Una chiacchierata con Vincenzo Abbisogno: alla scoperta dell’assistente fonico (a cura di Wenner Gatta)

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Si torna a parlare con coloro che ci permettono di vedere (e, in questo caso, di ascoltare) ogni singolo dettaglio di un evento sportivo dalla privilegiata postazione del nostro divano di casa.

Questa settimana mi è venuto a trovare un giovane professionista, che, ormai da tempo, nonostante l’età, si occupa di una mansione di cui, purtroppo, in pochi, anzi, di cui nessuno, parla.

Un lavoro senza il quale qualsiasi evento sportivo non sarebbe tale, perché, come mi ha detto nel corso della nostra conversazione “non esiste un evento sportivo senza l’audio”.

È con Vincenzo Abbisogno che ho avuto la possibilità, prima ancora che, come sempre, il privilegio di chiacchierare.

(Vincenzo Abbisogno in una delle postazioni commento dell’ultima edizione della Supercoppa: foto di Vincenzo Abbisogno)

Vincenzo, napoletano di nascita, ma milanese d’adozione, è un assistente audio (ovvero un microfonista o, anche, un assistente fonico), diplomato tecnico informatico, che ha iniziato a occuparsi di queste cose più per spirito di contraddizione nei riguardi del padre (“un fonico, mio padre, che mi ha sempre dissuaso dall’intraprendere questa strada per i tanti sacrifici che bisogna fare, compresa la lontananza dalla famiglia”) che per una vera e propria vocazione:

Nel mio percorso professionale gli studi sono stati senz’altro importanti, ma ancor di più la gavetta, necessaria per mettere in pratica ciò che si è imparato non tanto sui libri, ma, ogni giorno sul campo. Purtroppo non ci sono delle scuole specializzate nella formazione degli assistenti fonici del settore broadcast, per i quali, pertanto, non resta che rimboccarsi le maniche e fare esperienza sulla nostra pelle”.

Mi chiedo, fra me e me, se microfonista e fonico siano sinonimi tra loro, approfittando di Vincenzo per colmare la mia ignoranza:

No, Wenner, non sono sinonimi. L’assistente audio, detto anche microfonista, è colui che si occupa di tutto ciò che è audio dalla sorgente, ovvero dal microfono, fino all’ingresso dell’audio in regia, dove, invece, siede il fonico, che è deputato al mix e allo smistamento dei segnali audio verso le centrali di consegna, gli altri mezzi, ovvero i vari broadcaster per le successive personalizzazioni. In pratica, Wenner, l’assistente audio è chiamato anche assistente fonico, proprio perché è gli occhi e le orecchie del fonico sul campo. Non solo, l’assistente audio è anche colui che cura e sovraintende le postazioni intervista, postazioni commento e  studioli, ma anche la parte delle comunicazioni sul campo, cablate o radio, come ad esempio, Wenner, le radiocuffie a bordo campo utilizzate per i delegati lega che fanno da coordinatori, o per le camere speciali tipo la steadycam che hanno bisogno comunicare con la regia e potersi muovere liberamente.

(foto di una delle postazioni commento presenti allo stadio Giuseppe Meazza in San Siro: foto di Vincenzo Abbisogno)

Come dice Popi Bonnici, “dalla culla alla bara, sempre si impara”, e oggi, grazie a Vincenzo, ho l’occasione di imparare davvero tante cose.

Ma, forse, non sono l’unico.

Dal 2015 in poi, prima tramite Euroscena, poi EMG, Vincenzo ha avuto (e sta avendo) la possibilità di lavorare alla Scala del calcio, ossia presso lo stadio Giuseppe Meazza di Milano, in San Siro, collaborando anche per DAZN, Milan TV e Inter Channel, per la quale ha contribuito a curare la personalizzazione dell’audio durante le partite.

Avendo per la prima volta la possibilità di dialogare con un assistente fonico, non mi posso far sfuggire l’occasione di chiedergli come si concreta nel dettaglio il suo lavoro:

Preliminarmente, Wenner, è bene chiarire che l’assistente fonico lavora, come del resto tutti gli altri professionisti chiamati a collaborare per la buona riuscita dell’evento, nel pieno rispetto delle regole imposte dai vari protocolli e, soprattutto, cercando di rispettare ed esaudire le richieste dei clienti. Si inizia con un veloce sopralluogo del campo per vedere dov’è posizionata la regia e quali sono le distanze fra le varie postazioni in cui verranno poi effettuati i vari collegamenti. In accordo con il fonico, poi, si inizia a organizzare il materiale, quindi a stendere la caveria, lavorare sull’hardware, sui microfoni e sui convertitori che permettono di trasformare l’audio da analogico a digitale. Dopo di che, si inizia il montaggio del tutto fino al setup e alla prova finale”.

