Bentornata F1, non conduci più alla pennichella | La Nuca di McKinley (#16) di Piero Valesio

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Evviva! È tornata la Formula 1. Quella di Villeneuve e Arnoux a Digione ’79: quella che in tv teneva incollati milioni di appassionati non solo perché favoriva la pennichella del primo pomeriggio domenicale. Ma soprattutto è tornata una F1 dove all’entusiasmo dei commentatori corrisponde della polpa: ci si entusiasma per qualcosa che esiste davvero ed è perlopiù godibile. E poi se la Ferrari fa doppietta è tutto più facile, ovvio. Il 10% abbondante di share fatto segnare dal primo passaggio in chiaro del Gp del Bahrein in prima serata su Tv8 la dice lunga in proposito.

Il plus televisivo della nuova F1 è però che il telespettatore è condotto in un mondo a parte dove ci cono i personaggi, le rivalità, le malignità, dove resta l’interrogativo di come sia possibile sostituire gomme che pesano oltre venti chili in tre secondi senza nemmeno vedere bene con quali gesti, con meccanici che coincidono con i loro gesti. E il bello è che in tv funziona. Certo: se in pista succedono più cose è più facile raccontare per chi commenta e appassionarsi per chi guarda. Ma se lo spettacolo è slegato, con tempi sbagliati si rischia il pastiche. Nel primo Gp dell’anno (a parte il ripetuto “Signore e signori!” del telecronista Sky Carlo Vanzini, espressione che sa tanto di venditore ambulante nei paesi…) di confusione non ce n’è stata. Marc Genè è la versione automobilistica di Riccardo Magrini nel ciclismo di Eurosport: prendono per mano il telespettatore e non commentano tanto ciò che sta avvenendo quanto ciò che avverrà di lì a poco. Magrini sabato è stato eccezionale nell’annunciare quando ci sarebbe stato l’attacco definitivo che avrebbe fruttato al suo autore la vittoria della Sanremo. Genè lo ha eguagliato in più di un frangente commentando la gestione Ferrari della gara e pure la natura dei guai di Verstappen.

La qualità complessiva del prodotto F1 è altissima fin dal pregara, quando sei a un metro di Leclerc e Sainz che indossano il casco e hanno lo sguardo perso dell’immediato futuro, in una concentrazione magari visibilmente diversa da quella degli sciatori quando disegnano con i movimenti delle mani nell’aria il tracciato che stanno per affrontare; ma egualmente spettacolare agli occhi di chi guarda. E ciò che rende quel prodotto ancora più attraente è che anche un ipotetico spettatore completamente digiuno di motori che abbia seguito la gara del Bahrein (domenica si replica dai sauditi) colpito da improvviso interesse, avrà detto: la prossima volta la riguarderò, la gara. E capirò un po’ di più. Bentornata F1.

PIERO VALESIO | È stato critico televisivo del quotidiano Tuttosport per oltre vent’anni. Come inviato ha seguito Olimpiadi, grandi eventi di calcio, tennis, Formula 1, Motomondiale e sport invernali. Dal 2016 al 2020 ha diretto il canale televisivo Supertennis e ha curato la comunicazione degli Internazionali d’Italia. Ha tenuto e tiene corsi di giornalismo e di comunicazione sportiva. Nel 2015 ha vinto il Premio Coni per la narrativa inedita con il racconto “Marcialonga Blues”. Ha scritto libri per grandi (“E vissero felici e lontani” con Antonella Piperno, Perrone editore) e piccini (“Cronache di Befa”, Biancoenero edizioni).
Recensisce in stile sportivo libri non sportivi per la newsletter “Lo Slalom”.

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