Quanto accaduto domenica 27 settembre in occasione dei Mondiali di ciclismo di Montreal 2026 rappresenta solo l’ultimo scivolone della Rai nella gestione degli eventi sportivi. La lista è lunghissima: dirette interrotte bruscamente per dare la linea a un telegiornale, eventi sacrificati sull’altare di programmi intoccabili. E grazie all’infinita memoria storico-televisiva del Maestro Lucio Celletti abbiamo la possibilità di ripercorrere una per una queste topiche che, ciclicamente, fanno infuriare milioni di appassionati.
Attenzione: l’intento di questo speciale non è denigrare in modo indiscriminato il lavoro di Viale Mazzini. Come abbiamo sempre ribadito, in casa Rai ci sono professionalità di altissimo livello. Loro malgrado, però, anch’esse vengono penalizzate dalle nefandezze a cui assistiamo nella gestione dei palinsesti e da scelte che molto spesso finiscono per danneggiare l’evento sportivo trasmesso e chi lo sta guardando, cioè noi appassionati.
Potremmo dire che questo speciale assomiglia più a W la Rai della Gialappa’s Band: una rubrica degli anni Novanta che oggi risulterebbe attualissima, viste le scelte scellerate a cui assistiamo ancora adesso.
Non è un caso che la lista di Lucio parta dal 1972. Significa che questo modus operandi della Rai — l’impostazione, i problemi di gestione e di coordinamento tra i palinsesti — è sempre esistito e non si è mai riusciti a modificarlo alla radice. Sullo sfondo resta la considerazione di “non sacralità, non indispensabilità” dello sport e delle dirette sportive che sostanzialmente tutti i dirigenti Rai hanno “coltivato” in questi cinquant’anni e più.
Non è un caso nemmeno che qualcuno — l’amico Nicola Degli Ascolti, in particolare — abbia coniato un hashtag destinato, ahinoi, a non passare mai di moda: #lasolitarai.
Buona lettura di questo speciale e un grazie immenso a Lucio per le lezioni di storia dello sport in Tv che ci regala ogni settimana.
Simone Salvador
Qui la prima parte dello speciale:

Dagli anni Novanta al 2014
1992: non viene trasmessa in diretta la finale olimpica della Pierantozzi, per dare spazio al calcio (nazionale impegnata contro il Kuwait)
1992; non viene trasmessa in diretta la finale olimpica dell’individuale di ciclismo su pista.
1995: la finale del salto in lungo, vinta da Fiona May, comincia con un’ora di ritardo e per questo la telecronaca si conclude prima della fine, con l’azzurra in testa. Solo in Domenica sprint, si può assistere alla fine della gara.
2000: In Coppa del Mondo sfugge, invece, ad ogni logica aziendale quello slalom del 2000 a Wengen interrotto su Raitre a tre concorrenti dalla fine: il Telegiornale di Raitre delle 14,00, ancora una volta, intoccabile come una divinità, non poteva aspettare.
2002: Curiosa la finale olimpica delle gobbe maschili su Raisportsat con Lorenzo Lucianer: vengono mostrate tutte le discese dei finalisti, salvo gli ultimi tre. Non ci si dovrebbe ormai meravigliare più di niente, ma stavolta c’è un risvolto comico: la linea non passa ad altri sport ma rimane per oltre tre minuti un cartello con i programmi del giorno… giusto il tempo in cui avrebbero mostrare la fine della prova e i festeggiamenti al traguardo.
2004: non viene trasmessa in diretta la finale olimpica della sbarra, con l’oro di Igor Cassina.
2004: non viene trasmesso in diretta il tentativo di record del mondo riuscito nell’Asta della russa Isinbayeva, perché era già cominciata la trasmissione del dopo gare olimpiche.
2007: qui parte l’epopea del Tg2 moderno. Ai mondiali di Osaka con Antonietta Di Martino, la linea passa al Tg2 e il telecronista Franco Bragagna rimarca la poca elasticità del Telegiornale della seconda rete. Però la gara continuò sul canale di Raisport.
