Una chiacchierata con Giorgio Galli (a cura di Wenner Gatta)

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Hai fatto un quadro perfetto di un settore, dove la passione, il sacrificio, il voler imparare e ascoltare sono le basi per poter crescere ogni giorno. Bravo“.

Giorgio Galli mi ha scritto questo messaggio da Liverpool l’8 marzo 2022, dopo aver letto l’articolo avente a oggetto la chiacchierata con Nicola Notarangelo, a poche ore dal calcio d’inizio di Liverpool-Inter, partita valida per il ritorno degli ottavi di finale di Champions League, mentre era in procinto di curare la cui regia della gara.

Sì, proprio Giorgio Galli, il cui nome avevo sentito pronunciare tante volte durante una delle partite di Champions League che andavano in onda su Mediaset, quando in avvio di telecronaca il telecronista ricordava che “c’è Giorgio Galli in cabina di regia“, oppure “le telecamere, questa sera, sono guidate da Giorgio Galli“.

Giorgio Galli, uno che nel suo curriculum vanta la regia di finali di Champions League, Europei di calcio under 21, finali di coppa Italia, di Supercoppa, di partite di Euro 2020 e tanto altro ancora.

Passano le settimane, si avvicina la puntata numero 50 di Ultra Slow Mo, e con la faccia tosta che mi ritrovo mi viene in mente l’idea di proporre a Giorgio una chiacchierata da rifondere in una puntata celebrativa di questa rubrica settimanale, nata così, per caso, oltre un anno fa (non me ne vogliano gli altri Professionisti con cui ho chiacchierato nel corso di questi mesi, che non posso che ringraziare, perché senza di loro, a 50 articoli non ci sarei mai arrivato…).

Nessun problema quando vuoi Wenner…“.

Un grande onore, per me, avere quindi l’opportunità di dialogare con Giorgio Galli.

LE ORIGINI

Sono nato a Brescello (non dirmi che il nome di questo paese non Ti ricorda nulla perché Ti tolgo il saluto eh…), un comune rivierasco sulla sponda emiliana del Po (in provincia di Reggio Emilia, anche se tutti dicono, considerata la vicinanza, che siamo parmigiani), dove ho sempre abitato in una sua piccola frazione, di sole 1.000 anime, chiamata Lentigione.

E’ forte il legame che ho con la mia terra, un legame intrecciato anche con il mondo del calcio: qui, usando una frase tratta dai celeberrimi film Guareschiani di Peppone e Don Camillo, “capitano cose che non accadono da nessuna altra parte del mondo“, come, ad esempio, la storia di una squadra di calcio, il Brescello, che arriva a un passo dalla serie B e sfida la Juventus in Coppa Italia, in diretta televisiva nazionale, pareggiando 1-1.

Del legame cinematografico tra Brescello, un set a cielo aperto, lo sport e altro però se vuoi ne parliamo in altro momento, se però passi dalle mie parti, se lo vorrai, avrai un cicerone speciale che ti racconterà infinità di aneddoti sui film. Detto ciò basta, altrimenti divento peggio delle piene del Po“.

LA PROFESSIONE: DA TELEREGGIO A EURO 2020

Mi sono avvicinato a questo mondo esclusivamente mosso da una enorme passione, per cercare di realizzare un sogno, far diventare il mio hobby (fotografia) un lavoro, essendo appassionato di pellicola e viaggi avrei voluto fare il documentarista. Dalle mie parti (a Gualtieri, paese di Antonio Ligabue), risiede un noto documentarista, Aldo Bersellini, il quale mi diede i primi consigli cinematografici, eravamo a metà anni ’80, avevo poco più di vent’anni.

Difficile però entrare e proporsi in questo mondo senza esperienza, quindi bussai alla porta di una tv locale di Reggio Emilia, proponendo una collaborazione gratuita, per imparare a usare la telecamera e non solo, a tutt’oggi ritengo la tv locale la miglior palestra dove poter avere una infarinatura di tutti i settori.

(gli inizi della carriera di cameraman di Giorgio Galli in una tv locale reggiana: foto ricevuta da Giorgio Galli)

Qui collaboro per 6 mesi, gratuitamente, nelle sere, sabati e domeniche (togliendo molto alla famiglia), rinuncio anche ad un altra mia grande passione, giocare a calcio, tutto per cercare di carpire i primi segreti delle riprese ma anche di montaggio, avvicinandomi alla regia; più che altro seguo lo sport. Da fine anni ’80 collaboro, a tempo pieno, come free lance con la tv locale (Telereggio), diventando il regista di punta, realizzo tutte le trasmissioni, le regie di tutti gli sport, in particolare il calcio (Reggiana), realizzo due documentari sulla promozione in serie B e serie A.

