Tutti Convocati su Radio 24 – Nostalgia di “A tempo di Sport”

0
158

Colpevolmente, non abbiamo mai approfondito a sufficienza il mondo delle radio sportive. Ce ne sono molte, sia a livello locale – le famose “radio romane” -, che a livello nazionale. Del resto la radio è un medium che gode sempre di buona salute, riuscendo ad adattarsi in modo veloce ed efficace ai cambiamenti tecnologici (si pensi alle possibilità che si stanno aprendo con la diffusione degli smart speaker e con le nuove “autoradio”). Il metodo di rilevamento degli ascoltatori medi ci lascia sempre qualche dubbio e perplessità – di fatto, si tratta di un semplice sondaggio -, ma è sempre molto interessante per capire le forze in campo.

RADIO 24 – “TUTTI CONVOCATI” FA RIMPIANGERE “A TEMPO DI SPORT”

Venendo al rapporto radio&sport, pensiamo che la radio sia un medium in cui si possa parlare di calcio e delle varie discipline in modo completo e qualitativo. Ne è buon esempio Radio Sportiva, che riesce a coprire in modo brillante il palinsesto giornaliero, trattando diversi sport, senza fossilizzarsi solo sul calcio. Il tema del post, tuttavia, riguarda “Tutti convocati“, il programma quotidiano di Radio 24, condotto da Carlo Genta a cui si affianca Pierluigi Pardo e, nel fine settimana, Giovanni Capuano. Ammiriamo, nel complesso, lo stile e il modo di fare informazione e infotainment della stazione di Confindustria, che poche settimane fa ha festeggiato i suoi 20 anni di vita. Tutti Convocati, invece, si colloca un paio di gradini sotto rispetto al livello qualitativo medio del palinsesto di Radio 24 (compresa “La Zanzara” di Giuseppe Cruciani, programma discusso e discutibile, ma assolutamente geniale e innovativo per il modo libero e senza filtri di raccontare l’attualità politica). Durante il programma, emerge un diffuso sentimento di autoreferenzialità, di appartenenza a un club quasi esclusivo di opinionismo sportivo. L’imprinting complessivo dato da Genta e l’opportunità di alcune convocazioni (e non stiamo parlando dei vari Marelli, Stagi o Meloccaro) sono i due aspetti più problematici.

Durante il programma emerge un diffuso sentimento di autoreferenzialità, di appartenenza a un club quasi esclusivo di opinionismo sportivo

Spesso si ha l’impressione, netta, che Genta porti la trasmissione su un piano troppo personale (leggi analisi di alcuni temi a lui cari, ma di dubbio interesse). Ai nostri occhi, meglio, alle nostre orecchie, poi, rimarrà per sempre il peccato originale di anti-cultura sportiva del Nostro, in occasione delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014:

Da Blog-In Dentro lo Sport

Prezzemolino Pardo (Mediaset, DAZN, Radio 24 più mille altre cose: chapeau) fa la sua parte, dispensando giudizi condivisibili, seppur, a volte, troppo prudenti o “democristiani”. Giovanni Capuano, molto preparato sulle tematiche economico-sportive, ha un modo di trattare il calcio di stampo Ravezzaniano o Criscitielliano (non a caso collabora con entrambi), ovvero con una costante ricerca della polemica, della tensione argomentativa che, inevitabilmente, abbassa il livello del dibattito. Insomma, il programma che potrebbe rappresentare il punto di riferimento del panorama radiofonico-sportivo, è sostanzialmente la riproposizione in chiave radiofonica delle più classiche trasmissioni televisive. Nostalgia (canaglia) del programma predecessore di “Tutti Convicati”, quel “A tempo di sport”, condotto da Gigi Garanzini, in cui si ragionava di calcio in modo pacato, senza polemiche inutili e con maggior spazio per il confronto pubblico-conduttore (unico difetto: si parlava solo di calcio). Capiamo la volontà di Radio 24 – l’avvicendamento Garanzini-Genta fu effettuato nell’ormai lontanissima estate 2012 – di modernizzare il programma sportivo, rendendolo più in linea con lo stile rock dell’intero palinsesto. Probabilmente gli ascolti premieranno anche questa scelta – del resto alcuni discutibilissimi programmi televisivi registrano ottime audience – ma da non-editori e da convinti assertori dell’opinionismo sportivo non mainstream (fosse per noi fonderemmo un palinsesto con la presenza fissa dello stesso Garanzini e di Stefano Olivari, Sergio Tavcar, Marco Bonarrigo, Simone Basso, Massimiliano Ambesi, Pietro Nicolodi, Roberto Gotta, Eugenio Capodacqua e altri nomi lontani dal consueto circuito), preferiremmo di gran lunga un ritorno alle origini.

Lascia un commento

Scrivi il tuo commento!
Digita il tuo nome qui