È una delle competizioni sportive che ogni anno dalla privilegiata postazione del mio divano di casa seguo con grande attenzione sia per il rilevante numero di telecamere che riprendono ogni singolo incontro della fase a girone (sono ben 380 le partite) sia per la quantità e la qualità delle grafiche che aiutano il telepcsportdipendente prima ancora che i telecronisti ad orientarsi in quel che succede durante la partita.
È stato davvero interessante, quindi, avere avuto la possibilità di vedere coi miei occhi il dietro le quinte della produzione televisiva di una partita di Eurolega, più precisamente quella andata in scena il 3 aprile 2026 alla Virtus Arena di Bologna che ha visto la squadra locale incrociare il proprio destino nella giornata 35 del girone con gli spagnoli del Valencia.
11 sono le telecamere (di cui 3 superslowmotion) che consentano al regista (nell’occasione Antonella Marchini, coadiuvata da Alessandra Lippolis) di raccontare quel che accade durante i 40 minuti di gioco.
La gran parte del match viene mostrato per il tramite delle due classiche telecamere sugli spalti, affiancate tra loro, cioè la main camera (dietro la quale era posizionato Thomas Deluca Gambini, storico amico di questa rubrica) e la close up, che solitamente viene staccata subito dopo un canestro o un fallo per riprendere grazie alla sua ottica lunga i protagonisti del canestro o della infrazione.

Tre invece le camere a spalla, tutte a cavo, presenti sul parquet, una sotto ogni canestro (destinate ad avvicinarsi alle squadre in occasione dei timeout) e la terza, invece, in corrispondenza della linea centrale del campo.

Collocate su due piattaforme hi-low posizionate in corrispondenza dei due angoli del parquet sul lato fronte camera, a 45 gradi rispetto al campo e a un’altezza di circa 2 metri da terra erano presenti due ottiche lunghe super slow motion.

A completare il camera plan, le due microcamere collocate dietro i canestri e un’altra telecamera che non è stata mai staccata, ma le cui immagini arrivano comunque in regia, camera posizionata dietro un canestro su di un cavalletto.

Per capire cosa riprende questa telecamera ho scattato una foto alle sue spalle.

Ma, soprattutto, una al monitor in regia sul quale arriva il relativo segnale.

In buona sostanza, si tratta della camera che riprende il tabellone posizionato sopra al canestro nel quale è indicato il tempo rimasto e i secondi che la squadra ha ancora a disposizione per tirare, che può servire, in certi casi, per inserire l’immagine del tempo e dei secondi a fianco dello scorebug, in altri, per convertire le immagini nella grafica che vediamo in onda, ferma in ogni caso la possibilità per chi gestisce l’instant replay di avere i suddetti dati a disposizione qualora non sia possibile ricavarli da un’altra delle telecamere presenti.
Una produzione, quella di ogni partita di Eurolega, scandita da un MRO (Match Running Order) ben preciso, con un pre e un post partita completi, spaziando dal racconto dell’arrivo delle squadre presso l’impianto sportivo alle interviste a fine match a un giocatore per squadra e ai due allenatori.
Una produzione nella quale un ruolo rilevante lo rivestono le (davvero tantissime) grafiche da mandare in onda (per la prima volta ho notato un corposo MRO in mano all’addetto alle grafiche), non solo per tradurre in numeri ciò che si vede sul campo, ma anche per dare risalto al fantasy game ufficiale dell’Eurolega, ovvero a messaggi finalizzati a promuovere iniziative dell’Eurolega.

Una produzione diversa, molto diversa, da quella, ad esempio, di una partita di calcio, per la indispensabile sinergia che deve sussistere fra il regista, il suo aiuto, il mixer video, il delegato di produzione, l’addetto alle grafiche e, soprattutto, gli operatori EVS, che devono subito trovarsi pronti per mettere a disposizione della squadra in pochi istanti replay che non possono essere proposti a un intervallo successivo, perché rischiano di perdere significato, essendo superati da altri gesti tecnici da mandare in onda.
Una produzione, che, invece, ha purtroppo i medesimi tratti comuni di altre produzioni che ho avuto la fortuna di poter seguire in prima persona, almeno alle nostre latitudini: il fatto che, ahimé, il pubblico a casa non è messo in condizione di seguirla nella sua interezza, perché una buona parte di quello che accade prima, durante la fine dei quarti, e dopo, viene molto spesso riempita dagli spazi pubblicitari.
Ed è un peccato, un vero peccato, perché, in tal modo, i telepcsportdipendenti si privano della possibilità di ammirare a 360 gradi una complessa produzione, come quella di ogni partita di Eurolega, nella quale si cerca di dare al prodotto il medesimo ritmo che ha la partita di basket che si sta raccontando.
Stay tuned!
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📺 ULTRA SLOW MO
Wenner Gatta
Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”
Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di SPORTinMEDIA la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV. Durante i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 ha pubblicato quotidianamente la rubrica #undòujiāngdaPechino. Da giugno 2024 ha lanciato Breaking News Ultra Slow-Mo, uno spazio per parlare in tempo reale di telecamere particolari, grafiche innovative e novità delle produzioni televisive.
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