In questa puntata
Al Camp Nou i posti dietro la porta costano 1.109 euro e hanno un asterisco: i cartelloni coprono una parte del campo. Il club promette che la tecnologia li farà sparire, e intanto i biglietti si vendono lo stesso.
L’asterisco da 1.109 euro · Il peccato originale del 1994 · Il prezzo lo fa la partita · Il cartellone che sparisce · Quanto conviene la pubblicità virtuale · E quindi?
Immaginate di sedervi in fila zero, dietro la porta, per il Clásico. Avete pagato 1.109 euro, più del triplo del biglietto più economico del primo turno di vendita (299 euro). Il campo è a due metri, l’erba quasi vi sfiora le scarpe e, in mezzo, c’è una striscia di cartelloni pubblicitari che vi nasconde una parte di prato. Quella dove, di norma, si segna.
È l’asterisco stampato sul biglietto: un avviso di visibilità limitata. Un avviso, non uno sconto.
Vediamo di capirci qualcosa di più.

L’asterisco da 1.109 euro
La storia l’ha raccontata Martí Molina su Ara il 23 ottobre, alla vigilia del Clásico. Esaurita la prima tranche di biglietti per la partita, il Barcellona ne ha messa in vendita una seconda: i posti più economici, nel primo anello dietro la porta, sono andati a 1.109 euro e si sono (sarebbero…) esauriti in un giorno. Chi li ha comprati sapeva, o avrebbe dovuto sapere, che una parte del terreno sarebbe rimasta coperta dai cartelloni.
A dispetto dell’articolo citato, a ben guardare la partita (si veda la foto postata poco sopra), molti dei posti “incriminati” erano comunque vuoti…
Sono circa 400 i posti con questo difetto. Di solito restano fuori dalla vendita; quando la domanda è altissima, come per il Clásico, entrano nel listino. Fa eccezione il lato sud, dove sta la zona di “animazione” della tifoseria organizzata: lì si guarda la partita in piedi, e il problema non si pone.
Avui estrenem el Gol 1957, el nou espai d’animació de l’Spotify Camp Nou 💙❤️ https://t.co/9mNrjOoZ93
— FC Barcelona (@FCBarcelona_cat) March 15, 2026
Il peccato originale (1994) e il bivio del 2021
Il difetto ha trent’anni. Nel 1994, con Núñez presidente, il terreno di gioco fu abbassato di qualche metro e il fossato eliminato per ricavare posti nel primo anello. Nessuno aveva però pensato ai cartelloni fissi: appena installati, le prime file si ritrovarono con una porzione di campo coperta, soprattutto dietro le porte.
Il progetto originale del nuovo Camp Nou prevedeva di cambiare la pendenza del primo anello, in linea con le raccomandazioni FIFA. Nel 2021 la giunta Laporta ridisegnò i piani, per non trasferire 12.000 abbonati nel terzo anello. La scelta ebbe il sostegno dei soci, ma aggiunse due conseguenze: il difetto di visibilità diventò quasi irrimediabile e il costo salì, perché l’intero anello superiore andava ricostruito.
Un dirigente di Espai Barça spiega che c’era poco margine: il secondo anello è tutelato dal Comune (anche in Spagna la burocrazia non scherza) e abbassare il campo di un altro metro avrebbe tolto la vista agli angoli di quello stesso anello. Ingegneria contro consenso: ha vinto il consenso.
Il prezzo lo fa l’importanza della partita, non il posto
La cosa interessante, per questa rubrica, è che la visibilità ridotta non ha frenato i prezzi. Il club ammette che costruire quei posti costava pochissimo in più sul totale dell’opera e, quindi, non si sono fatti grossi scrupoli. Oggi vengono venduti a 1.109 euro e, quando i cartelloni spariranno, saranno tra i più pregiati dello stadio, a livello del campo, vicinissimi ai giocatori.
