Scanzi irride Caressa: “Dopo Piero Fassino, è lui il nuovo profeta”

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Non è un periodo tranquillo per Fabio Caressa: criticato ripetutamente da Aldo Grasso sul Corriere, schernito da alcune pagine Facebook, oggi il giornalista romano è stato preso di mira anche da Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano. A scanso di equivoci, dico subito che Scanzi non rientra tra i miei giornalisti preferiti: in lontananza è percepibile un fragoroso stica. Al netto dei suoi più evidenti difetti (molto pieno di sè, saccente con tendenza alla tuttologia), Scanzi diventa estremente godibile quando scrive di giornalisti sportivi. Memorabile un articolo del 2011 su Riccardo Trevisani, attualmente uno dei telecronisti più in vista di Sky Sport (vedi):


Mondo Gol è ora affidato a Marco Cattaneo e Trevisani. Il primo è bravo, il secondo se la tira. Conosce a menadito il numero di scarpe di Ibra e il dopobarba di Tevez (la carta vetrata). Facendo leva sui difetti, ha varato una rubrica – “Il Saccentino” – nel corso della quale risponde a dilemmi irrinunciabili. Tipo: “Marchetti a colazione mangia muesli o Biancorì?”. L’Homo Trevisans è monotematico: non avrà altro Dio se non la pelota. Se si trovasse nel bel mezzo di un’orgia, chiederebbe alle presenti se prediligono la marcatura a uomo o a zona. Veste quasi giovane, si crede simpatico. Ascolta con spocchia gli altri, siano essi Maradona o Lia Capizzi, e gode nello zimbellare i portieri che sbagliano (ma solo se militano all’estero; se l’errore è di Buffon, l’impavido Trevisani si fa di colpo accondiscendente). Ama il Barça perché è cool, usa metafore inutilmente immaginifiche e condivide con Marianella la pronuncia-eco: Liverpool diviene “Liverpullaaa”, Maicon “Maiconnaaa”, corner “cornerraaa”. L’Homo Trevisans vive di competenza enciclopedica.

Andrea Scanzi – 2011

Come detto, oggi il buon Scanzi ha dedicato il suo pezzo a Caressa che, va detto, ultimamente ha azzeccato ancora meno pronostici di quando si affidava all’ineffabile “algoritmo”. In molti sostengono che il marito di Benedetta Parodi abbia avuto un’involuzione dopo il successo delle sue telecronache ai Mondiali 2006. In realtà, Caressa è sempre stato così – tronfiamente debordante – anche prima di Germania 2006. Qualche attento osservatore si ricorderà, infatti, la sua conduzione di “Mondo Gol”, il lunedì sera. Anche lì, un po’ come ora al club, il giornalista romano si lanciava in considerazioni quantomeno discutibili su allenatori e giocatori. Ad esempio, due suoi cavalli di battaglia dell’epoca erano le scarse capacità di Mourinho (“Lo voglio vedè in Italia”: visto) e la clamorosa, a suo dire, sopravvalutazione del Kun Aguero (231 gol in 338 partite col Manchester City, 6 volte su 8 sopra i 20 gol in Premier League). Insomma, le profezie in cui si lancia senza paracadute oggi, non sono dissimili da quelle di 10-15 anni fa. La differenza è che, allora, le sue sentenze definitive erano ascoltate da una piccola nicchia di appassionati, oggi, soprattutto grazie alla cassa di risonanza dei social, sono diventate mainstream.

Già un paio d’anni fa Scanzi, in una lettera a Dagospia, aveva attaccato Caressa e la sua “logorrea megalomane ed egoriferita“, per la telecronaca dell’addio di Totti.

Questo invece l’articolo odierno, pubblicato sulla pagina Facebook di Scanzi (occorre accesso a Facebook). Di fatto, è una raccolta dei pronostici meno azzeccati dal telecronista e conduttore di Sky Sport:

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