Il Caso Schwazer sui media

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La sentenza del GUP di Bolzano, Walter Pelino – che al termine di un lungo procedimento ha archiviato la posizione di Alex Schwazer “per non aver commesso il fatto”, parlando di manipolazione delle provette “provata con alto grado di probabilità” – ha suscitato grande clamore tra media e tifosi.

Sull’intera vicenda mi sono espresso qui:

ALEX SCHWAZER | IL TEMPO È GALANTUOMO Il 22 giugno 2016 scrissi questo post…

Pubblicato da Simone Salvador su Giovedì 18 febbraio 2021

Risulta interessante analizzare l’atteggiamento tenuto dai mezzi di comunicazione in queste ore. Tutti i principali quotidiani (generalisti e sportivi), come da immagine di copertina, hanno dato ampio spazio al Caso Schwazer. Gli stessi, pressoché all’unanimità, hanno sostenuto le ragioni del marciatore di Racines e di Sandro Donati, rimarcando l’incredibile macchinazione subita e la necessità, come parzialissimo risarcimento in questi ultimi quattro anni e mezzo, che il CIO intervenga per permettere a Schwazer di partecipare a Tokyo 2020. Su quello che accadrà ora a livello processuale-sportivo, consiglio di seguire gli articoli di Marco Bonarrigo sul Corriere della Sera. Oggi lo stesso Bonarrigo ha pubblicato un tweet col suo pezzo.

Qui, in sintesi, alcune considerazioni sull’impatto mediatico della sentenza Schwazer 2021.

  1. Mi ha molto colpito il favore dell’opinione pubblica nei confronti di Schwazer. Solitamente chi bara in modo così clamoroso come Alex a Londra 2012, anche una volta tornato alle competizioni viene visto e trattato con diffidenza. La condanna sportiva rappresenta una macchia indelebile, difficilmente emendabile (sul punto si fronteggiano due opinioni assolutamente rispettabili: quella intransigente della radiazione alla prima positività e quella più comprensiva, a cui mi sono iscritto a suo tempo, del concedere una seconda possibilità). Evidentemente, il percorso riabilitativo al fianco di Sandro Donati, nonché la storiaccia della seconda positività che già nel 2016 presentava molti lati oscuri, hanno cambiato radicalmente il giudizio generale su Schwazer, al netto di qualche osservatore che, ancor prima della seconda positività, non ha mai perso l’occasione per attaccare lui e il suo allenatore (ogni riferimento ai commenti di Franco Bragagna, tra aprile e agosto 2016, è fortemente voluto).
  2. Allo stesso tempo, molti appassionati, prendendo le difese di Schwazer, hanno rivolto immediatamente lo sguardo verso Gianmarco Tamberi, che nel 2016 rilasciò delle dichiarazioni estremamente dure nei confronti di Alex. Sia su Facebook che su Twitter sono arrivati molti messaggi (alcuni dai toni come sempre eccessivi o inaccettabili) di richiesta di scuse al saltatore marchigiano. La cosa particolare, nel caso di specie, è che solitamente un’atleta in attività, a maggior ragione se competitivo a livello mondiale, viene venerato e protetto anche in presenza di comportamenti discutibili o dichiarazioni poco centrate. Nel caso di Tamberi, invece, la maggior parte dei tifosi ha finito per criticarlo in modo duro.
  3. Il caso Schwazer, con l’atleta vittima del sistema sportivo, ha portato alcuni giornalisti (e tifosi) a paragonare la vicenda del marciatore di Racines a quella di Marco Pantani. Ecco, niente di più sbagliato. Le differenze tra le due vicende superano di gran lunga i punti in comune. Basterebbe citare due situazioni. Entrambi hanno subito una “botta” tremenda: Pantani a Madonna di Campiglio 1999, Schwazer alle Olimpiadi di Londra 2012. Le reazioni dei due sono state esattamente contrarie. Schwazer ha confessato e ha scontato la sua pena, ripartendo poi da Sandro Donati, campione della lotta al doping. Pantani avrebbe potuto accettare la sospensione di 15 giorni (artificio UCI dell’epoca) e ripartire dal Tour de France poche settimane dopo. Invece, non accettò mai quell’esclusione, gridò al complotto, non andò al Tour e iniziò la sua triste discesa umana e sportiva. L’altra differenza clamorosa è che mentre nel caso di Schwazer un Tribunale ha riconosciuto la macchinazione ai suoi danni, in quello di Pantani, nonostante la grande confusione mediatica degli ultimi anni, i processi e tutte le successive riaperture di indagini sui fatti di Madonna di Campiglio, hanno confermato che prelievo e analisi furono effettuati nel pieno rispetto delle procedure.

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