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SPORTinMEDIA > Storia Sport&Media > Il ciclismo a Montréal: dal Mondiale 1974 a oggi | Viale delle Rimembranze #143
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Il ciclismo a Montréal: dal Mondiale 1974 a oggi | Viale delle Rimembranze #143

Ultimo aggiornamento 2026/09/18 at 11:14 AM
Lucio Celletti 9 ore fa
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In questa puntata

Ciclismo da iride e non solo
Il polacco Janusz Kowalski vince il Mondiale Dilettanti 1974 a Montréal. Il giorno dopo, Eddy Merckx conquista il suo terzo titolo iridato superando Poulidor, mentre l’azzurro Santambrogio chiude al quarto posto. Due anni più tardi, sullo stesso circuito, lo svedese Bernt Johansson vince l’oro olimpico 1976; l’italiano Giuseppe Martinelli ottiene l’argento dopo la squalifica del tedesco Thaler. Nel 1990, sempre a Montréal, Franco Ballerini si impone per distacco in Coppa del Mondo. Si ricorda il primo dei quattro titoli mondiali a cronometro di Fabian Cancellara a Salisburgo 2006 e lo storico trionfo del dilettante Alfio Ferrari al Mondiale di Reims 1947 dopo una fuga di 164 chilometri. Viene inoltre riproposto un raro filmato a colori del Mondiale 1956, vinto dal belga Rik Van Steenbergen.

Il telecronista
Viene celebrata con una vittoria di Giorgio Rocca la carriera dello storico telecronista Rai ed Eurosport Carlo Gobbo.

Calcio
Il Napoli vince 1-0 contro la Fiorentina a Firenze nel 1990 con un gol decisivo di Fusi commentato da Martellini. Nel match della stagione 1971-72, il Mantova viene piegato dalla doppietta e dalla rovesciata del mantovano Roberto Boninsegna, capocannoniere dell’Inter di Invernizzi.

L’omaggio triste
Un tributo alla indimenticata leggenda norvegese della corsa Grete Waitz, vincitrice di 9 Maratone di New York, con le immagini del suo record mondiale sui 3000 metri stabilito a Oslo nel 1975.

Il video che non c’è
L’Inter perde clamorosamente lo scudetto 1967 all’ultima giornata a causa di un errore del portiere Giuliano Sarti, che regala l’1-0 al Mantova e il titolo alla Juventus. La Rai ha smarrito o sovrascritto il nastro della partita; da qui l’appello improbabile per ritrovare pellicole amatoriali in Super8.

Dopo 142 puntate in cui abbiamo avuto il piacere di divulgare i più vicini e lontani eventi delle sport, la rubrica sente l’esigenza di trasformarsi. È il tempo stesso a guidare gli eventi attraverso un palleggio diretto fra passato e presente. Il passaggio da rubrica a rotocalco dove il tempo stesso collega il presente della cronaca incombente al passato della memoria. Seguiteci.

Retroday (un riflesso dal passato legato agli eventi prossimi)

MONTREAL E IL FILO DELL’IRIDE: il grande ciclismo iridato sbarca quest’anno sul selettivo circuito del Mont-Royal a Montréal, E’ impossibile (per gli anzianotti patiti) non lasciarsi sopraffare dai ricordi. Quelle strade riaprono un album della memoria legato alle storiche sfide mondiali del 1974, alle Olimpiadi del 1976 e alle 4 stagioni di Coppa del Mondo.

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1. Il Mondiale Dilettanti del 1974 – Sabato 24 agosto. La prova in linea riservata ai Dilettanti andò in onda in diretta sui canali Rai. Al microfono con Adriano De Zan ci fu un opinionista ante litteram: Nino Defilippis, l’indimenticato asso del ciclismo piemontese allora commissario tecnico degli azzurri professionisti. La corsa vide il trionfo della Polonia con la vittoria di Janusz Kowalski, capace di regolare in una serrata volata il favoritissimo connazionale Ryszard Szurkowski. Di quella gara rimase impressa la particolarissima, non eccelsa, descrizione dello sprint finale, catturata in diretta ravvicinata dalla telecamera mobile della televisione canadese, salvo, appena, gli ultimi 20 metri. Video senz’audio.

