Come l’America’s Cup è entrata nelle nostre case dal 1992 a oggi

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Dopo la puntata 0 della scorsa settimana, inizia oggi una nuova rubrica di Sport in Media curata da Wenner Gatta (vedi bio). Sono molto felice di affidare questo spazio a Wenner, amico di Sport in Media e grande appassionato e studioso di questioni televisive-sportive (e non solo). La rubrica si intitola “Super Slow-Mo | L’angolo di visuale di Wenner Gatta” e, come si può facilmente intuire, andrà ad approfondire le tematiche legate a riprese, grafiche, statistiche in ambito video-televisivo-sportivo.
Ringrazio personalmente Wenner per questo contributo che arricchisce ulteriormente il sito.
Buona lettura!

L’AMERICA’S CUP VISTA IN TV | STORIA ED EVOLUZIONE

Durante queste notti si sta concludendo nelle acque antistanti la baia di Auckland la America’s Cup, vale a dire il più famoso evento nello sport della vela, nonché il più antico trofeo sportivo del mondo per cui si compete tuttora.

Nel corso degli anni, si sono succeduti diversi sfidanti italiani a contendere il suindicato ambizioso trofeo messo in palio dal precedente detentore del titolo.

Ero troppo piccolo per assistere alle regate di Azzurra, che nel 1983 raggiunse le semifinali della Louis Vitton Cup (il cui vincitore si guadagnava il diritto di sfidare l’imbarcazione che aveva vinto la precedente edizione dell’America’s cup), mentre ben ricordo le gesta de Il Moro di Venezia nel 1992 e di Luna Rossa Challenge nel 2000, che, pur tenendo incollati allo schermo migliaia di italiani, sono purtroppo entrambe uscite sconfitte dalle finali disputate.

Ebbene, nonostante sia cambiato tantissimo in tema di imbarcazioni ed equipaggi (soprattutto nell’edizione attualmente in corso), durante questi 29 anni si è comunque mantenuta una linea comune nella ripresa dell’evento e nella proiezione delle relative grafiche, che, naturalmente, si sono evolute dal 1992 a oggi.

Partiamo, ad esempio, dai momenti che precedono l’inizio di ogni regata: le immagini che ci vengono fornite nel 1992 e nel 2000 sono simili, riprese sempre da una telecamera installata su di un elicottero posizionato in corrispondenza della linea di partenza.

(San Diego, USA, 1992, immagine tratta da youtube) 

Le barche si avvicinano alla linea di partenza dalla destra del teleschermo, due sono le costanti che accomunano la suindicata immagine con quella sottostante: il countdown, sempre in basso e a destra; la linea tratteggiata per far comprendere allo spettatore dove è ubicata (virtualmente) la linea di partenza, compresa tra una barca del comitato di regata e una boa.

(Auckland, Nuova Zelanda, 2000, immagine tratta da youtube) 

Grazie al notevole (e non paragonabile) dispiego di risorse a disposizione, nel 2021 notiamo un deciso cambiamento delle riprese della partenza della race: le immagini vengono sempre trasmesse da una telecamera posizionata su di un elicottero, ma che insegue le due imbarcazioni riprendendole dalle loro spalle, o dall’alto, in modo tale che ci sia una maggiore libertà nella ripresa delle operazioni di partenza. Rimane invece sempre il countdown in basso sulla destra, oltre alla linea di partenza, collocata non più tra una barca del comitato di regata e un boa, ma tra due boe. Ci si accorge ancor prima dell’inizio della regata, dell’imponente ruolo che viene oggigiorno affidato alla grafica (notiamo la velocità in tempo reale del vento, di ogni singola imbarcazione, nonché, nella parte superiore del frame, la distanza che separa la partenza dalle due boe di bolina; una costante, invece, rispetto al 2000, è la sovraimpressione di bollini blu o gialli che mostrano al telespettatore il percorso effettuato da ogni imbarcazione.

(Auckland, Nuova Zelanda, 2021, immagine tratta da youtube) 

Durante la regata, vengono alternate riprese dei due scafi da un elicottero, a riprese dell’equipaggio di ogni singola imbarcazione, girate da una sfera girostabilizzante installata sull’albero dell’imbarcazione (sfera le cui dimensioni negli anni si sono ridotte in maniera inversamente proporzionale alla qualità dell’immagine trasmessa: ca va sans dire), comandata a distanza e capace di riprendere tanto lo skipper quanto i grinder mentre sono all’opera.

(San Diego, USA, 1992, immagine tratta da youtube) 
(Auckland, Nuova Zelanda, 2000, immagine tratta da youtube)

E’ impetoso il paragone sulla qualità delle riprese, esponenzialmente migliorate durante le varie edizioni dell’America’s cup, fino ad arrivare all’attuale perfezione.