(foto di uno dei microfoni ambientali presenti allo stadio Giuseppe Meazza in San Siro: foto di Vincenzo Abbisogno)

Per le partite di campionato, mi spiega Vincenzo, è un lavoro che si fa solitamente il giorno prima del calcio d’inizio, mentre per quelle di Champions League, anche due giorni prima (poiché in Champions di solito si è in produzione già dal giorno prima della partita), mentre le 24 ore precedenti il kick-off sono dedicate al collegamento dei materiali e della piccola cavetteria.

Chissà quanti assistenti fonici ci sono dietro una partita del nostro campionato di calcio di Serie A.

A San Siro di solito sono 8 nelle partite più tranquille, di cui 2 che si occupano del segnale per l’host broadcaster, 3 per la personalizzazione di DAZN e 3 per quella di Inter o Milan TV, e dobbiamo fare funzionare alla perfezione tutti i microfoni ambientali che variano a seconda dello standard della partita”.

Un lavoro, quello di Vincenzo, così come quello degli altri assistenti fonici, nonché dei fonici, indispensabile per far entrare nelle nostre case sia l’audio dello stadio, sia, e soprattutto, le telecronache e le interviste pre e post gara, un lavoro che Vincenzo ha visto evolversi nel corso di questi anni, soprattutto con riferimento ai materiali che vengono utilizzati:

Ai nostri giorni la trasmissione dei dati audio viene effettuata in modalità più leggera grazie al miglioramento dei materiali che utilizziamo: Ti faccio un esempio, Wenner, si è passati difatti dall’utilizzo di un cavo in rame per la trasmissione dei segnali audio all’attuale caveria in fibra ottica in grado di inglobare una serie elevata di flussi audio, fino a ben 64 segnali per direzione che passano lungo un filo spesso quanto un capello”.

Il progresso, i risultati dell’evoluzione della scienza e della ricerca, sono dunque concretamente visibili anche in questo ambito, destinato a fare i conti, come gli altri, con l’avvento delle cosiddette produzioni remotate, sempre più diffuse:

Sotto questo aspetto, Wenner, ritengo che difficilmente potrà venire meno la figura dell’assistente fonico, perché in loco, un tecnico non può mancare, non solo per la installazione fisica di microfoni, la posa della caveria, e altro, ma anche, e soprattutto, per intervenire nel caso, non infrequente, in cui possa accadere un imprevisto”.

E proprio per risolvere i possibili imprevisti, Vincenzo, mi confida quel che, secondo lui, nel suo lavoro, un assistente fonico non può non avere:

Un piano B: ho imparato nel corso di questi anni quanto sia indispensabile e necessario avere un back up da cui attingere se qualcosa va storto. Un back up analogico, ad esempio un paio di cuffie, di microfoni e di cavi di riserva, un qualcosa, in generale, che comunichi sempre con l’OB Van, ma con una tecnologia diversa o con un percorso diverso. Perché nell’audio non si può rimanere muti”.

(il dettaglio di un cablaggio analogico: foto di Vincenzo Abbisogno)

D’ora in poi, quando assisteremo a un evento sportivo e semmai sentiremo un telecronista silente per consentire a noi telepcsportdipendenti di ascoltare l’audio ambientale, non potremo che apprezzare ancor di più il lavoro dell’assistente fonico (e del fonico), senza la cui attività saremmo costretti a seguire un evento sportivo senza i rumori provenienti dal campo.

Inimmaginabile ai nostri tempi.

Grazie Vincenzo.

Ah, quasi dimenticavo, Vincenzo mi ha raccontato che da agosto ha intrapreso il ruolo di secondo fonico sull’OB Van, perché, adesso, quel lavoro che suo padre gli aveva sconsigliato di fare, è diventato il suo sogno

Vorrà dire che quando sarai un fonico, dovrai tornare a trovarci, Vincenzo….ad maiora!

Stay tuned!

Wenner Gatta Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”. Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di Sport In Media la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV. Durante i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 ha invece pubblicato quotidianamente sempre sulle pagine di Sport in Media la rubrica #undòujiāngdaPechino.

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1 COMMENTO

  1. Ebbene si, non volevo, ma ora ne vado orgoglioso. Bravo Vincenzo.
    … E poi c’è il mio secondo, Andrea, che ci si è impegnato anche lui…. Un operatore EVS-BLT….
    GRAZIE ragazzi.
    Firmato Un padre pioniere della tv in appalto… Giuseppr Pino Abbisogno

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