(“una regia anni 90, quel registratore a bobine che si vede è il famoso pollice, registratore a nastro magnetico che si usava anche per i replay, macchina lentissima, ma quel “clock” che faceva quando riavvolgeva il nastro aveva un suo fascino”: foto ricevuta da Giorgio Galli)

Nel ’96 il grande salto, nasce il calcio in tv, mi propongo a Telepiù come cameraman (non avevo la pretesa di fare la regia) a Danilo Zanon, il quale dopo un colloquio, decide di farmi provare come regista, dicendomi “….secondo me tu sei sveglio” (ricorderò sempre quelle parole).

In pratica faccio un affiancamento alla prima di campionato e dalla seconda esco da solo come regista (incredibile).

Ma l’incredibile si materializza anche l’anno dopo, quando Popi Bonnici di Mediaset, vedendo le mie partite, mi chiama per affiancarlo in Champions League come regista replay, a fine novembre 1997 realizzo la mia prima regia di Champions (causa indisponibilità di Popi) proprio a Parma, è il Parma di Buffon, Cannavaro ecc., con Ancelotti in panchina affronta lo Sparta Praga, partita decisiva per il passaggio della fase a gironi, il Parma perde, i tifosi ducali ricordano molto bene quell’evento perchè decreta l’eliminazione dalla Champions, competizione a cui non ha più partecipato.

Televisivamente, nonostante la mia grande emozione, la partita va benissimo e quello è il mio primo trampolino di lancio.

In seguito mi chiama Angelo Carosi a Stream, poi la fusione con Telepiù mi porta a Sky, dove rimango sino al 2015, quando nasce la regia unica gestita direttamente da Lega serie A, capo progetto tal Popi Bonnici, il quale mi chiama subito, affidandomi i top events.

Da quel lontano 1996 ad oggi ho lavorato con tutti i più importanti broadcasters nazionali, realizzando circa 1.600 eventi, tra i quali 4 finali di calcio di Champions (2001 Milano regia replay internazionale HB, 2009 Roma regia nazionale Sky, 2016 Milano progetto di regia per Mediaset e regia internazionale HB, 2022 Parigi, regia nazionale Mediaset).

(regia replay finale Champions Milano 2001, Bayern Monaco- Valencia: foto ricevuta da Giorgio Galli)

Inoltre 6 finali di Coppa Italia trasmesse dalla RAI, 2 di Supercoppa Italiana. Con UEFA Europei Under 21 del 2019 in Italia, compreso finale Spagna – Germania oltre alla cerimonia d’apertura e altre 7 partite, gli Europei lo scorso anno a Roma, EURO 2020, le 4 partite disputate a Roma (le prime tre dell’Italia), unico italiano dei 10 selezionati da UEFA che per la prima volta ha affidato una venue a tutto uno staff italiano da me scelto.

Tanti altri sport, rugby campionato e heineken Cup, pallanuoto con una finale di Supercoppa Europea vinta dalla Pro Recco, volley con due finali di Champions League a Berlino (maschile e femminile), basket, pallamano e altro, ho realizzato anche alcuni documentari per società sportive emiliane (Reggiana, Modena, Carpi ecc.).

Chi l’avrebbe mai detto che quel ragazzetto da Brescello avrebbe realizzato il suo sogno, ma d’altronde te l’avevo detto che ‘in quella fetta di terra grassa, che rimane tra il fiume e il monte, accadono cose che non capitano da nessun altra parte del mondo’“.

COME SI PREPARA GIORGIO GALLI ALLA GARA

Le giornate e la preparazione all’evento, Wenner, sono molto personali, ognuno se le gestisce come meglio crede, certamente devi arrivarci preparato, conoscendo i temi della partita, ex, squalificati, aneddoti, come giocano le squadre, rivalità tra le tifoserie, caratteristiche dei giocatori; ti faccio un esempio, se sulla fascia gioca uno come Salah, sono consapevole che, quando lui ha la palla, posso staccare una camera stretta, perchè difficilmente la gioca di prima, ma predilige l’uno contro uno, puntando il difensore, spesso saltandolo, se la palla ce l’ha un giocatore con caratteristiche diverse, facile che la giochi di prima, quindi meglio lasciare la camera larga per leggere la situazione tattica. Sembra strano, ma fa parte del mio lavoro e preparazione, leggere quotidianamente giornali sportivi o guardare partite in tv, soprattutto estere. Insomma alla partita devi arrivare preparato e conoscere anche le caratteristiche dello stadio, soprattutto in Italia, per valorizzare al meglio le telecamere a disposizione della regia, che si è decisamente evoluta nel tempo“.