2. Il Mondiale Professionisti, Domenica 25 agosto 1974. Tardo pomeriggio/prima serata in Italia. La corsa dei Professionisti rimase scolpita nella memoria dei telespettatori italiani per un collegamento Rai decisamente ridotto all’osso, limitato quasi esclusivamente alle battute conclusive dell’ultimo giro di gara, con il coraggioso Thevenet alla fine della sua fuga. Nonostante la brevità del collegamento, le immagini immortalarono la leggendaria vittoria di Eddy Merckx. Il “Cannibale” conquistò la sua terza maglia iridata imponendosi senza storia nello sprint a due sul rivale francese Raymond Poulidor. La spedizione azzurra: venivamo da due successi iridati nei due anni precedenti e per tal motivo c’erano grandi aspettative sugli azzurri. Ma Gimondi era caduto la settimana prima alla Bernocchi e il giovane Franceco Moser non riuscì a rimanere con i primi, pur tuttavia chiudendo al settimo posto. Giacinto Santambrogio, gregario di lusso, sfiorò il podio chiudendo al 4° posto, staccato di soli 39 secondi dal vincitore al termine di una corsa generosissima, perdendo il bronzo dal transalpino Mariano Martinez.

3. La Prova Olimpica Individuale. Lunedì 26 luglio 1976. Due anni più tardi, lo stesso identico circuito collinare ospitò i Giochi Olimpici. La corsa fu vinta per distacco dallo svedese Bernt Johansson, che si mise al collo la medaglia d’oro. Alle sue spalle, la volata per il secondo posto fu inizialmente regolata dal tedesco occidentale Klaus-Peter Thaler, con Giuseppe Martinelli che tagliò il traguardo in terza posizione. Subito dopo l’arrivo, però, la giuria retrocesse Thaler per via di una condotta scorretta durante lo sprint. Martinelli venne così promosso a medaglia d’argento, mentre il bronzo fu riassegnato al polacco Mieczysław Nowicki. La notizia fu data da Paolo Rosi, dopo che, finita la gara, la linea era passata all’atletica. Quell’argento ci ripagò anticipatamente della “delusione” per il quarto posto di Mennea nei 200, qualche ora più tardi. In questa occasione ciclistica la Rai non garantì la stessa doviziosa e continuativa copertura oraria offerta invece dalla Tsi (la televisione svizzera in lingua italiana). A penalizzare la diretta italiana furono le rigide esigenze di palinsesto del Telegiornale: interrompendo la linea da Montréal, si finì per “rompere le uova nel paniere” a tutti gli appassionati incollati allo schermo. Dovevamo capire già allora l’inamovibilità dei Telegiornali, quasi come entità ultraterrene inscalfibili. Qui la telecronaca della gara con Adriano De Zan. Di grazia fiorita, il Tg si era concluso fortunamente per seguire compiutamente la fase conclusiva.

4. Dal 1989 la corsa di Montreal. con denominazione Gran Premio delle Americhe ha fatto parte del circuito di Coppa del Mondo per quattro anni. fino al 1992. L’edizione per noi da ricordare è quella del 30 settembre 1990, con vittoria di Franco Ballerini per distacco.

5. Un rimando anche alla giornata calcistica che ci propone FIORENTINA-NAPOLI. Ecco la sfida del 28 gennaio 1990; fu un incrocio decisivo per lo scudetto partenopeo, rimasto celebre sia per lo scenario insolito sia per la dinamica del gol. Lo Stadio Comunale di Firenze era infatti limitato per i lavori di ristrutturazione e ammodernamento in vista dei imminenti Mondiali di Italia ’90. Il gol che decise l’incontro arrivò al 16° minuto del primo tempo per il definitivo 0-1. Seguiamo la rete di Fusi col commento di Nando Martellini, già in pensione dal 1986 ma sempre in collaborazione con la Rai. Audio un pò ovattato

Rotondità del tempo (eventi da anniversari rotondi)

Domenica 20 settembre scatta il mondiale di ciclismo con la prova individuale. Seguiamo l’edizione contro il tempo per la categoria elite del 2006. Fu l’edizione che consacrò l’elvetico Cancellara, al primo dei suoi quattro titoli mondiali tra il 2006 ed il 2010. Lo eguaglierà nel 2016 il tedesco Martin mentre quest’anno può arrivare alla quadripletta anche Evenepoel. Venti anni fa, a Salisburgo, vittoria per Cancellara, dominando sullo statunitense Zabriskie e sul kazako Vinokurov. Per Eurosport Andrea Berton e Franco Cribiori.