1.109 €
il prezzo di un posto con visibilità limitata per il Clásico
~400
i posti interessati dal difetto, di norma fuori dalla vendita
1,8 mld €
il costo del cantiere, contro gli 1,5 miliardi preventivati
400 mln €
l’obiettivo di ricavi annui dello stadio
Va però analizzato anche il contesto: è quello di un club che deve far quadrare un cantiere da 1,8 miliardi di euro (contro gli 1,5 iniziali) e che punta a ricavi dello stadio superiori ai 400 milioni a stagione. Il Clásico di maggio, secondo Mundo Deportivo, aveva fruttato circa 16,5 milioni di incassi da biglietti con 62.113 spettatori; per quello di ottobre si parla di una cifra fino a 20 milioni.
Sul fronte premium, il Barcellona ha annunciato a settembre ricavi per circa 700 milioni da 2.000 licenze VIP di 15 o 30 anni, dopo aver già venduto quasi 5.000 posti per oltre 380 milioni. Si tratta chiaramente di una mossa per ottenere una sorta di “finanziamento soci” utile a pagare gli attuali esosi costi di ristrutturazione dello stadio.
Il terzo anello, intanto, resta chiuso per ancora un anno e tre mesi circa. Lo sconto del 50% per i soci, promesso da Laporta in campagna elettorale, scatterà solo a lavori finiti e a 105.000 posti disponibili. Fino ad allora vale una regola semplice: la scarsità è il prodotto. Con il Camp Nou al completo, quel potere di prezzo andrà riconsiderato.
Ritornando sul focus di questo articolo, lo stesso schema lo abbiamo visto, in queste ore, anche in “versione italiana“: per il derby di sabato 31 ottobre, a San Siro sono stati tolti i teloni che dal 2019 coprivano parte del terzo anello (settori Blu e Verde), chiuso per le vibrazioni. Sono tornati così a disposizione 2.350 posti, messi in vendita a 129 euro (circa 300.000 euro di ricavi in più…), a poche ore dalla presentazione del nuovo stadio: la scarsità, quando conviene, si riscopre.

Il cartellone che sparisce: cosa esiste davvero
Dal club sono convinti che la tecnologia risolverà tutto. L’idea è che la pubblicità a bordo campo diventi interamente digitale, generata al computer come già accade sul segnale tv e che il perimetro fisico a U scompaia.
La pubblicità virtuale esiste da tempo. LaLiga la usa dal 2017 con Supponor, la Bundesliga l’ha approvata nel 2018 e può produrre fino a cinque feed con sponsor diversi per regione; la Serie A la applica a tutte le 380 partite tramite ISG. Niente di nuovo insomma.
C’è però una differenza che il club tende a dare per scontata. Per quanto ho potuto verificare, questi sistemi sovrappongono contenuti ai pannelli che esistono davvero: moltiplicano ciò che c’è, non lo rimuovono (salvo quelle pubblicità aggiunte a lato delle porte, sul terreno dietro la linea di fondo). L’ipotesi del Camp Nou è un passo oltre: uno stadio senza cartelloni, con la pubblicità solo nel segnale. Non risultano Leghe che l’abbiano già fatto.
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— Pablo Giralt (@giraltpablo) October 29, 2026
Quanto conviene la pubblicità virtuale?
Il club riconosce che la decisione non è sua: dipende da emittenti e club, che dovranno accordarsi su un sistema che richiede prima di tutto un investimento. Il Barcellona avrebbe fretta, gli altri no. Sulla data, ammettono: forse tra un anno, forse tra dieci.
Qui l’economia si fa anche diritto, perché si aprono anche numerose domande. Se lo stesso metro di prato può essere venduto a otto mercati, chi lo vende e chi incassa? Quale normativa pubblicitaria vale: quella del paese in cui si gioca, di chi produce il feed o di chi guarda? Lo studio legale inglese Lewis Silkin ha posto la questione con l’esempio della legislazione francese, che limita le sponsorizzazioni sportive di alcolici: un feed della Bundesliga visto in Francia dovrebbe oscurarle?
