La Serie A 19/20 deve finire: per (almeno) 233 milioni di motivi

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Siamo solitamente molto critici col Corriere dello Sport diretto da Ivan Zazzaroni. Niente di personale: semplice incompatibilità di visione dello sport e della relativa narrazione. Anche questo periodo di isolamento domiciliare (vedi differenza con “quarantena”), purtroppo, ha confermato l’ulteriore abbassamento del livello qualitativo del quotidiano. Basti dare un’occhiata al modo in cui è stata trattata e commentata la vicenda Higuain-Coronavirus, oltre che ad alcuni titoli in stile… Libero (Quotidiano) applicati al calcio. Per non parlare di un clamoroso errore in prima pagina.

Tuttavia, Sport in Media è un osservatorio indipendente e quando un mezzo di comunicazione – anche tra quelli solitamente criticati – pubblica qualcosa di interessante, è giusto rimarcarlo. Così, questa mattina, durante la consueta rassegna stampa (a proposito, L’Equipe in questo periodo sta sfornando delle prime pagine di livello assoluto), abbiamo notato una bella prima pagina del Corriere dello Sport che si elevava rispetto a quelle di Gazzetta (ok, non c’è lo sport, è difficile trovare argomenti validi ogni giorno, ma aprire a tutta pagina con un’intervista a Bastoni…) e Tuttosport (in cui trova spazio un’intervista al Bocia, capo degli Ultras atalantini).

Il Corsport ha centrato quello che è il punto nevralgico della questione “la Serie A 2019/2020 va conclusa o è giusto fermarsi qui?”. In questi giorni si sono sentite molte voci contrastanti da parte dei presidenti dei club. Tutte, come da tradizione, basate sul mero tornaconto personale/di club. Così Cellino, il cui Brescia è praticamente in Serie B, spinge per lo stop definitivo della stagione e una Serie A 2020/2021 a 22 squadre. Lotito, invece, con la Lazio in piena lotta per il titolo, avrebbe voluto riprendere gli allenamenti già questa settimana.

L’analisi di Zazzaroni è molto semplice. I soldi delle Pay-TV sono – per la stragrande maggioranza dei club di Serie A – l’unica vera e propria àncora di salvezza. L’unica via per far tornare i conti. Senza quei proventi molti club finirebbero gambe all’aria. Non è un caso che nelle ultime due settimane si sia anche ragionato circa un taglio agli stipendi dei calciatori. La situazione, come leggerete tra poco, è molto delicata.

DIRITTI TV SERIE A – IN BALLO L’ULTIMA TRANCHE DA 233 MILIONI DI EURO

Venendo alla sostanza delle cose, Sky, DAZN e IMG (società aggiudicataria dei diritti TV per la trasmissione della Serie A all’estero) devono versare nelle casse della Lega Serie A, l’ultima delle 6 rate bimestrali. Il Corsport parla di 233 milioni di euro complessivi. Il problema è che le esigenze immediate di Sky e dei club divergono notevolmente: mentre Sky, da un lato, minaccia di non versare la propria cifra (130 milioni) in assenza di notizie certe sul proseguimento della stagione, dall’altra parte alcuni club, vista la poca liquidità, avrebbero chiesto addirittura l’anticipo delle prime due rate della nuova stagione (l’ultima con l’attuale contratto Sky-DAZN-IMG). Non solo. Stando così le cose, Sky starebbe ragionando – pur garantendo la massima disponibilità al dialogo (del resto la Serie A e il modello di business di Sky Italia si sostengono a vicenda) – sulla possibilità di utilizzare l’articolo 1467 del codice civile, quello che parla di “eccessiva onerosità sopravvenuta”:

Nei contratti a esecuzione continuata o periodica, ovvero a esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili, la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto, con gli effetti stabiliti dall’articolo 1458. 2. La risoluzione non può essere domandata se la sopravvenuta onerosità rientra nell’alea normale del contratto. 3. La parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto (5).

Art. 1467 c.c.

Il tutto senza dimenticare come, a cascata, i consumatori del prodotto Pay-TV (Sky in particolare, visto che DAZN ha un tipo di abbonamento più flessibile) stiano continuando a pagare l’abbonamento pur in assenza di eventi sportivi. In tal senso, i contratti di Sky sono blindati dall’art. 1246 del codice civile (il “debitore”, cioè Sky, è liberato dalla “obbligazione”, non è tenuto dunque alla messa in onda della partita, se sopravviene una causa “a lui non imputabile”) e la TV di Comcast ha offerto in omaggio agli abbonati alcuni canali durante questo periodo. Tuttavia, dal punto di vista commerciale e dei rapporti con gli abbonati, questa situazione non è prolungabile all’infinito e in caso di stop definitivo alla Serie A, fioccherebbero le disdette, con tutte le conseguenze del caso.

la Serie A 2019/2020 dovrà necessariamente concludersi, nei modi e nei tempi permessi dal Coronavirus. ballano 233 milioni di euro, assolutamente imprescindibili per i club italiani

Ecco perché, sommando gli interessi dei club e quelli di Sky, la Serie A 2019/2020 dovrà necessariamente concludersi, nei modi e nei tempi permessi dal Coronavirus. Ballano 233 milioni di euro, assolutamente imprescindibili per i club italiani (salvo drastica riduzione degli stipendi, al momento poco probabile). Non è un caso se i vari organismi nazionali e internazionali stiano studiano tutte le combinazioni possibili per salvare il salvabile: dalle partite a porte chiuse a una Champions League assegnata in modalità Final 8 o Final 4, da un’estensione di 30 giorni dei contratti dei calciatori (in scadenza il 30/06) per permettere uno sforamento delle date, fino a a una nuova stagione senza soluzione di continuità (si chiude quella attuale il 31/07, si comincia la 2020/21 a inizio agosto). Di certo, per molti club di Serie A, il completamento della stagione in essere – con l’incasso dei diritti TV – rappresenta l’unica via di sopravvivenza.

Il Coronavirus e i suoi effetti imprevedibili hanno smascherato – è proprio il caso di dirlo – tutti i limiti e le mancanze dei club italiani, rimasti in vita in questi anni solo grazie ai soldi dei diritti TV. Soldi che ora, causa Coronavirus, non sono più così certi. Ne vedremo delle belle.

Immagine da www.rsi.ch/sport

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