“La musica è finita, gli amici se ne vanno” (ed io rimango solo).
È questo l’animo di un vero telepcspordipendente il giorno in cui, dopo una full immersion di (oltre) due settimane si ritrova a dover fare i conti con la quotidianità di eventi sportivi che ha la possibilità di vedere, che, però, nulla hanno a che vedere con il fascino di quelli che si sono disputati nei quindici giorni precedenti.
Che edizione è stata, la numero XXV dei Giochi Olimpici invernali per noi telepcsportdipendenti?
Un’edizione decisamente immersiva, grazie al (notevole) impiego dei droni FPV, che, per la prima volta, abbiamo visto nelle riprese delle discipline che si sono svolte all’interno di un budello, la pista Eugenio Monti di Cortina.
Ma anche un’edizione nella quale abbiamo avuto la possibilità di apprezzare particolari grafiche, inquadrature, replay stroboscopici (anche a 360 gradi), ai quali, quando è stato possibile, è stata dedicata una puntata mattutina di #BreakingNewsUltraSlowMo
Un’edizione, inoltre, nella quale, per la prima volta (anche grazie alle pagine social dei vari broadcaster) sono stati diffusi molti contenuti del dietro le quinte delle produzioni televisive, grazie ai quali è stato possibile dare un volto (e talvolta ascoltare la voce) di (una piccola parte di) coloro che hanno permesso di far entrare all’interno delle nostre abitazioni le immagini dalle varie sedi in cui si sono disputate le gare.
L’auspicio è che questo trend non si esaurisca con la fine dei Giochi Olimpici ma prosegua anche durante l’Olimpiade (da intendersi il periodo quadriennale di tempo tra un’edizione e l’altra), lasciando questo (tutt’altro che ingrato) compito a…. UltraSlowMo!
“Tutto molto bello” (cit.), quindi?
Più o meno, perché, a voler cercare il cosiddetto pelo nell’uovo, mi sarei aspettato…
In un’edizione, come quella appena conclusa, in cui notevole è stato l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, mi aspettavo, ad esempio, che, nelle gare dello sci alpino, i “team radio” fossero graficati nella lingua nazionale del broadcaster che si era aggiudicato i diritti per la trasmissione di quell’evento.
Poi, mi aspettavo una omogeneità delle grafiche tra le varie discipline olimpiche: per quale motivo, ad esempio, nelle qualifiche dello snowboard (ma anche durante le gare di bob) era sempre impresso nel teleschermo il cognome dell’atleta (o dell’equipaggio) in pista, cognome che, viceversa, era assente nelle gare di sci alpino (riprendendo un cavallo di battaglia dell’amico Lucio Celletti)?
Ed ancora: perché privarci durante le manche successive alla prima dello slittino, dello skeleton e del bob del vantaggio (o dello svantaggio) di chi stava per scendere lungo la pista rispetto a chi in quel momento era in testa alla classifica, come, invece, abbiamo visto durante i giganti o gli speciali dello sci alpino?
Una disomogeneità nelle grafiche delle varie discipline, che è emersa, a mio avviso anche nelle gare che si sono disputate lungo la Eugenio Monti di Cortina, in quanto (soltanto) nelle gare di bob (non in quelle di slittino e/o di skeleton) abbiamo visto impresso non solo un tachimetro con la velocità in tempo reale, ma anche la ricostruzione grafica del tracciato della discesa con la progressiva indicazione in tempo reale dell’esatto punto in cui si trovava il bob, vedendo impressa nella parte bassa del teleschermo l’esatta pendenza di quel determinato punto della pista.
Quanto, invece, ai dati raccolti in diretta (davvero notevoli per la quantità e la qualità delle rilevazioni) durante, ad esempio, i salti dello snowboard o dello sci acrobatico, gli stessi, a mio avviso, avrebbero potuto essere maggiormente valorizzati se, a fianco di ciascuno di essi, fosse stato impresso anche la (miglior) prestazione fatta registrare dall’atleta in quel momento in testa.
Quisquilie, maniacali, si badi bene, me ne rendo conto, che rappresentano i desiderata di un appassionato come me, che, comunque, ha comunque apprezzato quel che ha visto nel corso di queste due settimane.
Ha deluso le mie aspettative, invece, lo (soltanto) sbandierato (alla vigilia) nuovo modo di raccontare il curling, che non ho mai avuto la possibilità di intercettare, avendo, di fatto, fatta salva qualche nuova inquadratura dalla railcam, visto ciò che più o meno si era visto anche nella penultima edizione in Cina.
Un nuovo modo di raccontare gli incontri di curling attraverso la proposizione di una barra laterale nel teleschermo al cui interno viene riprodotta graficamente la pista, con la ricostruzione della traiettoria di lancio, ma anche, e soprattutto, con la proposizione di alcuni dati in tempo reale del lancio, come la velocità del lancio, quella di rotazione dello stone, ed altro ancora (puntata numero 214 di UltraSlowmo del 2 febbraio 2026)
E chissà che qualcuna di queste parole in libertà che ho scritto per dare vita a questa puntata di UltraSlowMo non venga recepita nella prossima edizione dei giochi olimpici invernali, durante i quali, per un “cecato” come me, spero che (anche grazie all’intelligenza artificiale o non so a quale altra tecnologia esistente fra un quadriennio) ci sia la possibilità di veder ancor più nitidamente il disco durante i match dell’hockey su ghiaccio.
Stay tuned!
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📺 ULTRA SLOW MO
Wenner Gatta
Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”
Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di SPORTinMEDIA la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV. Durante i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 ha pubblicato quotidianamente la rubrica #undòujiāngdaPechino. Da giugno 2024 ha lanciato Breaking News Ultra Slow-Mo, uno spazio per parlare in tempo reale di telecamere particolari, grafiche innovative e novità delle produzioni televisive.
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