio, “ha le proprie caratteristiche e ogni volta che ci viene data la possibilità di far parte della squadra di produzione di un match cerchiamo sempre di dare quel qualcosina in più in grado di essere apprezzato dal regista e, naturalmente, dal pubblico a casa. Non è semplice, perché dovendo rispettare le normative che non ci consentono di sorvolare il terreno di gioco, possiamo soltanto sbirciare da lontano sì, ma pur sempre dall’alto, fornendo un punto di vista davvero scenografico e insolito. In alcuni casi, come, ad esempio, all’Arena Garibaldi di Pisa, le immagini dal drone sono passate anche in diretta, perché l’apertura dell’impianto consentiva al regista di far vedere dall’alto lo schieramento tattico delle due squadre. In altri contesti, con strutture più chiuse, come a Torino o a Milano, per riuscire a riprendere i giocatori durante la partita occorrerebbe volare a quote che non sarebbero in sicurezza, per cui ci limitiamo a effettuare riprese in avvicinamento e/o in allontanamento dall’impianto durante l’ingresso in campo dei giocatori o la loro uscita dal terreno di gioco, oltre, ovviamente a riprendere l’arrivo dei pullman delle due squadre all’impianto di gioco, con la skyline della città sullo sfondo”.

(il Giuseppe Meazza di Miano ripreso dal drone: foto tratta da DAZN)

Devi sapere”, Wenner, “che il drone sta in volo prima della gara, durante tutto l’incontro, e, in molti casi, pure dopo la gara, anche se nella maggior parte delle occasioni le immagini che realizziamo non vanno in onda durante la partita. Trattandosi difatti di una modalità di ripresa abbastanza giovane, ci viene richiesto di rimanere comunque in volo senza interruzione di continuità in modo tale da permettere ai vari registi di testare le potenzialità di questa modalità di ripresa. Per ora, il drone è utilizzato, come Ti dicevo, per riprendere il prepartita, l’ingresso in campo delle squadre per il riscaldamento e per l’inizio della partita, i giochi di luce che vengono fatti in tutti gli stadi in occasione delle partite in notturna, il calcio d’inizio, l’intervallo e il fine gara, immagini, queste ultime che vengono impiegate anche per mettere in sovraimpressione le grafiche con risultati e classifiche”.

Non è lui a dirlo, ma sono io a pensarlo: Alessio e il suo team di Robe di Droni sta contribuendo, assieme ad altri, a fare da apripista a una nuova modalità di ripresa in Italia degli eventi sportivi (non solo del calcio, come vedremo), avendo difatti la possibilità di riprendere un evento sportivo da punti di ripresa che, quasi nessuno, in precedenza, aveva avuto la possibilità di spetimentare:

Un qualcosa di impegnativo e di sfidante, perché ogni volta che ce ne viene data l’occasione non ci limitiamo a fare soltanto un movimento che abbiamo già provato, ma tentiamo di inquadrare la scena da un altro punto di vista in modo da fornire, se possibile, sempre un’immagine nuova: e che soddisfazione, Wenner, vederla andare in onda durante la diretta”.

Quasi nessuno, dicevo, perché una prima sperimentazione era stata effettuata nel nostro paese nel 2014, salvo arrestarsi in conseguenza di quanto accadde a Madonna di Campiglio quando un drone da 12 kg di peso utilizzato per le riprese video cadde a pochi centimetri di distanza da Marcel Hirscer durante la seconda manche dello slalom speciale valido per la Coppa del Mondo.

Un episodio, Wenner, che risale a un’era preistorica fa se si pensa all’evoluzione che ha avuto la tecnologia dei droni negli ultimi anni, ma che, purtroppo, ha segnato il percorso di sperimentazione nel nostro paese di questo tipo di ripresa. Oggi, i materiali che utilizziamo sono più leggeri, non arrivando nemmeno a 1kg di peso, e sono sempre meno i rischi che un drone perda il controllo con il radiocomando”.

Avrei ancora tante curiosità da chiedere ad Alessio, ma è già volato (per rimanere in tema!) il tempo che avevamo a nostra disposizione.

Non Ti preoccupare, Wenner, Ti torno a trovare settimana prossima, così racconto in esclusiva ai lettori di Ultra Slow Mo qualche dettaglio dei droni che utilizziamo, a quale altezza vola, come è collegato alla regia e tanto altro ancora”.

Non vedo l’ora Alessio!

Grazie, per ora.

VEDI 2^ PARTE INTERVISTA AD ALESSIO GIACOMO FARESE

Stay tuned!

Wenner Gatta Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”. Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di Sport In Media la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV. Durante i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 ha invece pubblicato quotidianamente sempre sulle pagine di Sport in Media la rubrica #undòujiāngdaPechino.

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