Debutta oggi FOCUS, la nuova rubrica di SPORTinMEDIA. Un appuntamento in cui approfondiremo alcuni macro-temi del mondo Sport&Media, tra storia e attualità. Il primo argomento riguarda la nascita e l’evoluzione della “Pay-TV“, legata allo sport, in Italia. Un evento epocale che ha profondamente modificato le abitudini degli appassionati, trasformando le stesse discipline.

Lo sport moderno è sempre più legato finanziariamente ai media e ai diritti TV. Simmetricamente, le Pay-TV di tutto il mondo hanno capito che gli eventi sportivi – soprattutto quelli di massa – sono il traino fondamentale per le offerte televisive a pagamento. Oggi, tuttavia, il classico modello delle Pay-TV, con decine di canali suddivisi in vari pacchetti – sport, cinema, documentari, cartoni, musica -, ha iniziato a vacillare a causa dell’affermarsi dei servizi on-demand (i cosiddetti OTT: Netflix, Amazon, DAZN, ecc.) con la loro flessibilità nella fruizione dei contenuti e nella gestione dell’abbonamento. In questo momento storico, gli operatori Pay-TV classici stanno cercando di resistere all’offensiva degli OTT in due modi. Da un lato modificando la loro offerta, introducendo molti principi dell’on-demand (vedi suddivisione dei film in library), dall’alto fungendo da hub dei servizi OTT (tramite Sky Q, ad esempio, si può accedere a DAZN, Spotify e, a breve, anche a Netflix). Solo da questo preambolo si può dedurre la marea di cambiamenti e di argomenti da sviscerare. Lo faremo cercando di far capire anche a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo, quali sono le dinamiche e i meccanismi che lo rendono così affascinante.

TELE+2 E LA NASCITA DELLA PAY-TV IN ITALIA

La prima puntata di FOCUS è dedicata a un tema fondamentale: la nascita della Pay-TV in Italia. Un periodo, quello di fine ’80-inizio ’90, che ha modificato per sempre il modo di fare e guardare la televisione. Uno snodo cruciale con i classici ingredienti italiani: intuizioni imprenditoriali, polemiche, intervento della politica, resistenza al cambiamento. Un decennio (1987-1997) ricchissimo di novità e innovazioni, che cominciò in modo avventuroso…

LE TV PRIVATE E I PROGETTI DI BERLUSCONI

All’inizio degli anni ’80 la TV italiana stava attraversando un periodo di grandi cambiamenti. Cominciavano a fiorire le TV private. In questo settore si fiondò da subito Silvio Berlusconi, all’epoca noto imprenditore in ambito edilizio. Dopo aver fondato Telemilano – trasformata poi in Telemilano58 e infine in Canale 5 – Berlusconi riuscì a operare diverse acquisizioni nell’ambito delle reti locali, cercando di estendere il segnale dei propri canali sull’intero territorio nazionale. Il Cavaliere, da sempre affascinato dal mondo dello spettacolo e dei media, lavorò in due direzioni. Da un lato, sviluppò i tre canali nazionali – Canale 5, Italia 1 (il canale più sportivo dei 3), Rete 4 -, che si basavano sul modello di business legato alla alla pubblicità (parallelamente fondò la concessionaria Publitalia ’80 che nel giro di pochi anni riuscì a superare le entrate pubblicitarie della RAI: 1500 miliardi/anno contro 1385). I canali Fininvest si ponevano in antitesi per stile e linguaggio a quelli RAI. Dall’altro lato portò avanti il progetto di una TV a pagamento.

Un giovane Bruno Longhi a Telemilano58, antenata di Canale 5

LA LEGGE MAMMÌ

La strada delle TV commerciali, tuttavia, era accidentata, soprattutto per quelle che intendevano operare sull’intero territorio nazionale. La legge in vigore all’epoca, infatti, prevedeva che solo la RAI potesse trasmettere in tutta Italia. Berlusconi cercò di aggirare l’ostacolo, stringendo accordi con svariate TV locali che trasmettevano nello stesso momento, lo stesso programma. Un sistema definito di “interconnessione funzionale”, basato sul meccanismo delle videocassette che venivano spedite in tempi record in tutta Italia. Questa soluzione trovò tuttavia forti resistenze e alcuni pretori imposero la cessazione del segnale, stante la legge in vigore. Tuttavia, il governo di Bettino Craxi, amico di Berlusconi, permise ai canali Fininvest di restare in onda: prima con dei decreti provvisori, poi con l’approvazione della Legge Mammì, il 6 agosto del 1990. Una legge chiamata “Polaroid” perché, di fatto, faceva una fotografia della situazione in essere, legittimandola a livello legislativo. La Legge Mammì sollevò moltissime polemiche, causando anche le dimissioni di alcuni ministri della DC. Tra loro l’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Non solo. La Corte Costituzionale dichiarò l’illegittimità costituzionale dell’art. 15, comma 4, che, di fatto, consentiva la proprietà in capo a un unico soggetto di tre reti televisive nazionali. Nonostante ciò, la Legge Mammì restò in vigore fino al 2004, quando venne sostituita dalla Legge Gasparri, dal nome del ministro del governo… Berlusconi (il Cavaliere nel frattempo era “sceso in campo”).

