Diritti Champions – Nervosismo in casa Rai Sport

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L’ordinanza con cui il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso presentato dalla Rai contro l’accordo Sky-Mediaset peri diritti TV in chiaro della Champions League 2019/20 e 2020/21, ha aperto una discussione molto accesa in seno a Rai Sport.

È passato quasi inosservato questo comunicato, dai toni molto perentori, firmato Cdr Rai Sport e Usigrai:

Non è tollerabile perdere il Mondiale di calcio, e poi investire in maniera così sprovveduta su un evento internazionale lasciando il coltello dalla parte del manico alla controparte. Mondiali di calcio, Champions, Europa League, Serie A di calcio femminile, Formula 1, Motomondiale, grande Tennis. Si allunga la lista degli eventi dai quali la Rai è rimasta fuori. E anche quando l’azienda acquista dei diritti, ci fa fare le comparse, costringendoci a lavorare male e a fare i salti mortali per fornire un prodotto degno del Servizio Pubblico. Per non parlare del sostanziale vuoto sui diritti per il web e le nuove piattaforme, come nella assurda scelta di rinunciarci per le Olimpiadi di Tokyo 2020. Intanto noi ne parleremo nell’assemblea di redazione già fissata per fine mese. Da subito chiediamo un incontro urgente ai vertici aziendali

Cdr Rai Sport e Usigrai

Delle accuse molto dirette e circostanziate. Andando con ordine, il comitato di redazione e il sindacato lamentano il sostanziale immobilismo della Rai sul fronte diritti TV. Persi i Mondiali di calcio 2018, ci si è fatti soffiare anche dei diritti acquisiti come quelli della Champions League. Tutti i grandi eventi, poi, appartengono alla concorrenza. La scelta di rinunciare ai diritti web per Tokyo 2020 viene definita “assurda” e, in generale, si parla di “sostanziale vuoto” sul fronte nuove piattaforme. Non solo. Il cdr sottolinea come anche nel caso di eventi acquisiti, “l’azienda costringa i dipendenti a lavorare male, costringendoli a fare i salti mortali per fornire un prodotto degno del Servizio Pubblico”.

Insomma, una situazione estremamente preoccupante e negativa quella descritta dal cdr di Rai Sport. Dal canto suo, l’azienda ha risposto con alcune dichiarazioni di “fonti qualificate” a Digital-Sat News:

Il calcio di club, l’esclusiva della Coppa Italia, la serie B, la serie C e il calcio a 5, siamo i primi a trasmettere in chiaro gli highlights della serie A, l’esclusiva delle Nazionali di Calcio A maschile e femminile, dell’Under 21 e delle Nazionali ‘minori’, poi le migliori 27 partite dell’Europeo 2020. Ma non c’è solo il calcio. La Rai si impegna per mettere in luce il grande sport nelle sue moltissime discipline, facendo servizio pubblico: abbiamo gli europei di volley maschile e femminile, il beach volley, la coppa del mondo e i mondiali di sci, nordico e alpino, il grande rugby in Giappone, i maggiori eventi di nuoto, pallanuoto e tuffi, i campionati di volley e basket, la ginnastica, l’atletica, il pattinaggio, il motocross e il rally, abbiamo tutto il ciclismo nazionale, europeo e mondiale, i giochi Olimpici e Paralimpici con oltre 12 ore di programmazione giornaliera. Tutte le discipline sono rappresentate e trasmesse dalla Rai, con una programmazione che non ha pari tra le emittenti pubbliche europee”

Fonti Rai a Digital Sat News

In pratica, “le fonti qualificate Rai” ostentano sicurezza e tranquillità, nonostante la perdita dei diritti della Champions League. E lo fanno proponendo un elenco di tutti gli eventi e discipline trasmesse dalla Rai.

Senza entrare troppo nel merito, è evidente che la quantità non sia sinonimo di qualità e che in molti casi la Rai offra un prodotto statico, ancorato a schemi di 15-20 anni fa. Per non parlare di alcune scelte – surreali – legate a palinsesti e giornalisti. Basterebbe citare la conferenza stampa di Totti in diretta su Rai 2, i telecronisti e commentatori scelti per il Giro d’Italia, i futuri conduttori di 90° e DS, il disinteresse per alcune discipline in rapida ascesa come il biathlon, la possibilità di scambiare i diritti di Tokyo 2020 con 9 GP di F1, ecc.

Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi, ma da fuori l’impressione è che a Beirut – definizione dell’ex direttore Gabriele Romagnoli – non appena si compia un passo in avanti (diritti Champions) se ne compiano subito due indietro (perdita diritti Champions e incertezza su strategie e futuri diritti).

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