2014: Maicol Rastelli arriva terzo in Coppa del Mondo di sci nordico a Drammen. La gara non venne trasmessa sui canali di Raisport al punto che sulla pagina Fb arrivarono le scuse da parte dei vertici Rai. In effetti c’erano solo rubriche rinviabili e quella gara non trasmessa non aveva senso.
2014: Una scelta inaccettabile e priva di ogni logica editoriale in epoca col doppio canale. Non ci sono altri modi per definire la decisione di Rai Sport di interrompere la diretta della finale del Roland Garros. Privare i telespettatori italiani dell’epilogo dell’unico torneo dello Slam trasmesso in chiaro in quel periodo fu uno schiaffo a tutti gli appassionati di sport. Il blackout è scattato nel momento più drammatico del match: sul 4-4 del terzo e decisivo set tra Maria Sharapova e Simona Halep, la regia di Rai Sport 1 ha staccato la linea sul più bello. Il motivo? Lasciare spazio al calcio, per la precisione al playoff di ritorno di Lega Pro tra Frosinone e Lecce. Una programmazione che ha sacrificato un evento del tennis mondiale per dare la precedenza a una partita della terza serie nazionale, lasciando il pubblico praticamente inferocito.
P.S., se ricordate altri episodi specifici di scivoloni Rai in ambito sportivo – fino al 2014 – segnalateli pure.
Chi ha guadagnato dagli scivoloni Rai
Molto spesso i canali concorrenti hanno beneficiato di questi scivoloni: nell’arco temporale Tv Svizzera, France2, TMC, TeleCapodistria, le tv tedesche, austriache e soprattutto Eurosport.
Vengono escluse da questo novero le manifestazioni non trasmesse per sciopero fra cui ricordiamo solo alcune fra le più importanti: Italia-Bulgaria 1969 amichevole di calcio, alcuni giorni del Giro d’Italia 1982, le Milano Sanremo del 1982 e del 1989, una nottata delle Olimpiadi di Seul 1988, la prima giornata della Coppa Europa di atletica a Roma nel 1993. E tanto altro che la memoria ha dimenticato.
A queste si aggiungono le tante gare trasmesse ad orario per nottambuli: durante un Eurogol gli stessi Giorgio Martino e Gianfranco De Laurentis, una volta salutarono con un Buongiorno per rimarcare ironicamente l’inizio della trasmissione troppo notturno.
Due parole sull’episodio di domenica scorsa
Due parole sull’episodio di domenica scorsa: l’abitudine del Tg2 che si intromette e interrompe le gare delle 13:00 o delle 20:30 sul più bello è un dogma burocratico intoccabile che calpesta il rispetto per gli abbonati. Siamo ostaggi di logiche sindacali preistoriche e di palinsesti di cemento armato che non si possono accorciare o far slittare nemmeno di dieci minuti, rendendo del tutto inutile qualsiasi finta modernizzazione: possono inventarsi anche dieci canali RaiPlay Sport, ma se poi qualcuno si distrae e non sa gestire una transizione regolare delle gare, a pagare il prezzo di questa miopia è sempre la moltitudine di spettatori. Basterebbe un briciolo di flessibilità e il ritorno del “serpentone” con Raitre, lasciando lo sport in diretta sullo schermo per salvare capra e cavoli. In ogni caso ancora si paga quella scellerata scelta di chiudere Raisport2. L’unica soluzione, per così dire, da ombrello protettivo, è la sistematica trasmissione di tutte le dirette su Raiplaysport, in fondo quel che faceva Eurosport tv.
Chiudiamo con le parole del mitico Alessandro Bergonzoni, da dedicare bonariamente ai Direttori di Raisport, passati, presenti e futuri:
«Il peggio è passato, vi saluta e ha detto che se avete bisogno di lui c’è sempre!»
Se ti sei perso la prima parte dello speciale, dal 1972 al 1989:

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