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SPORTinMEDIA > Ultra Slow Mo > Una chiacchierata con Antonello Renna: le telecamere fisse al Giro (a cura di Wenner Gatta)
Ultra Slow Mo

Una chiacchierata con Antonello Renna: le telecamere fisse al Giro (a cura di Wenner Gatta)

Ultimo aggiornamento 2022/06/27 at 9:05 AM
Wenner Gatta 4 anni fa
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Si è parlato e tanto dell’ultima edizione del Giro d’Italia, un’edizione che passerà alla storia per essere la prima a essere stata prodotta da EMG Group.

Meno, purtroppo, come sempre di quei Professionisti che con il loro quotidiano lavoro ci hanno permesso di vedere questo spettacolo dalla privilegiata postazione del nostro divano di casa.

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E proprio con uno di loro ho avuto la possibilità di chiacchierare per cercare di capire come funziona questa carovana nella carovana.

È con Antonello Renna che ho avuto il privilegio, prima ancora che il piacere di dialogare.

(Antonello Renna “a bordo” di un “Magnum”: foto ricevuta da Antonello Renna)

Piemontese di provenienza, appassionato di fotografia fin dal giovane, Antonello ha mosso i primi passi nel mondo della televisione nel lontano 1984 partendo da Video Vercelli fino ad arrivare a collaborare (da operatore di ripresa esterno) per oltre 13 anni con la Rai e poi con Mediaset e Sky.

E grazie all’esperienza con le telecamere maturata nel corso degli anni, Antonello ha svolto il ruolo di supervisore nel montaggio delle telecamere all’arrivo di ogni tappa, quelle telecamere che producevano il cosiddetto “clean feed”.

Un lavoro iniziato la sera di venerdì 6 maggio 2022, quando il Giro era in Ungheria, ma da Genova salpava la nave a bordo della quale c’erano tutti coloro che si sarebbero occupati del montaggio e dello smontaggio di ogni attrezzatura legata all’arrivo e alla partenza, dalle regie mobili alle transenne.

(un momento dell’imbarco del 6 maggio 2022: foto di Antonello Renna)

Un lavoro concluso a Verona domenica 29 maggio 2022 (“una giornata particolare in cui purtroppo tutto non è andato come volevo a causa di qualche incomprensione organizzativa”, mi fa notare, anche se, a dire il vero, dalla postazione privilegiata del mio divano di casa non mi ero accorto di nulla: n.d.r.) con il posizionamento delle telecamere anche all’interno dell’Arena di Verona.

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Nel mezzo tante giornate, apparentemente eguali tra loro per il ritmo di lavoro che le contraddistingueva, ciascuna delle quali, tuttavia, con una propria peculiarità, “perché Wenner, ogni arrivo presenta particolarità differenti rispetto a quelle del giorno precedente”.

Come si articolava la giornata lavorativa di Antonello?

“La mia giornata lavorativa, Wenner, così come quella di tutti gli operatori di ripresa all’arrivo, iniziava tra le 8 e le 8,30 per pianificare assieme al regista, agli assistenti alla regia e al direttore della produzione, il posizionamento a terra delle 4 telecamere nell’ultimo chilometro precedente l’arrivo.

Ogni telecamera (di cui una ottica lunga) veniva collocata in un punto ben preciso e su di una piattaforma Hi Low, a un’altezza di circa due metri da terra, in modo tale da evitare che le transenne e il pubblico all’arrivo potessero rappresentare un intralcio per le inquadrature.

(Antonello Renna “a bordo” di una Hi Low: foto ricevuta da Antonello Renna)

In accordo, poi, con Mario Broglia (ossia il responsabile dell’organizzazione all’arrivo: n.d.r.) posizionavo in corrispondenza della linea di arrivo una microcamera black magic fissata su di un magic arm, il cui fine, molto scenografico, era quello di immortalare un eventuale arrivo al fotofinish, sebbene non facesse fede ai fini dell’ufficialità della classifica di tappa, affidata al sofisticato sistema del fotofinish”.