(dettaglio di una regia di oggi: foto ricevuta da Giorgio Galli)

L’EVOLUZIONE DEL LAVORO DEL REGISTA: DAGLI ANNI ’90 A OGGI

Il lavoro del regista, Wenner, si è sicuramente evoluto tantissimo in questi trent’anni. Quando ho iniziato io, si realizzavano eventi in analogico, ora in digitale, lo standard era 4:3 ora 16:9, si è passati all’HD e all’UHD, passando anche al 3D (ho fatto diverse regie anche in 3d, produzione completamente differente da quella classica, attualmente finita) le registrazioni e quindi i replay venivano fatte su nastro magnetico, Beta, ora con macchine digitali, un Beta registrava una telecamera e se lo fermavi per proporre un replay, si fermava anche la registrazione, quindi rischiavi di perderti l’episodio, ora ogni macchina ha diverse uscite, è sempre in registrazione, puoi richiamare la clip dell’episodio quando vuoi, non perdi niente, puoi fare clip, sigle, tutto quello che vuoi.

(un dettaglio di una cabina di regia degli anni’90: foto ricevuta da Giorgio Galli)

La serie A nel 1996 veniva prodotta con 6 telecamere + 2 micro interno porte, ore si va da un minimo di 14 sino a 20 o più, con l’aggiunta di una infinità di camere speciali, è arrivato prima il guardalinee elettronico, poi la GLT, il VAR, la pubblicità virtualizzata, devi sapere chi sono i broadcaster che hanno diritto alle immagini nel tunnel, alla mini e superflash, ci sono le integrazioni estere.

Pensa che per la finale di Champions del 2016 le camere erano 44 + 15 postazioni bis, significa che c’erano 59 punti di ripresa diversi, per EURO 2020 le telecamere erano 42, ma questa è tutta un altra storia…“.

(“la regia replay della finale di Champions League di Milano 2016: in 15 anni la tecnologia televisiva è davvero cambiata”: foto ricevuta da Giorgio Galli)

COSA PENSA GIORGIO GALLI DI AVERE APPORTO ALLA PROFESSIONE E QUALI “SEGRETI” HA CARPITO DAI COLLEGHI

È vero, essendomi costruito la professione che desideravo, avendo realizzato il mio sogno, passo dopo passo, ne vado particolarmente fiero, non so se ho portato qualcosa alla professione, di certo penso che l’importanza rimane il racconto dell’evento stesso, far vivere allo spettatore le emozioni dello stadio a 360°, dal campo, spalti, panchine; non siamo noi registi che possiamo stabilire quanti stacchi fare o quanti replay proporre, ma le squadre in campo, in base agli episodi, emozioni, velocità del gioco, dobbiamo cercare di far vivere al telespettatore lo stadio, come se fosse posizionato nel posto migliore dell’impianto.

Una mia peculiarità è sicuramente valorizzare le belle giocate, chi mi conosce sa che sono maniacale in questo, per bella giocata non intendo solo un tunnel o un colpo di tacco, uno stop fatto in condizioni particolari è sicuramente una bella giocata, insomma tutte quelle situazioni da scuola calcio, è come quando bevi un buon bicchier di vino, cercando d’assaporare gusto e retro gusto.

A volte m’arrabbio quando vedo partite dove fanno rivedere replay inutili e ripetuti, a discapito di gesti tecnici notevoli; come dico sempre il gol non è solo il passaggio e il tiro, ma bisogna capire da dove nasce, una palla recuperata, un passaggio sbagliato, una bella giocata.

Per quanto posso aver carpito, ricordo sempre le prime parole del mio primo Maestro Aldo Bersellini, il quale mi disse ‘ricordati che in questo settore avrai sempre da imparare da tutti, affrontalo sempre con umiltà….‘: quindi cerco di carpire da tutti i modi di fare e di lavorare, guardando partite, sintesi o altro, poi ovviamente sarò io a decidere cosa può essere giusto o sbagliato, ma guardando con attenzione i modi di fare, in questo settore, c’è sempre indubbiamente da imparare.

Soprattutto però deve emergere il lavoro di tutta la squadra di produzione, tecnici eccezionali, che mai smetterò di ringraziare, sono loro i veri artefici e il motore con la loro grande professionalità, è un po’ come l’allenatore, senza squadra non vai da nessuna parte, se mi sono tolto enormi soddisfazioni in questi anni è proprio merito di tecnici fantastici, l’enorme passione ci accomuna tutti, questa rappresenta le fondamenta di questa bellissima professione“. 

(dettaglio di una cabina di regia del 2022: foto ricevuta da Giorgio Galli)

LE DIFFERENZE FRA L’ESTERO E L’ITALIA

Diciamo, Wenner, che lavorando anche con troupe estere, posso assicurarti, come detto sopra, che in Italia ci sono tecnici validissimi, come tutti, tanto hanno da imparare, ma ancor più hanno da insegnare, EURO 2020 ne è stata una dimostrazione, abbiamo ricevuto, oltre che i complimenti di UEFA, riconoscimenti anche da diversi colleghi esteri, tutto merito di una squadra eccezionale.