Questioni sempre attuali, che magari meriteranno un approfondimento.
Vi è poi un altro aspetto da non sottovalutare: in un rapporto citato da SportBusiness, Ofcom (l’ente regolatore delle comunicazioni inglese – una sorta di AGCOM) mette in guardia circa il pericolo dell’affollamento pubblicitario.
C’è un dato di mercato che dovrebbe far riflettere chi sogna una fila zero senza cartelloni. ISG, l’agenzia che gestisce – tra gli altri – la pubblicità virtuale della Serie A, ha visto i ricavi calare del 31% nell’anno di bilancio chiuso a giugno 2025, e ha attribuito il calo a concorrenza e sovrabbondanza di offerta. Quando lo spazio si moltiplica, il suo prezzo scende.
Pertanto, aumentare le possibilità di vendita di un determinato “spazio pubblicitario” (in questo caso i cartelloni ai lati del campo) non significa necessariamente aumentare gli introiti.

E quindi?
A mio modestissimo parere, visto il trend a vendere qualsiasi spazio pubblicitario, penso sarà difficile che i cartelloni possano effettivamente sparire da tutti gli stadi e, magari, il Camp Nou potrà essere solo una avveniristica eccezione, dettata più da esigenze strutturali che tecnologiche.
Sarebbe l’unico caso in cui un club rinuncia a uno spazio da vendere (i cartelloni): e anche allora, a ben guardare, pur con un evidente controsenso, lo farebbe per guadagnare di più…
Domande ricorrenti
Perché alcuni posti del nuovo Camp Nou hanno la visibilità limitata?
Perché nel 1994 il terreno di gioco fu abbassato e il fossato eliminato per ricavare posti nel primo anello, senza tenere conto dei cartelloni pubblicitari fissi. Il progetto del nuovo stadio prevedeva di correggere la pendenza, ma nel 2021 la scelta di non spostare 12.000 abbonati ha reso il difetto quasi irrimediabile.
Quanto costano quei posti e c’è uno sconto?
Per il Clásico sono stati venduti a 1.109 euro, oltre il triplo del biglietto più economico del primo turno di vendita. Sul titolo compare un asterisco che avvisa della visibilità limitata, ma non è previsto alcuno sconto. I posti interessati sono circa 400 e di norma restano fuori dalla vendita, tranne quando la domanda è altissima.
Che cos’è la pubblicità virtuale negli stadi?
È la sostituzione digitale dei contenuti pubblicitari a bordo campo nel segnale televisivo, che permette di mostrare sponsor diversi a seconda del mercato. LaLiga la usa dal 2017 con Supponor, la Bundesliga l’ha approvata nel 2018 e può generare fino a cinque feed, la Serie A la applica a tutte le 380 partite tramite ISG. Nessuno di questi sistemi, però, elimina i pannelli fisici: li sovrascrive.
I cartelloni fisici spariranno davvero dal Camp Nou?
Il club lo auspica, ma riconosce che la decisione dipende da emittenti e club, e sulla tempistica si limita a dire «forse tra un anno, forse tra dieci». Un segnale in direzione opposta arriva dal mercato: ISG, che gestisce la pubblicità virtuale della Serie A, ha chiuso l’anno fiscale a giugno 2025 con ricavi in calo del 31%, attribuendolo alla sovrabbondanza di offerta.
💰 MoneyBall
Matteo Zaccaria
Coltiva la passione per tutti gli sport (tranne il cricket, che rimane un mistero), ma non ne pratica neanche uno (!). Avvocato vicentino, ma non “magna gati”. Appassionato del racconto sportivo in tutte le sue forme. Ritiene che se ti svegli nel cuore della notte per guardare una finale NBA, o hai una passione, o un problema, oppure entrambe le cose!
“Mi piace guardare lo sport in Tv. Contrariamente ai film non sai mai come va a finire”
(Michael Douglas)