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Tu chiamale se vuoi…riemersioni (eventi che escono dall’oblio)

Il 3 agosto 1947, sul circuito francese di Reims, il ciclismo italiano conquistò una storica vittoria al Mondiale Dilettanti su strada grazie ad Adolfo, detto Alfio Ferrari. Nato a Sospiro (Cremona) nel 1924, il corridore dominò la gara tagliando il traguardo alla media di 38,606 km/h dopo 164 chilometri di fuga. Il campione cremonese è scomparso nel 1998 e, a perenne memoria delle sue epiche imprese, il comune di Cremona gli ha co-intitolato la pista ciclistica del Parco del Po

Il telecronista della settimana

C’è chi lo sport lo guarda e chi, con la sola forza della voce, riesce a farlo vivere. Inauguriamo oggi uno spazio speciale per celebrare la telecronaca, con le voci più amate dello sport. Ovviamente la pagina propone altri video di telecronisti, ma questo è lo spazio del telecronismo e del telecronista. Cominciare questo cammino senza Carlo Gobbo sarebbe stato impossibile. Ci ha sempre sostenuto e spesso ha apprezzato il nostro lavoro. Un professionista che ha fatto la storia della televisione sportiva. Al di là di questa scelta personale, Carlo Gobbo è stato ed è ancora un telecronista amato ed apprezzato. Dai microfoni della Rai fino alle grandi dirette di Eurosport, il suo stile inconfondibile continua a vivere nei ricordi nostalgici di chi ama il grande sport. Imprescindibile il legame con la sua Valle d’Aosta e con il mondo degli alpini. Alle Olimpiadi del 1992 seguì il bob, quindi ha curato lo sci alpino e vari altri sport invernali al parterre di partenza o di arrivo, commentando anche il superg di Lech del 1993. Dal 1995/96 con Furio Focolari, compianto Vicedirettore della Tgs, Gobbo ha cominciato in pianta stabile con le prove veloci mentre Focolari seguiva ancora le prove tecniche (con Tomba protagonista). Il passaggio alla cattedra primaria di telecronista è avvenuto dopo i Mondiali della Sierra Nevada (Febbraio 1996). Vogliamo seguire Gobbo nello slalom vittorioso di Giorgio Rocca a Chamonix del gennaio 2004. Anche con Paolo De Chiesa, al microfono, assistere al filmato non è solo un bel…vedere ma anche un bel sentire.