TV KOPER-TELECAPODISTRIA

L’altro grande progetto berlusconiano riguardava la TV a pagamento che puntava a trasmettere il grande cinema e, soprattutto, gli eventi sportivi in diretta, a fronte della sottoscrizione di un abbonamento. Il primo approccio di Fininvest con una TV prettamente sportiva fu nel 1987, quando il gruppo berlusconiano strinse un accordo con TV Koper-TeleCapodistria, emittente transfrontaliera che si era già fatta conoscere in Italia per la trasmissione delle Olimpiadi del 1972 e 1976, dei Mondiali 1974 e degli Europei 1976.

Tele Capodistria fu la seconda emittente ricevibile in terra italiana a trasmettere a colori, utilizzando il sistema PAL (la RAI lo adottò solo nel 1977). Fino alla nascita dei network privati italiani, TV Koper rappresentò – insieme a RTSI e TMC – l’unica alternativa ai programmi RAI.

L’accordo Fininvest-TeleCapodistria prevedeva che il gruppo Berlusconi raccogliesse la pubblicità in Italia per TV Koper tramite la concessionaria Publitalia 80. In cambio, Telecapodistria cedette i propri ripetitori sul territorio italiano. Soprattutto, però, l’accordo portò alla trasformazione di TeleCapodistria, che nel 1988 diventò una TV prettamente sportiva.

Fecero così il debutto a livello nazionale, diversi giornalisti sportivi destinati a una lunga e fortunata carriera. Tra questi: Sandro Piccinini, Massimo Marianella, Bruno Longhi, Guido Meda, Franco Ligas, Mario Camicia, e molti altri.

Soprattutto, TV Koper-TELECapodistria innovò il linguaggio sportivo, rendendolo meno istituzionale e formale rispetto a quello – l’unico fino ad allora conosciuto – della RAI.

Giovanni Bruno a TV Koper Capodistria

NASCE TELE+

La Legge Mammì, approvata a inizio agosto del 1990, prevedeva anche tre concessioni televisive per la TV a pagamento. Per questo motivo, l’accordo tra Fininvest e Capodistria non aveva più motivo d’essere, visto che Berlusconi potè finalmente tirar fuori dal cassetto il progetto Pay-TV. Così, insieme all’imprenditore tedesco del settore media, Leo Kirch (45% quote), a Vittorio Cecchi Gori (35%) e ad altri soci minori, il Cavaliere (10%) fondò la società Telepiù Spa (in realtà, già sul finire degli anni ’80, Berlusconi aveva fondato altre società in vista del lancio della TV a pagamento).

Così, tre giorni dopo l’approvazione della Legge Mammì, Tele+1, il canale dedicato al cinema, iniziò le sue trasmissioni. Il successivo 16 ottobre furono lanciati anche Tele+2, il canale tematico sportivo che proseguiva il lavoro fatto con TeleCapodistria e Tele+3, il canale dedicato a cultura e intrattenimento. I 3 canali furono “free” per diversi mesi, il tempo necessario a far comprendere la novità tecnologica agli italiani. Per poter vedere i programmi di Tele+, infatti, occoreva sottoscrivere un abbonamento con cui veniva fornito un decoder in grado di decriptare il segnale (tecnologia Irdeto).

Nel giugno 1991, dopo una massiccia campagna promozionale con lo slogan “Tele+ ti costa come un caffé al giorno” (1.200 lire), il segnale di Tele+1 fu criptato. Il primo evento criptato trasmesso da una TV a pagamento italiana fu il film Blade Runner. Il 29 marzo 1992 anche i programmi di Tele+2, il canale tematico sportivo, iniziarono a essere parzialmente criptati. Il primo evento sportivo criptato in Italia fu il GP del Giappone del Motomondiale. Tele+ acquistò i diritti televisivi di molti eventi sportivi: First Division-Premier League, Bundesliga, Coppa Intercontinentale, Tennis, Atletica Leggera, Boxe, Biliardo, Football Americano, Wrestling. Tra le novità introdotte da Tele+, la trasmissione di film a orari prestabiliti, senza interruzioni pubblicitarie e la visione in chiaro dei primissimi minuti di film e partite (per la Serie A si potevano vedere in chiaro i primi 3 minuti).

Il costo dell’abbonamento a Tele+2 era di 37.000 lire al mese (44.500 lire con il cinema).

VAI ALLA SECONDA PARTE

Bibliografia

Lascia un commento

Scrivi il tuo commento!
Digita il tuo nome qui