“A una distanza di circa 20 metri lineari dalla linea di arrivo era montata la telecamera, con ottica corta, su di un cestello (un cherry picker), dopo di che due superslowmotion a ottica lunga per garantire ogni tipo di replay, mentre a terra vi era un operatore con una telecamera a radio frequenza, il cui, ingrato compito, era quello di inquadrare al volo il vincitore di tappa facendosi spazio tra i fotografi che ogni giorno lo accerchiavano. Completavano l’opera una telecamera fissa sotto una tenda per le interviste flash e due collocate su di un trabattello per inquadrare il palco con le relative premiazioni, una delle quali non era presidiata da alcun operatore”.

Un notevole dispiego di mezzi di ripresa, quindi, all’arrivo di ogni tappa?

“Sì, 11 telecamere, più la microcamera sulla linea del traguardo, che si andavano a sommare alle 7 che riprendevano ogni tappa dal suo primo metro: 5 sulle moto, e 2 sugli elicotteri.

(le cinque telecamere utilizzate dagli operatori a bordo delle moto durante il Giro d’Italia 2022: foto di Antonello Renna)

A proposito, svelo ai lettori di questa rubrica un piccolo particolare: sapete come venivano chiamate le telecamere in regia?

I numeri da 1 a 5 erano assegnati alle motocamere che raccontavano la gara (con operatori dotati di Grass Valley LDX86N), il 6 e il 7, invece, a “Eli 1” ed “Eli 2”, cioè le Cineflex V14HD sugli elicotteri. La 8 era la telecamera fissa più lontana dalla linea di arrivo, dopo di che, la 9, la 10 e la 11, erano i numeri con cui venivano chiamate in regia le altre telecamere fisse. La 12 era quella sul cestello, la 13 e la 14 le due superslowmotion, la 15 quella a radio frequenza, la 16 e la 17 quelle davanti il podio e la numero 18 quella nella zona flash”.

E dopo l’arrivo di ogni tappa cosa succedeva?

“Ogni operatore di ripresa era personalmente responsabile dello smontaggio della propria telecamera, che veniva effettuato tra le 17 e le 19,30, dopo di che si partiva per raggiungere in tarda serata la località di arrivo della tappa del giorno successivo, per essere di nuovo operativi la mattina per le operazioni di montaggio delle telecamere. E così per 23 giorni di fila”.

“Logico che in queste condizioni”, mi confida Antonello, “tutto deve girare alla perfezione, non essendo possibile un intoppo, che, se capita, deve essere superato in tempi rapidi. Un qualcosa che è possibile esclusivamente grazie a un lavoro corale, contraddistinto dal grande rispetto per il lavoro altrui, dalla professionalità di ogni singolo operatore, dalla cordialità e dalla gentilezza, perché, lavorando in queste condizioni, senza soluzione di continuità, non bisogna mai cercare di perdere il controllo dei nervi e, non sempre, è facile. Ma alla fine, il risultato è stato per me soddisfacente. Forse perché mi piace quello che faccio e mi piace stare in mezzo alle persone: una passione, la mia, che va oltre alla professione che faccio”.

(Antonello Renna sotto due telecamere posizionate su altrettanti Hi Low: foto ricevuta da Antonello Renna)

Un dietro le quinte, quello che ci ha raccontato Antonello, che ha animato decine di professionisti per oltre settimane, e di cui, purtroppo, si sente poco parlare, ma che è indispensabile per permettere a noi telepcsportdipendenti di godere di questo bellissimo spettacolo dalla privilegiata postazione del nostro divano di casa.

Grazie Antonello, ad maiora.

Stay tuned!

Wenner Gatta | Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”. Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di Sport In Media la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV.Durante i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 ha invece pubblicato quotidianamente sempre sulle pagine di Sport in Media la rubrica #undòujiāngdaPechino.

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TAG: Antonello Renna, Ciclismo su strada, EMG, Giro d'Italia, Telecamere
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