Negli ultimi anni il calcio femminile è entrato con decisione nel dibattito legato allo sport business. Lo abbiamo visto nei numeri dei Mondiali, negli stadi pieni, nei nuovi sponsor e nella crescente attenzione delle piattaforme digitali.
Eppure, guardando con attenzione, la percezione del movimento è ancora fatta di luci e ombre: un settore in pieno sviluppo, sì, ma non sempre sostenuto da basi economiche solide.
L’Italia è un caso interessante, perché si trova esattamente nel mezzo della trasformazione: non indietro, ma nemmeno tra i Paesi più avanti.
E per capire dove siamo, è utile guardare quello che ci sta attorno e come si sono posizionati gli altri grandi mercati europei.
Vediamo di capirci qualcosa di più.
Un pubblico che cresce, ma da fidelizzare davvero
La prima grande novità degli ultimi anni è la composizione del pubblico del calcio femminile: più giovane, più internazionale, molto più legato ai social, meno “tifoso tradizionale” e più “sport fan” in senso lato.
E questo è un enorme vantaggio competitivo rispetto al calcio maschile, dove gran parte della comunicazione è ancora rigida e un po’ più ingessata.
Il problema però qual’è? La fidelizzazione.
Nel calcio femminile, portare 40.000 persone allo stadio in un big match è possibile; farle tornare per ogni giornata no. E questo succede ovunque, non solo in Italia.

I modelli europei
🇬🇧 Regno Unito – L’unico vero modello “industriale”
La Women’s Super League (WSL) è oggi il paradigma (benchmark) europeo.
I diritti TV sono stati venduti a BBC e Sky con cifre significative (si parla di 65 milioni di sterline – 75 milioni di euro a stagione, non pochi in questo contesto), gli stadi sono spesso pieni, soprattutto per i big match e gode di un progetto federale e commerciale solidissimo.
Non meno importante anche l’aspetto della comunicazione,allineata con quella del calcio maschile.
In UK il calcio femminile è percepito come un prodotto in sé, non come un’estensione “minore” del movimento calcistico maschile. Non è un caso se i club inglesi sono i più aggressivi sul mercato e i migliori a livello di storytelling.
🇪🇸 Spagna – Talento e pubblico sì, governance no
La Liga F ha numeri importanti e campionesse globali come Putellas o Bonmatí, ma vive un contesto caotico, con conflitti istituzionali continui, alcune difficoltà rilevate nella vendita dei diritti TV e tensioni tra club e federazione.
Il pubblico c’è ed è entusiasta, ma la percezione all’estero è di un movimento forte “sul campo”, fragile “fuori”.
🇩🇪 Germania – Tradizione, ma senza boom
In Germania il calcio femminile ha radici profonde, ma non ha ancora vissuto il suo vero salto commerciale.
Buona qualità sportiva, pubblico appassionato, stadi “dignitosamente” pieni, produzione televisiva adeguata…mah?
Manca la scintilla del grande evento mediatico. È un modello solido, ma poco esplosivo.
🇫🇷 Francia – L’effetto PSG/OL non basta più
La Francia è un caso particolare: ha due superclub (PSG e Lione) che hanno dominato l’Europa, ma non un mercato interno altrettanto forte.

🇺🇸 Il calcio femminile negli USA: la NWSL
Il calcio femminile negli Stati Uniti vive da qualche anno un momento di svolta e merita un capitolo a parte.
Oggi la NWSL non è più una lega di nicchia: grazie a investimenti, nuovi accordi media e un crescente interesse del pubblico, è diventata uno dei pilastri tra gli sport professionistici femminili nel mercato americano.
La NWSL ha da poco siglato un accordo di lungo termine per i diritti tv con grandi player: tra i broadcaster/streamer coinvolti ci sono ESPN, CBS Sports, Prime Video e altri soggetti. Il pacchetto, su più anni, vale centinaia di milioni di dollari — segno del valore crescente attribuito al movimento.
Il modello di distribuzione è misto: partite su reti tradizionali, streaming su piattaforme digitali, copertura sia inglese che in lingua spagnola. Questo mix aumenta l’accessibilità e amplia il pubblico potenziale.
Ascolti e crescita: numeri da record nel 2024-2025
La crescita della NWSL si vede anche — e soprattutto — nei numeri di audience recenti:
- La stagione 2025 su piattaforme ESPN / ABC / Disney+ / ESPN Deportes ha segnato un +61% nella media spettatori per partita rispetto al 2024: da 141.000 a 228.000 spettatori medi.
- Partite significative — specie finali, derby o match di cartello — raggiungono numeri sostanziosi: l’ultimo titolo (finale 2025) ha ottenuto 1,184,000 spettatori in prime time su CBS, record assoluto nella storia della lega.
- Anche la stagione 2024 aveva già stabilito un record: la finale aveva mediamente attirato 967.900 spettatori, con un picco sopra il milione.
- Parallelamente alla tv, aumentano anche gli spettatori digitali e l’engagement sui social; l’incremento di interesse ha favorito anche merchandising, sponsorizzazioni e visibilità delle giocatrici.
Secondo una stima recente, il mercato dello sport femminile negli USA — grazie a leghe come la NWSL e la Women’s National Basketball Association (WNBA) — potrebbe raggiungere un valore complessivo di 2,5 miliardi di dollari entro il 2030.

