Debutta oggi FOCUS, la nuova rubrica di SPORTinMEDIA. Un appuntamento in cui approfondiremo alcuni macro-temi del mondo Sport&Media, tra storia e attualità. Il primo argomento riguarda la nascita e l’evoluzione della “Pay-TV“, legata allo sport, in Italia. Un evento epocale che ha profondamente modificato le abitudini degli appassionati, trasformando le stesse discipline.

Lo sport moderno è sempre più legato finanziariamente ai media e ai diritti TV. Simmetricamente, le Pay-TV di tutto il mondo hanno capito che gli eventi sportivi – soprattutto quelli di massa – sono il traino fondamentale per le offerte televisive a pagamento. Oggi, tuttavia, il classico modello delle Pay-TV, con decine di canali suddivisi in vari pacchetti – sport, cinema, documentari, cartoni, musica -, ha iniziato a vacillare a causa dell’affermarsi dei servizi on-demand (i cosiddetti OTT: Netflix, Amazon, DAZN, ecc.) con la loro flessibilità nella fruizione dei contenuti e nella gestione dell’abbonamento. In questo momento storico, gli operatori Pay-TV classici stanno cercando di resistere all’offensiva degli OTT in due modi. Da un lato modificando la loro offerta, introducendo molti principi dell’on-demand (vedi suddivisione dei film in library), dall’alto fungendo da hub dei servizi OTT (tramite Sky Q, ad esempio, si può accedere a DAZN, Spotify e, a breve, anche a Netflix). Solo da questo preambolo si può dedurre la marea di cambiamenti e di argomenti da sviscerare. Lo faremo cercando di far capire anche a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo, quali sono le dinamiche e i meccanismi che lo rendono così affascinante.

TELE+2 E LA NASCITA DELLA PAY-TV IN ITALIA

La prima puntata di FOCUS è dedicata a un tema affascinante, ricco di intrecci con altri ambiti (politica, imprenditoria, società): la nascita della Pay-TV sportiva in Italia. Un periodo, quello di fine ’70-fine ’90, che ha modificato per sempre il modo di fare e guardare la televisione. Per capire com’è nata la Pay-TV sportiva in Italia, occorre partire dagli anni ’80, quando alcune TV private fiutano il business pubblicitario e sviluppano dei veri e propri network a livello nazionale. Peccato che una sentenza della Corte Costituzionale, unico appiglio giuridico, stante il vuoto normativo, ponga come limite la diffusione su scala locale. Da questo punto in avanti inizia una fase (1976-2003) ricchissima di novità e innovazioni, che andremo a ripercorrere in questo speciale di Sport in Media.

LE TV PRIVATE E I PROGETTI DI BERLUSCONI

Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 la TV italiana sta attraversando un periodo di grandi cambiamenti. Le TV private hanno invaso la penisola, stante la totale assenza normativa. Solo alcune sentenze della Corte Costituzionale hanno posto alcuni limiti al far west delle antenne private (a fine anni ’70 si contano, per difetto, 280 canali privati, spesso iper-artigianali). In particolare, una sentenza del 1976 ha dato il via libera alla diffusione del segnale via etere, col solo limite della trasmissione su scala locale. In questo settore si è fatto largo Silvio Berlusconi, all’epoca noto imprenditore in ambito edilizio, che intuisce subito le potenzialità del business televisivo, in particolare di quello legato alla pubblicità. Così, dopo aver fondato Telemilano – trasformata poi in Telemilano58 e infine in Canale 5 – Berlusconi riesce a operare diverse acquisizioni nell’ambito delle reti locali, cercando di estendere il segnale dei propri canali sull’intero territorio nazionale. Il Cavaliere, da sempre affascinato dal mondo dello spettacolo e dei media, lavora in due direzioni. Da un lato, sviluppa i tre canali nazionali – Canale 5, Italia 1 (il canale più sportivo dei 3), Rete 4 -, basati sul modello di business legato alla pubblicità (parallelamente fonda la concessionaria Publitalia ’80 che nel giro di pochi anni supera le entrate pubblicitarie della RAI: 1500 miliardi/anno contro 1385). Dall’altro lato porta avanti il progetto di una TV a pagamento.

Una tappa molto importante, che segna l’inizio della concorrenza televisiva, si può ricondurre al 1981 quando Canale 5, nata pochi mesi prima, acquista i diritti televisivi del Mundialito in Uruguay, anticipando la Rai. Una storia ricca di intrighi che merita di essere analizzata a parte.

VEDI APPROFONDIMENTO SULLA STORIA DEL MUNDIALITO 1981 TARGATO CANALE 5

LA LEGGE MAMMÌ

La strada delle TV commerciali, tuttavia, è accidentata, soprattutto per quelle che intendono operare sull’intero territorio nazionale. La sentenza della Consulta, come visto, prevede che solo la RAI possa trasmettere in tutta Italia. Berlusconi cerca di aggirare l’ostacolo, stringendo accordi con svariate TV locali che trasmettono nello stesso momento, lo stesso programma. Un sistema definito di “interconnessione funzionale“, basato sul meccanismo delle videocassette che vengono spedite in tempi celeri in tutta Italia. Questa soluzione trova tuttavia forti resistenze e alcuni pretori impongono la cessazione del segnale, stante la legge in vigore. Tuttavia, il governo di Bettino Craxi, amico di Berlusconi, permette ai canali Fininvest di restare in onda: prima con dei decreti provvisori o transitori, poi con l’approvazione della Legge Mammì, il 6 agosto del 1990. Una legge chiamata “Polaroid” perché, di fatto, fa una fotografia della situazione in essere, legittimandola a livello legislativo. La Legge Mammì solleva moltissime polemiche, causando anche le dimissioni di alcuni esponenti della DC dal Governo. Tra loro, l’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Non solo. La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 15, comma 4, che, di fatto, consente la proprietà in capo a un unico soggetto di tre reti televisive nazionali. Nonostante ciò, la Legge Mammì resta in vigore fino al 2004, quando viene sostituita dalla Legge Gasparri, dal nome del ministro del governo… Berlusconi (il Cavaliere nel frattempo era “sceso in campo”).