(Auckland, Nuova Zelanda, 2021, immagine tratta da skysport)

LE GRAFICHE TELEVISIVE DELL’AMERICA’S CUP

Ma ciò che si sono maggiormente evolute negli ultimi decenni sono le grafiche, che nel 2021 invadono i nostri teleschermi. Anche per quel che concerne le odierne grafiche, si intravede comunque un sviluppo di quelle che erano state le idee delle emittenti televisive americane, a cui era stata affidata nel 1992 la produzione dell’evento.

(San Diego, USA, 1992, immagine tratta da youtube) 

Fin dall’epoca, lo spettatore poteva verificare di tanto in tanto (non come avviene adesso in ogni momento della race e, quindi, in tempo reale) la direzione del vento, il percorso effettuato da ogni singola imbarcazione e la velocità di crociera. Nel 2000 è stata introdotta una grafica tridimensionale che veniva trasmessa in luogo delle immagini, grafica ritraente una ricostruzione 3D delle imbarcazioni, il tracciato percorso da ciascuna di esse, una linea che ci consentiva di percepire quale delle due barche fosse in vantaggio, nonché i pallini gialli e azzurri, disseminati lungo il percorso fatto dalla imbarcazione.

(Auckland, Nuova Zelanda, 2000, immagine tratta da youtube)
 

Ciò che passa in queste notti sui nostri teleschermi è fantascienza rispetto al 2000: oggigiorno, la grafica non prende più il posto delle immagini in diretta, ma ad esse si sovrappone. Non vi sono più ricostruzioni tridimensionali degli equipaggi, ma un tracking delle imbarcazioni con riportate in tempo reale le loro velocità di crociera, nonché “l’intensità del vento”, ma, soprattutto, gli strumenti tecnologici messi a disposizione dei broadcaster permettono adesso allo spettatore di conoscere istante dopo istante il vantaggio di un’imbarcazione rispetto all’altra.

(Auckland, Nuova Zelanda, 2021, immagine tratta da skysport)

In occasione della finale dell’America’s cup, poi, la regia neozelandese ha per la prima volta introdotto un cruscotto di informazioni sovrapposto alle immagini provenienti dalla relativa imbarcazione: una vera e propria overdose di notizie.

(Auckland, Nuova Zelanda, 2021, immagine tratta da skysport)

Sul lato sinistro notiamo, dall’alto in basso: l’angolo di inclinazione di ciascuno dei due foil (che altro non sono se non quelle due ali, poste l’una sul lato sinistro, mentre l’altra sul lato destro dell’imbarcazione, che la sostengono permettendo di sollevarla sopra la superficie dell’acqua); il numero del leg attualmente in corso (ogni race è composto da sei leg); la distanza percorsa dalla barca dall’inizio della regata, nonché quella che la separa dalla successiva boa, e i metri di vantaggio che ha sull’altra imbarcazione (o quelli di ritardo). Sul lato, destro, invece, ogni possibile informazione sul vento e sulla velocità dell’imbarcazione, ossia la VMG (cioè la migliore e reale velocità di avvicinamento ad un punto quando non è possibile seguire una rotta diretta, dalla posizione attuale al successivo waypoint), la TWS (vale a dire la velocità del vento in tempo reale), la TWD (ossia l’angolo del vento rispetto al nord). Sulla parte bassa del teleschermo, infine, la direzione della prua espressa in gradi (heading), l’angolo di beccheggio dell’imbarcazione (pitch) e quello di rollio (roll). Per finire, si fa per dire, un grafico che in basso a destra riporta la velocità dell’imbarcazione negli ultimi cinque minuti di regata.

Anche per un amante delle grafiche come il sottoscritto, le informazioni sono decisamente troppe, al punto che, a mio avviso, il telespettatore non riesce nemmeno ad apprezzarle, non foss’altro perché non rimangono sullo schermo per non più di una decina di secondi.

Allo stato, non è immaginabile ipotizzare in che modo possano essere migliorate nelle prossime edizioni le riprese e la grafica, ma sicuramente negli anni a venire si lavorerà anche su questo.

Ciò che di sicuro non vedremo più, né in questa edizione (che è già storica per i nostri colori), né nelle successive, sono le immagini simili a quelle sottostanti, che, forse ritraevano un altro sport, sicuramente meno fantascientifico rispetto a quello ci tiene svegli queste notti, ma di sicuro molto più a misura d’uomo.

(Raul Gardini, armatore, a bordo de Il Moro di Venezia durante una regata; San Diego, USA, 1992, immagine tratta da youtube) 
(uomo all’albero, o mast man; Nuova Zelanda, 2000, immagine tratta da youtube)
(prodiere sottocoperta in attesa di issare lo spinnaker; Nuova Zelanda, 2000, immagine tratta da youtube)
 

Wenner Gatta | Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”.

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