Il Curling senza telecronaca? Una terapia di coppia (#11 la Nuca di McKinley – di Piero Valesio)

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Le gare guardatele senza telecronaca, con il suo audio di ambiente. Discovery-Eurosport Player vi metterà in condizione di capire come uno sport possa eccezionalmente diventare anche una sessione di terapia di coppia.

Non se ne abbiamo a male i telecronisti: ma l’esperienza che si vive seguendo senza commento gli azzurri nel doppio misto del curling è unica. Non siete adepti delle stones e degli extra end? Fino all’altro ieri sghignazzavate con un malcelato senso di superiorità pensando al fatto che esiste uno sport dove l’attrezzo con cui si gareggia (pietre a parte) è uno scopettone? Se vi perdete qualcosa delle regole, chissenefrega. Basta una mezzoretta di visione televisiva per essere affascinati da questo sport stupendo. Ma il punto è che proprio senza le voci che commentano, istruiscono e ansioneggiano si entra nel senso profondo del curling. Essendo che i nostri parlano italiano, ci si trova di colpo al loro fianco, si ascoltano i loro sospiri, il ritmo del loro respiro, si apprezza il non-suono della mano che lascia la maniglia della pietra e la si lascia andare dolcemente verso il suo destino (come un genitore con un figlio) e soprattutto, per l’appunto, ci si sottopone ad una terapia di coppia.

Perché nel curling misto è tutto una scelta continua, un accogliere o rifiutare i suggerimenti dell’altro, un guidare lo scopettante a scaldare il ghiaccio con maggiore o minor foga al fine di ottenere il risultato migliore. Vi ricorda qualcosa? Ecco, appunto. Immaginate voi se Stefania Constatini, nel rapido conciliabolo che precede ogni lancio, dicesse ad Amos Mosaner: ti ho detto di tirare a destra, non a sinistra, pirla. Invece tra loro è tutto una ricerca dell’accordo della via migliore. E se ogni tanto (ai nostri è successo raramente) una stone parte per la tangente, non una piega del volto, non una smorfia tradisce irritazione. Quando Amos ramazza, Stefania lo guida (non vedo! Ora bene, gira!) e in una occasione, contro la Svezia in semifinale, gli ha pure urlato: vengo a darti una mano?

Scontato? Mica tanto in una disciplina che ha più degli scacchi che della petanque e dove costruisci una strategia dal nulla e dove devi avere la lucidità di cambiare idea all’ultimo momento. E non è che per i non-italici sia diverso: quando la svedese De Val (i cui occhi emanano la stessa nordica luce dell’indimenticata pattinatrice Kiira Korpi) ha scagliato una stone direttamente sul fondo, il suo commento è stato, allegrianamante, il seguente:”Pfiuu”. E il suo compagno non ha battuto ciglio. E poi via verso l’end seguente.

È vero che il silenzio (così come il buio e prossimamente anche il freddo) è uno dei beni più preziosi e difficili da reperire, figuriamoci in tv. Ma visto che si può approfittare di questa seduta gratuita per diventare più compassionevoli verso vostro marito quando non svuota la borsa del padel o verso la vostra compagna quando arriva ad un appuntamento con un ritardo di mezzora, non perdete l’occasione.

Senza accordo non si vince nella “casa”. Di ghiaccio, certo, ma anche senza. Altro che sport della ramazza, il curling.

PIERO VALESIO | È stato critico televisivo del quotidiano Tuttosport per oltre vent’anni. Come inviato ha seguito Olimpiadi, grandi eventi di calcio, tennis, Formula 1, Motomondiale e sport invernali. Dal 2016 al 2020 ha diretto il canale televisivo Supertennis e ha curato la comunicazione degli Internazionali d’Italia. Ha tenuto e tiene corsi di giornalismo e di comunicazione sportiva. Nel 2015 ha vinto il Premio Coni per la narrativa inedita con il racconto “Marcialonga Blues”. Ha scritto libri per grandi (“E vissero felici e lontani” con Antonella Piperno, Perrone editore) e piccini (“Cronache di Befa”, Biancoenero edizioni).
Recensisce in stile sportivo libri non sportivi per la newsletter “Lo Slalom”.

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