Lo speaker sportivo ai tempi della pandemia (di Wenner Gatta)

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Da quella che definisco la privilegiata posizione del mio divano di casa, mi ha sempre incuriosito il lavoro di chi sta dietro le quinte di un evento sportivo, grazie a cui ogni telespettatore ha la possibilità di assistere a un incontro, come se fosse dentro all’impianto.

Tra questi lavori c’è anche quello di colui che infiamma gli animi dei tifosi che partecipano in prima fila a un evento sportivo, un ruolo di cui si sente parlare poco, forse troppo poco.

È con Daniele Fallani, questa volta, che ho il piacere di chiacchierare per cercare di carpire i suoi segreti e i trucchi che impiega per rendere ancor più bello uno spettacolo di sport.

Dalla stagione 2017/2018 Daniele è lo speaker ufficiale della Savino del Bene volley di Scandicci, una delle principali squadre di pallavolo femminile del nostro Paese, che partecipa non solo alla massima serie del campionato di serie A, ma da qualche anno anche alla Champions League di volley organizzata dalla Cev.

(Daniele Fallani, 39 enne speaker ufficiale della Savino del Bene volley di Scandicci; foto 3MMedia.it)

Fin dall’inizio della nostra conversazione, mi accorgo che molte sono le cose che mi accomunano con Daniele, il quale, si è calato un po’ per caso in questo ruolo, che ci tiene a specificare che svolge “non da professionista, ma in modo professionale, cercando di imparare un qualcosina in più settimana dopo settimana” (prima analogia con il sottoscritto che, per caso, ha iniziato a scrivere articoli come questo, non da professionista, ma cercando di farlo in modo professionale).

È la partita inaugurale della stagione 2017-2018 e, a seguito dell’indisponibilità del palazzetto dello sport di Scandicci, la squadra di volley del comune alle porte di Firenze è costretta a traslocare al Nelson Mandela Forum, il più importante palasport della città tagliata in due dall’Arno, che ha una capienza di quasi 7.000 spettatori.

Per un evento in una cornice così rilevante, la società desidera introdurre una novità altrettanto rilevante, chiedendo così a Daniele (che fino a quel momento si era occupato soltanto di far partire la musica nel riscaldamento pre gara e durante i time out) di calarsi per la prima volta nel ruolo di speaker di una partita del campionato di volley femminile della massima serie.

Per Daniele non è di certo il momento di tirarsi indietro, perché gli viene data la possibilità di fare quel qualcosa che sintetizza le sue passioni più grandi: il volley (sport che ha fin da piccolo seguito in tv, poi praticato, dopo di che allenato anche da assistente coach in serie B1), la musica (che non suona, ma che ha sempre ascoltato, cercando di cogliere i particolari stacchi utilizzati da un deejay tra una canzone e l’altra: altra analogia, quella di seguire un evento con l’occhio o l’orecchio finalizzato a vedere o ascoltare ciò a cui gli altri non fanno caso) e il mondo dell’intrattenimento.

E così, quella domenica di ottobre, prende per la prima volta il microfono in mano, con la voce che gli trema quando in un palcoscenico del genere dinanzi a migliaia di spettatori si trova a fare quello che di lì in poi sarebbe divenuto il suo (secondo) lavoro settimanale.

Uno speaker, mi confida, durante la settimana prepara le playlist da riprodurre durante l’evento, prendendo spunto da quelle che gli sono richieste delle giocatrici (talvolta anche particolari, come quella di una pallavolista polacca, che gli chiese di inserire una canzone dance famosa soltanto nella sua terra natale, ma sconosciuta nel belpaese, divenuta poi una vera e propria hit della squadra), gli stacchi da lanciare dopo ogni punto, e, soprattutto, studia la corretta pronuncia dei nomi e dei cognomi delle giocatrici, in particolare di quelle straniere, perché è una forma di rispetto esaltarne le loro gesta sportive, scandendo correttamente i loro nomi e cognomi (altra analogia con Daniele, che nasce, forse, grazie al nome che porto, che ho sentito storpiare centinaia di volte), con il fondamentale supporto degli addetti stampa delle squadre.

E il giorno dell’evento, cosa fa lo speaker? Inizia con il mettere la musica durante il riscaldamento, poi entra nell’evento dal momento in cui parte il warm up a rete dieci minuti prima del fischio di inizio, legge i roster delle squadre, lancia l’inno (del campionato o della Champions), presenta dapprima gli arbitri, poi le squadre e lo starting six.

(foto di Antonello Serino)

A quel punto, lascia, com’è giusto che sia, la scena alle giocatrici, scandendo il nome di colei che ha messo la palla a terra, sintetizzando il gesto che ha dato origine al punto, indicando il nome dell’atleta pronta a servire e ricordando il punteggio al pubblico.

Ma lancia anche lo stacco dopo ogni punto e la musica durante i time out oppure al termine del set o del match, il tutto, si badi bene, nel rispetto di un rigido protocollo sia in ambito nazionale, che europeo.

