#undòujiāngdaPechino #6 Il biathlon e le storie di Doro, di Daniil e di Ziva (a cura di Wenner Gatta)

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E TRE!

Secondo giorno con le medaglie in palio e terza medaglia per il nostro paese (questa volta di bronzo, dopo le prime due d’argento) l’ha vinta ieri alle 21,52 locali il brissinense Dominik Fischnaller, che si è ampiamente riscattato dopo la sfortunatissima gara di quattro anni fa, riuscendo a confermare anche nelle ultime due discese di ieri il terzo posto guadagnato di sabato, abbracciando uno scatenato Armin Zöggeler subito dopo aver tagliato il traguardo.

(l’esultanza della medaglia di bronzo dello slittino maschile di Pechino 2022, Dominik Fishnaller)

Nove i titoli in palio nel primo lunedì olimpico (un giorno in cui ci aspettiamo davvero tanto dai nostri atleti, i quali, però, nella notte italiana non sono riusciti a portare in Italia la quarta medaglia: da evidenziare un incredibile 5° posto per Emiliano Lauzi nello snowboard maschile, specialità slopestyle, e un 6° di Dominik Paris nella discesa libera maschile).

IL BIATHLON E LE SPERANZE ITALIANE

Tra i titoli in palio tra pochi minuti c’è quello della gara di 15 km femminile di biathlon, che si disputerà, al pari degli altri 10 eventi di questa disciplina presso il centro nazionale di Biathlon situato a Zhangjiakou (a circa 200 km a nord ovest di Pechino) una città con oltre 4 milioni di abitanti, in un impianto che è stato modificato proprio per accogliere le gare di biathlon.

(se siete curiosi di vedere il centro nazionale di Biathlon guardate questo filmato)

Su questa gara le speranze di podio per l’Italia sono riposte nella brunincense (così si chiamano, difatti, gli abitanti di Brunico, capoluogo storico culturale della Val Pusteria con poco più di 16.000 abitanti) Dorotea Wierer e nella sappadina (originaria di Sappada un comune abitato da poco più di 1000 anime, che nel 2017 ha deciso di passare in seguito a un referendum dal Veneto al Friuli Venezia Giulia) Lisa Vittozzi.

Dorotea alle olimpiadi ha vinto (per ora) due medaglie di bronzo nella staffetta mista nel 2014 e nel 2018.

In questo sport l’Italia non è mai salita sul gradino più alto del podio, il solo italiano ad esserci andato vicino è stato Pieralberto Carrara che a Nagano nel 1998 si piazzò alle spalle del biatleta norvegese Halvard Hanevold nella 20km individuale maschile.

Forse non tutti sanno che mezz’ora prima della gara gli atleti completano il cosiddetto azzeramento, che consente loro di regolare la diottra del fucile (che non può avere un peso superiore a 3,5kg) a seconda delle condizioni del vento, che incidono (e parecchio, come vedremo appresso…) sulle sessioni di tiro (che viene sparato alla velocità di 380 metri al secondo, pari a 1368 km/h!), effettuate a 50 metri dal bersaglio (che ha un diametro di 4,5 cm nel tiro a terra, mentre di 11,5 cm per quello in piedi). 

In caso di errore, l’atleta deve scontare una penalità, che consiste in un giro lungo un anello di 150 metri nella prova sprint, nella mass start e nell’inseguimento, mentre un minuto nella gara individuale (nelle staffette, invece ogni biathleta ha invece a propria disposizione tre ricariche prima della penalizzazione).

LE STORIE DI DANIIL E DI ZIVA

E proprio dal biathlon arrivano le storie olimpiche di oggi, quelle di due giovani atleti di questa disciplina, dei quali oggi nessuno Vi parlerà a queste latitudini.

Il primo è il 22enne Daniil Serokhvostov, nato a Barnaul, nel cuore della Siberia, uno dei nuovi volti di questa specialità, che difenderà i colori della Russia ai giochi olimpici di Pechino nel biathlon, ma con l’idea (già manifestata nel corso di una recente intervista) di cambiare sport dopo l’edizione di Milano-Cortina del 2026.