TELECAPODISTRIA

L’altro grande progetto berlusconiano riguarda la TV a pagamento tematica, che punta a trasmettere il grande cinema e, soprattutto, gli eventi sportivi in diretta, a fronte della sottoscrizione di un abbonamento. Il primo approccio di Fininvest con una TV prettamente sportiva avviene nel 1987, quando il gruppo berlusconiano stringe un accordo con TeleCapodistria, emittente transfrontaliera che si era già fatta conoscere in Italia per la trasmissione delle Olimpiadi del 1972 e 1976, dei Mondiali 1974 e degli Europei 1976. Non solo. Telecapodistria, grazie alle telecronache del sabato pomeriggio del campionato jugoslavo di basket, affidate a Sergio Tavčar, diventa un canale cult per molti appassionati sportivi.

TeleCapodistria è tra l’altro la seconda emittente ricevibile in terra italiana a trasmettere a colori, utilizzando il sistema PAL (la RAI lo adotta solo nel 1977). Fino alla nascita dei network privati italiani, TV Koper rappresentò quindi – insieme a TV Svizzera Italiana e Telemontecarlo – l’unica alternativa ai programmi RAI.

L’accordo Fininvest-TeleCapodistria prevede che il gruppo Berlusconi raccolga la pubblicità in Italia per TV Koper tramite la concessionaria Publitalia 80. In cambio, Telecapodistria cede i propri ripetitori sul territorio italiano. Soprattutto, però, l’accordo porta alla trasformazione di TeleCapodistria, che nel 1988 diventa una TV prettamente sportiva.

Fanno così il debutto a livello nazionale, diversi giornalisti sportivi destinati a una lunga e fortunata carriera. Tra questi: Sandro Piccinini, Massimo Marianella, Guido Meda, Stefano Vegliani, Franco Ligas, Mario Camicia.

Soprattutto, TV Koper-TELECapodistria innovA il linguaggio sportivo, rendendolo meno istituzionale e formale rispetto a quello della RAI.

Giovanni Bruno a TV Koper Capodistria

NASCE TELE+

La Legge Mammì, approvata a inizio agosto del 1990, prevede anche tre concessioni televisive per la TV a pagamento. Per questo motivo, l’accordo tra Fininvest e Capodistria non ha più motivo d’essere. Berlusconi può finalmente tirar fuori dal cassetto il progetto Pay-TV. Così, insieme all’imprenditore tedesco del settore media, Leo Kirch (45% quote), a Vittorio Cecchi Gori (35%) e ad altri soci minori, il Cavaliere (10%) fonda la società Telepiù Spa (in realtà, già sul finire degli anni ’80, Berlusconi ha creato altre società in vista del lancio della TV a pagamento).

Tre giorni dopo l’approvazione della Legge Mammì, Tele+1, il canale dedicato al cinema, inizia le sue trasmissioni. Il successivo 16 ottobre vengono lanciati anche Tele+2, il canale tematico sportivo che prosegue il lavoro fatto con TeleCapodistria e Tele+3, il canale dedicato a cultura e intrattenimento. I 3 canali sono “free” per diversi mesi, il tempo necessario a far comprendere la novità tecnologica agli italiani. Per poter vedere i programmi di Tele+, infatti, occorre sottoscrivere un abbonamento con cui viene fornito un decoder in grado di decriptare il segnale (tecnologia Irdeto).

Il costo dell’abbonamento a Tele+2 era di 37.000 lire al mese (44.500 lire con il cinema).

Nel giugno 1991, dopo una massiccia campagna promozionale con lo slogan “Tele+ ti costa come un caffé al giorno” (1.200 lire), il segnale di Tele+1 viene criptato. Il primo evento trasmesso da una TV a pagamento italiana è il film Blade Runner. Il 29 marzo 1992 anche i programmi di Tele+2, il canale tematico sportivo, iniziano a essere parzialmente criptati. Il primo evento sportivo criptato in Italia è il GP del Giappone del Motomondiale. Tele+ acquista i diritti televisivi di molti eventi sportivi: First Division-Premier League, Bundesliga, Tennis, Atletica Leggera, Boxe, Biliardo, Football Americano, Wrestling. Tra le novità introdotte da Tele+, la trasmissione di film a orari prestabiliti, senza interruzioni pubblicitarie e la visione in chiaro dei primissimi minuti di film e partite (per la Serie A si possono vedere liberamente i primi 3 minuti).

L’avvento della Pay-TV determina, da subito, i primi scompensi. Ad esempio, le case motociclistiche italiane (Gilera, Cagiva, Aprilia) contestano i GP criptati, lamentandosi per la minor visibilità ed esposizione rispetto a una normale trasmissione in chiaro.

La novità della Pay-TV non piace a tutti…

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