Buio in video

Altra nuova rubrica, solo discorsiva. Quando non esistono più i video a supporto della storia. Gli archivi televisivi custodiscono misteri inspiegabili. È il caso del drammatico epilogo del campionato di Serie A 1966-67. Per garantire la massima regolarità, la Lega Calcio decise di sdoppiare la 34ª e ultima giornata: cinque partite senza verdetti di rilievo si giocarono domenica 28 maggio, mentre i quattro incontri decisivi per lo Scudetto e per la retrocessione vennero posticipati a giovedì 1° giugno 1967. Venne così concesso un po’ di riposo all’Inter, reduce dalla finale di Coppa dei Campioni persa a Lisbona il 25 maggio, ma lo slittamento coinvolse inevitabilmente anche le squadre invischiate nella lotta per non retrocedere, come la Lazio (che nel contempo giocava a Torino, contro la Juve), la Spal e il Brescia. I nerazzurri di Helenio Herrera arrivarono a Mantova svuotati. Al 49′ si consumò il dramma: l’ex Beniamino Di Giacomo calciò un traversone morbido e senza pretese dalla sinistra. Il portiere dell’Inter, Giuliano Sarti, commise un errore clamoroso: la palla gli sfuggì di mano ed entrò in rete. Subito dopo la papera, Sarti sfogò il suo imbarazzo e la disperazione dando ripetute capocciate contro il palo. Quel gol sancì l’1-0 definitivo e consegnò lo scudetto alla Juventus (vittoriosa sulla Lazio, che retrocesse in Serie B). Fu davvero un epilogo clamoroso per i neroazzurri che persero un campionato dominato almeno fino ad aprile. Il mistero delle immagini scomparse e un appello ai collezionisti. Nonostante la Rai avesse trasmesso la sera stessa uno speciale con ampie fasi della gara, la televisione di Stato ha più volte dovuto confermare di non possedere alcuna immagine filmata di quel match nei propri archivi, probabilmente a causa della sovrascrittura o del riutilizzo dei vecchi nastri magnetici dell’epoca. Di quel pomeriggio al Danilo Martelli restano solo preziose fotografie in bianco e nero e i resoconti scritti. Sono invece tornate dal passato le immagini contemporanee della sfida della Juventus e i riflessi da telecamera di Spal-Venezia. Tuttavia, già a quel tempo i cineamatori più appassionati frequentavano gli stadi armati di cineprese private. La speranza…flebile…è che qualcuno possa aver filmato gli spalti e il campo in formato Super8 o 8mm oppure aver filmato a casa la gara (di “pazzi” ce n’erano anche allora). Quindi se qualche anziano appassionato oppure qualche discendente ci dovesse leggere, farebbe gran cosa nel pubblicare il filmato sui portali attualmente in essere, dandocene notizia. Crediamo non ci risponderà nessuno ma sperare non crea esborsi.

A…rcheocalcio

La rubrica parte per questo scorcio di autunno precoce, poi sarà sostituita dalle località dello sci scomparse dai circuiti principali, ritornando a fine stagione invernale. Ci occupiamo di squadre che hanno conosciuto la Serie A, ma sono sparite dai radar della massima divisione. Restiamo nei dintorni di Palazzo Te. E’dal maggio 1972 che il Mantova ha salutato la serie A. Qui vediamo i biancorossi in un confronto di fine stagione con l’Inter (29ma giornata). La squadra virgiliana resiste un tempo prima che venga affondata da un giocatore nativo di Mantova, Roberto Boninsegna. Ecco le due reti di Bonimba, fra queste un goal in rovesciata, esercizio in cui eccelleva. E’ proprio lui il capocannoniere del torneo con 22 reti. La squadra neroazzurra (attesa alla prossima finale di Coppa dei Campioni, contro l’Ajax) è allenata da Giovanni Invernizzi detto Robiolina. Il nomignolo nacque sui giornali dell’epoca e tra i tifosi per l’ovvia omonimia con la famiglia industriale lombarda dei formaggi. In realtà, il tecnico nerazzurro non aveva alcun legame di parentela con i proprietari dell’azienda casearia. Quanto al MANTOVA dopo anni difficili, vi fu una stagione in grande spolvero nel 2005-06. Solo il Torino e i play off impedirono ai lombardi uno storico ritorno in Serie A.

Carnet noir

Quem putamus perisse praemissus est (Seneca).

Purtroppo la vita è una metafora dello sport, ci sono battaglie che si concludono in ospedale ed a volte si concludono non solo con il dolore dei familiari ma (ahimè) con una sonora sconfitta per la medicina e della chirurgia.

Vorremmo ricordare Grete Andersen-Waitz, straordinaria fondista norvegese, che ci ha lasciato 15 anni fa dopo una lunga battaglia, vincitrice di 9 maratone di New York, il maggior numero di vittorie in una singola maratona in una grande città nella storia. Vinse la medaglia d’argento ai Giochi Olimpici del 1984 a Los Angeles e una medaglia d’oro ai Campionati del Mondo del 1983 a Helsinki. Fu anche cinque volte vincitrice dei Campionati del Mondo di corsa campestre.. La vediamo in una delle sue prime imprese, in pista, nel 1975, quando batté il record del mondo dei 3000 metri, correndo in 8:46.6 a Oslo.