Daniil Serokhvostov

Perché?

Non perché non ami questa disciplina, ma semplicemente perché nei suoi (davvero ambiziosi) piani c’è quello di aggiudicarsi un titolo olimpico nel biathlon (non importa se in questa edizione o nella prossima, quella di Milano-Cortina 2026) per poi appendere gli sci (e il fucile) al chiodo, scendendo lungo i pendii delle montagne della località in cui si svolgeranno i giochi olimpici del 2030 (che ancora non sappiamo dove si terranno) con la tavola da snowboard, al fine di emulare l’impresa della ceca Ester Ledecka, unica, per ora, vincitrice del titolo invernale a cinque cerchi in due specialità differenti, vale a dire lo sci alpino e lo snowboard.

L’altra, invece, è Živa Klemenčič, che di anni ne ha uno in meno di Daniil e che è nata a Kranj, la capitale delle alpi slovene, che sabato ha partecipato da seconda frazionista alla gara inaugurale del biathlon, la staffetta mista.

Živa era sabato al suo debutto a un’olimpiade, debutto che qualche giorno fa aveva definito “la realizzazione del sogno d’infanzia” per un’atleta come lei, che solo a partire dalla scorsa stagione ha iniziato con continuità a partecipare alle gare del circuito di coppa del mondo.

(Živa Klemenčič qualche giorno fa al suo arrivo a Pechino)

Ha raccolto il testimone dalla connazionale Polona Klemencic (che è anche sua cugina) e si è lanciata verso il primo poligono per cercare di recuperare qualche posizione in classifica (all’inizio della seconda frazione la Slovenia era 11ma): ma quando è arrivata alla piazzola si è trovata raffiche di vento gelido (-12 gradi celsius) che spiravano in ogni direzione a oltre 20 km/h: 6 errori (pari a tre giri di penalità).

Con il morale sotto i tacchi è ripartita per raggiungere il poligono “successivo”: le condizioni metereologiche non erano nel frattempo cambiate e Živa ne ha commessi altri di errori (4, che le sono valsi un altro giro di penalità), tagliando il traguardo da doppiata, così da precludere agli ultimi due frazionisti di esibirsi nella terza e quarta frazione.

Sognava di certo un debutto olimpico migliore Živa, che due giorni fa è stata l’atleta meno precisa al poligono durante la staffetta di sabato.

Può capitare: un lungo cammino inizia sempre con un piccolo passo, a volte anche sfortunato, come in questo caso.

LE GARE DA NON PERDERE MARTEDI’ 8 FEBBRAIO

Sinceramente, se nella giornata di domani dovesse arrivare una medaglia per l’Italia sarebbe un risultato davvero inaspettato, quanto meno tenendo conto dei risultati finora espressi dai nostri atleti in questa stagione nelle rispettive specialità.

Le sorprese potrebbero arrivare alle 4,00 (ora italiana) nel SuperG maschile, alle 8,36 e alle 8,43 nello slalom gigante parallelo dello snowboard femminile e maschile (con i nostri Nadya Ochner e Roland Fischnaller), dalle 9,30 in poi nella 20 km di Biathlon maschile (al nastro di partenza i nostri Lukas Hofer e Dominik Windisch) e all’ora di pranzo (le 13,00) nella speranza che Federico Pellegrino inverta il suo trend stagionale nella sprint di fondo.

Sempre domani, alle 13,05, ci sarà un altro appuntamento con un titolo olimpico, per il quale, però, la sliding door ci sarà un giorno esatto prima, cioè alle 13,05 di oggi, quando i nostri eroi incroceranno le loro stones con quelle della Svezia (battuta proprio ieri).

Dite incrociate, allora, durante il pranzo di oggi: Amos e Stefania, che hanno già scritto la storia del curling italiano (vincendo TUTTI gli incontri del round robin), vogliono tornare a casa con una medaglia al collo…e le premesse ci sono tutte.

Stay tuned!

P.S.: Ve la ricordate Yullia, vero? Beh mi ha ringraziato…

Wenner Gatta Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”. Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di Sport In Media la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV.

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