Già, perché i successi della prima squadra hanno consentito a Daniele dalla stagione 2018/9 di fare lo speaker nelle partite interne della Savino del Bene volley di Scandicci in Champions League, prima da assistente di Giuseppe Baratta (il suo maestro, insieme a Stefano Campani, entrambi più navigati di lui), poi, dalla stagione appena conclusa, di unica voce dell’evento, seguendo la squadra anche all’interno del girone di Champions di dicembre 2020 svoltosi, purtroppo per ragioni fin troppo ovvie, all’interno di una bolla, dov’è rimasto anche lui, per cercare di motivare le atlete punto dopo punto.

La pandemia in corso ha purtroppo stravolto anche il suo ruolo.

(foto di Maurizio Lollini)

Daniele è passato, infatti, dal fare lo speaker in un palazzetto dello sport (talvolta, mi racconta, dinanzi anche a oltre 4.000 tifosi, come in gara 4 di una semifinale scudetto) a un impianto dove (apparentemente) la sua voce era destinata al vuoto (non è così, mi spiega, “perché le giocatrici si caricano comunque grazie a te, anche se all’inizio mi sembrava di gridare a nessuno”), facendo così venir meno quella particolare alchimia che si crea fra giocatrici, speaker e pubblico, alchimia grazie alla quale si crea quell’evento sportivo, che deve essere una partita di pallavolo, un evento felice in uno sport dove il fair play la fa ancora da padrone.

Ma gli manca, eccome se gli manca, suggerire (o ricordare) ai tifosi prima dell’inizio della gara il gesto da fare dopo ogni muro, dopo ogni super spike, o dopo un ace, coreografia che viene di solito accompagnata con uno stacco ad hoc che è pronto a lanciare tra un punto a un altro: caricare gli spettatori essendo nel contempo trascinato dal loro calore, oltre che dai colori presenti negli spalti.

(foto di Maurizio Anatrini)

Dopo un po’ ci si fa l’abitudine”, mi rivela, ma è un’abitudine a cui difficilmente ci si abitua, perché, per lui, gli spettatori sono sempre lì, non fisicamente, ma dietro i teleschermi, al punto tale che, più volte, durante la stagione appena conclusa, li ha incitati più volte a mettersi “tutti in piedi sul divano” prima di qualche punto per davvero decisivo durante il passaggio settimanale del volley femminile in Raisport il sabato sera.

Quel che si augura (e che tutti speriamo) è un ritorno, non al futuro (quello è proprio del film interpretato da Michael J. Fox quando Daniele aveva pochi anni e non pensava di arrivare dove adesso è arrivato, anche se, tiene a precisare, che “la crescita e gli stimoli devono essere continui”), ma al passato, correndo anche il rischio, come gli è capitato talvolta, di commettere ogni tanto qualche errore.

Come quella volta in cui confuse la bandiera della nazione dell’arbitro chiamato a dirigere un’importante gara di Champions League all’interno di quella bolla con quella di un altro stato, lasciando sbigottito l’arbitro per l’errato scambio di nazionalità.

A fine gara, Daniele è andato da lui per scusarsi e nell’occasione l’arbitro gli ha detto che il giorno successivo avrebbe avuto una chance per rimediare all’errore, in quanto era stato designato per arbitrare un altro match a poche ore di distanza, impiegate da Daniele per pronunciare alla perfezione nome, cognome e, soprattutto, per non dimenticarsi della nazionalità del direttore di gara, che si congedò poi da lui con un sorriso.

Quel sorriso che non gli manca mai quando fa lo speaker, perché si sente parte di un evento sportivo che ha degli attori protagonisti (le giocatrici), degli attori non protagonisti (le persone, tante, che lavorano dietro le quinte per organizzare e per raccontare ogni singolo match), nonché il pubblico, componente fondamentale dell’evento, che cerca di coinvolgere punto dopo punto.

Ed il suo ruolo è proprio questo, quello di fare da collante a tutte queste componenti, mosse, ognuna di loro, da una grande passione, in grado di rendere caloroso un ambiente, come quello del palazzetto dello sport di Scandicci.

Alzo gli occhi per guardare l’orologio nella parete bianca dinanzi a me: la lancetta dei minuti ha percorso solo un quarto del quadrante, mentre quella delle ore, invece, segna l’ora successiva rispetto a quella in cui ha avuto inizio questa bella chiacchierata, nella quale ho imparato da Daniele tanti piccoli particolari di un ruolo che mi ha da sempre incuriosito.

Ci salutiamo così, con la promessa di incontrarci di persona, semmai assistendo a una delle partite interne della squadra Savino del Bene volley di Scandicci, trascinato, anche io, dalla voce di Daniele, per partecipare in prima persona alla felicità di quei tifosi, con quei loro sorrisi che sanno di felicità, che nell’aria c’è già, come è scritto nel testo di quella canzone (questa sì, popolare alle nostre latitudini), che fa venire in mente piacevoli ricordi, tanto a Daniele quanto alle ragazze che difendono ogni domenica i colori della squadra di quel comune, bagnato dal torrente Vingone, di cui, da qualche anno, si sente parlare sempre con più frequenza anche nell’europa del volley che conta.

Grazie Daniele.

Stay tuned!

Wenner Gatta | Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”.

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