Viale delle Rimembranze story

Benvenuti, ancora, al debutto della quinta stagione della nostra rubrica d’archivio! Molti telespettatori si sono aggregati in corsa. Crediamo sia utile riproporre alcuni filmati: abbiamo la fortuna che la storia dello sport non invecchia mai, ma acquista valore nel tempo.

Restiamo in tema di mondiali di ciclismo. Proprio nell’estate del 2023, vi mostrammo uno dei video, a nostro avviso, più belli. Il mondiale di ciclismo del 1956, con splendide immagini a colori. Ecco a voi quell’evento a mò di memento, giusto quest’anno che ne ricorrono i settant’anni. Fu un autentico dominio del Belgio

1Rik Van SteenbergenBelgio7h26’15”
2Rik Van LooyBelgios.t.
3Gerrit SchultePaesi Bassis.t.
4Stan OckersBelgios.t.
5Fred De BruyneBelgios.t.
6Germain DeryckeBelgios.t.

Rassegna stampa a cura di Marcello Moccia

Ed ecco i vari temi trattati nel video, con la rassegna stampa di March Moccia, che ci accompagna anche quest’anno e che ringraziamo per l’enorme lavoro.

Un appello ai lettori

La nostra offerta è di nicchia, ma questa è la nostra forza. Essere scevri da una ricerca del pubblico oltremisura. Sappiamo che la nostra proposta è per superappassionati ma siamo fieri della nostra unicità ed originalità. Il pubblico medio preferisce guardare solo all’attualità e non sporgersi ne’avanti, ne’ dietro. I social ne sono l’espressione diretta: basta che un nostro campionissimo sbaglia e giù insulti, frasi poco gentili, dimenticando i successi per i quali è diventato famoso. La passione attuale non ha generalmente memoria. Noi ci rivolgiamo invece al superappassionato per aprire una rubrica fissa o saltuaria per esaudire le richieste. Escludendo i mondiali/europei di calcio e le Olimpiadi (sottoposte a problemi di copyright), se ci sono eventi che intendete rivedere in highlights brevi (fino al 2015) saremo lieti di accontentarvi nei limiti delle disponibilità. Se ci siete battete un colpo, fermo restando che utilizzeremo il criterio cronologico delle richieste. Se non ci saranno, celebreremo l’evento con autoironia; in fondo servirà per capire quale è il livello di interesse della storia dello sport. Noi comunque apprezzavamo Renzo Arbore chiamò una sua trasmissione, “Meno siamo, meglio stiamo”…

Un saluto a tutti, a Sportinmedia che ci ospita con pazienza, al nostro collaboratore Marcello Moccia, un saluto ai colleghi delle altre rubriche. Ci sentiamo la prossima settimana.

LUCIO CELLETTI

Lucio Celletti è un ricercatore e divulgatore italiano specializzato nella storia della televisione sportiva. La sua attività principale si concentra sul recupero di filmati d’epoca legati a eventi agonistici, trasmessi originariamente dalle emittenti televisive nazionali e internazionali. È stato il fondatore di canali tematici, tra cui Archeologia dello Sport (archeosport) e Telesciando. La sua opera si sviluppa su base documentaristica e non a scopo di lucro. L’obiettivo dichiarato dei suoi progetti è la salvaguardia della memoria collettiva legata allo sport ed al telecronismo.

La presente pagina, Viale delle Rimembranze è una video-rubrica, nata nel 2023, ospitata dal portale SPORTINMEDIA di Simone Salvador. Lo spazio propone la pubblicazione di filmati d’archivio rari o inediti sul web. Ogni appuntamento utilizza immagini storiche per ripercorrere eventi agonistici del passato, documentando nel contempo la storia del giornalismo sportivo e l’evoluzione delle telecronache radiotelevisive.

Lucio Celletti

www.telesciando.it

CANALE YOUTUBE:
Lucio Celletti Archeosport

Opera di cultura divulgativa senza scopo di lucro

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TAG: Adriano De Zan, archivi Rai perduti, Carlo Gobbo telecronista, Eddy Merckx 1974, Lucio Celletti, Mantova-Inter 1967, Mondiali ciclismo Montréal, Olimpiadi Montréal 1976, Viale delle Rimembranze
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