🇮🇹 E l’Italia? Un movimento giovane, ma con basi più robuste di quanto sembri
L’Italia è nel pieno della ri-costruzione del suo “ecosistema femminile”.
Il professionismo ha dato una spinta decisiva, i club investono di più, la Nazionale ha avuto un momento di grande visibilità dopo il Mondiale 2019 e gli ultimi Europei, dove la squadra è giunta alle soglie di una storica finale.
Ma rispetto ai Paesi citati, in sintesi, siamo:
- più avanti della Germania sul fronte social e digital;
- meno solidi della WSL sul piano commerciale;
- più stabili della Spagna;
- meno “ricchi” della Francia.
Insomma: siamo nel gruppo di metà classifica, con possibilità di scalare rapidamente se il sistema decide di crederci davvero.
Diritti TV in Italia: la vera cartina di tornasole
Qui arriviamo al punto economico più delicato: la monetizzazione.
Questa è la situazione attuale:
- DAZN ha i diritti della Serie A femminile fino al 2027.
- RAI trasmette una partita in chiaro a giornata.
- La produzione è migliorata sensibilmente rispetto agli anni precedenti.
Questi sono passi avanti importanti: un tempo la Serie A femminile era praticamente invisibile. Se ricordiamo ha attraversato anche una fase di grande valorizzazione, quando i diritti erano di Sky Sport, che al solito dava ampio spazio al proprio prodotto, con servizi anche nei telegiornali, di modo che vi fosse una narrazione costante.
Ma il contraltare era la limitata visibilità, che non fa certo bene a uno sport che punta ad emergere.
Gli anni di trasmissione su La7 invece sono stati, a mio avviso deleteri per tutto il movimento, con un regresso tanto dal punto di vista produttivo che di visibilità. Le partite erano “in chiaro”, ma c’era poca pubblicizzazione delle stesse, collocate spesso su un canale secondario (La7d), pochi spettatori, insomma un (mezzo) flop.
L’assetto attuale può offrire invece diversi vantaggi, in quanto vede calcio femminile italiano con lo stesso broadcasting di tutta la SerieA, ponendosi in una sorta di complementarietà rispetto al campionato maschile.
Non solo, ma DAZN stessa è un po’ la “casa” del calcio anche femminile, dal momento che permette di vedere le partite de LaLiga F e della Frauen Bundesliga. Inoltre, grazie a questo accordo, la Serie A Women viene trasmessa anche in USA, Canada, Giappone, Germania, Austria, Svizzera, Spagna, Irlanda, UK, Portogallo, Belgio e Polonia.
Peraltro, parte delle partite e gli highlights sono visibili da tutti coloro i quali abbiano un profilo DAZN (vecchi abbonati), pur non avendo sottoscritto un abbonamento in corso.
In secondo luogo, la possibilità di sfruttare una finestra in chiaro, questa volta con la Rai, fornisce certamente ben altra visibilità ed esposizione al grande pubblico.

Il valore delle calciatrici: asset narrativi unici
Tralasciando per un attimo i ragionamenti legati a media e diritti tv, su cui torneremo subito, è forse il caso di soffermarci su quello che forse è uno dei punti di forza del calcio femminile, la personalità delle sue protagoniste:
- più vicine al pubblico,
- più autentiche,
- più presenti sui social,
- spesso portatrici di temi identitari e sociali.
Alexia Putellas, Sam Kerr, Aitana Bonmatí, Ada Hegerberg, Alex Morgan: sono brand personali, oltre che atlete.
E l’Italia? Sta iniziando a coltivare figure simili: Giugliano, Girelli, Caruso, Linari che, se valorizzate bene, possono trainare l’intero movimento.

Ecco una tabella con alcuni degli stipendi stimati delle calciatrici femminili più forti al mondo (2025), con indicazione del club di appartenenza. Come tutte le cifre nel calcio femminile, i valori sotto sono da considerarsi stime basate su fonti pubbliche, con tutte le cautele del caso.
Stipendi stimati top calciatrici (2025)
| Giocatrice | Club (2025) | Stipendio annuo stimato* |
| Aitana Bonmatí | FC Barcelona Femeni (Spagna) | €1.100.000 |
| Alexia Putellas | FC Barcelona Femeni (Spagna) | €800.000 |
| Sam Kerr | Chelsea FC Women (Inghilterra) | €565.000 |
| Keira Walsh | FC Barcelona Femeni (Spagna) / o Chelsea — a seconda della fonte | €473.000 |
| Ada Hegerberg | Olympique Lyonnais Féminin (Francia) | €425.000 |
| Marta | (gioca attualmente nella NWSL / USA) | €400.000 |
Queste cifre rappresentano le calciatrici top: la maggior parte guadagna molto meno.
In molti casi gli stipendi reali non sono ufficiali e variano chiaramente in base a contratti, bonus, durata, negoziazioni.
Per quanto riguarda le giocatrici italiane, Cristiana Girelli, stella della Juventus e capitano della Nazionale, si attesta tra le più pagate con uno stipendio annuo stimato di 200.000 euro.
La FIGC ha inoltre stabilito uno stipendio minimo annuo lordo in Serie A femminile:
- Oltre 27.000 euro per le calciatrici con più di 24 anni.
- Circa 21.000 euro per le giocatrici tra i 20 e i 23 anni.
- Fino a 14.000 euro per le calciatrici dai 16 ai 19 anni.

La “discesa in campo” dei colossi dello streaming
Negli ultimi mesi la vendita dei diritti media per lo sport (e in particolare per il calcio e il calcio femminile) ha visto l’ingresso deciso di attori dello streaming generalista come Netflix e Disney+.
Netflix: scommessa sul calcio femminile mondiale
Netflix ha siglato un accordo con FIFA per trasmettere negli Stati Uniti le edizioni 2027 e 2031 della FIFA Women’s World Cup.
Non si tratta di un evento “una tantum”: nel contratto Netflix include anche la produzione di contenuti editoriali e documentari — un segnale chiaro che punta a rafforzare la narrazione intorno al calcio femminile, non solo la diretta partita.
Il fatto che un gigante dello streaming “generalista” investa su un torneo femminile importante come la World Cup indica che lo sport femminile viene considerato un asset mediatico a lungo termine, non più “di nicchia”.
Disney+: la nuova casa della Champions League femminile
Dal 2025/26 la UEFA Women’s Champions League sarà trasmessa in Europa su Disney+, grazie a un accordo quinquennale (fino al 2030).
Il pacchetto prevede tutte le 75 partite stagionali trasmesse live sulla piattaforma, con commento multilingua e produzione affidata a ESPN.
L’accordo comprende anche una parte “free-to-air”: grazie a partnership con broadcaster tradizionali o membri dell’European Broadcasting Union (EBU), almeno un match a giornata sarà visibile gratuitamente in alcuni paesi.
Questo passaggio segna la fine del precedente accordo con DAZN / YouTube, che negli ultimi anni aveva reso accessibile la UWCL in modalità più “libera”.
Perché questi accordi segnano un cambio di paradigma — e cosa aspettarsi
Quello che Netflix e Disney+ stanno facendo non è un semplice passaggio di diritti: è una rivoluzione culturale e commerciale. Da percepito come “secondario”, il calcio femminile diventa contenuto mainstream premium, posizionato su un mercato globale, non più legato a logiche nazionali o di nicchia.
Il valore del prodotto non sarà più misurato solo dalle presenze in stadio o da un paio di match-evento, ma da metriche moderne: abbonamenti digitali, engagement social, pacchetti globali, brand sponsorship evolute.
Le leghe e i club — se sanno giocare bene questa partita — possono capitalizzare su investimenti, visibilità e profittabilità continuativa.
Conclusione: non è più “il futuro”, è un mercato che va costruito ora
Il calcio femminile non è più un progetto sperimentale: è una parte fondamentale del panorama sportivo europeo e mondiale.
Tutti i Paesi stanno investendo, anche se in modo diverso.
L’Italia ha i margini per diventare uno dei mercati più dinamici, perché parte da un contesto in cui il potenziale è maggiore della struttura attuale.
Ma la corsa non è contro il tempo. Chi arriverà davanti sarà chi capirà meglio una cosa molto semplice: la crescita è inevitabile. La sostenibilità, invece, va costruita.