Come dico spesso la professione del regista è particolare, sei il finalizzatore, quello che compone il puzzle delle varie caselle che vengono messe a disposizione, alcune volte ricevi demeriti non tuoi, ma, più spesso, ricevi meriti non tuoi, di altri, di cameramen eccezionali (ne abbiamo tanti in Italia, da Udine a Palermo), di operatori ai replay, fonici, capitecnici, mixer video, controlli camere, macchinisti (in tutti questi settori ne abbiamo tantissimi), loro sono il vero motore della squadra, senza di loro non andrai mai da nessuna parte. La qualità Italia/estero si è decisamente livellata, non esiste più il gup di anni fa, anzi“.

L’ESPERIENZA PIU’APPAGANTE, PIU’ DIFFICILE E PIU’ SNERVANTE

Tutte le esperienze sono appaganti, dall’evento che può sembrare meno importante a quelli grossi.

Certo la finale di Champions di Milano 2016, avendo realizzato tutto il progetto di camera planning, scelta del personale e tanto altro, rimane uno dei più complicati e appaganti, ti dico solo che il primo sopralluogo l’ho fatto con UEFA e tutto lo staff Mediaset l’1 settembre 2015, la finale era il 28 maggio 2016.

(finale champions Atletico Madrid – Real Madrid a Milano nel 2016: foto ricevuta da Giorgio Galli)

Un’ infinità di sopralluoghi e test, workshop a Nyon e Monaco di Baviera, un severo controllo di come realizzavo le partite e tanto altro.

EURO 2020, esattamente un anno fa, è stata un altra ciliegina sulla torta, essere selezionato tra 10 in Europa, enorme soddisfazione, anche in questo caso diverse conference call (causa pandemia), in più la struttura tecnica era inglese, ma tutto lo staff tecnico da me selezionato italiano (ti posso assicurare che, considerata l’enorme disponibilità di elevate professionalità, è stata la cosa più difficile scegliere uno piuttosto di un altro).

Parlando di recente, in questa stagione, una iniziativa particolare, realizzata in occasione di Juventus – Inter, d’inizio aprile, non inerente proprio allo sport, una iniziativa di pace, realizzata a ridosso dell’inizio match, è stata cantata la canzone IMAGINE di J. Lennon, il tutto costruito in poco tempo, con tecnologia cinematografica, momento particolarmente emozionante vissuto, con tutti, anche all’interno della regia stessa.

Anzi Wenner, ho un bel video che è stato realizzato in quei momenti, in cui, da un lato, si vede ciò che avete visto in Tv, dall’altro lato, cosa avveniva in cabina di regia durante l’esibizione: un piccolo regalo per Te e per i lettori di questa rubrica“.

(video ricevuto da Giorgio Galli)

LE FUTURE POSSIBILITA’ DI PERSONALIZZAZIONE DELL’EVENTO SPORTIVO DA PARTE DEL REGISTA

Giustamente quando lavori per Leghe, Federazioni o altro, proponendo diversi eventi, questi devono risultare i più simili possibili, rispettando linee editoriali ben precise, il margine di personalizzazione e creatività comunque rimane e rimarrà sempre, basta saperlo utilizzare al meglio.

La priorità rimane il racconto dell’evento, il pallone, gli atleti, sono i protagonisti principali, noi dobbiamo limitarci a raccontarlo, cogliendo i dettagli e tutte le sfaccettature, in questo la creatività e la personalità di tutta la squadra di produzione, nel pieno rispetto dell’uniformità di prodotto e delle linee editoriali, rimarranno sempre, facendo sempre la differenza“.

(finale coppa Italia 2016: foto ricevuta da Giorgio Galli)

Un fiume in piena, Giorgio, come il più lungo d’Italia che passa di lì, a poche centinaia di metri dalla sua terra, dove è nato, cresciuto, e dove ritorna tra una regia e l’altra di un evento sportivo visto da milioni di persone nel mondo, senza soluzione di continuità, da ormai tanti anni, facendo il proprio lavoro con quella stessa passione che aveva quando si affacciò con umiltà al mondo delle riprese televisive negli anni ‘80.

Una passione che l’ha portato lontano, partendo da zero fino ad arrivare alla regia delle più prestigiose competizioni sportive nazionali e internazionali.

Una passione che trasmette a chi si relaziona con lui, per lavoro (in tanti me lo hanno confermato), o per chi, come me, per diletto; sempre consapevole, però, che ogni giorno ci può essere sempre qualcosa da da imparare da qualcuno, come gli disse il suo primo maestro, e come dice sempre un altro storico Collega di Giorgio, la cui indisponibilità gli ha permesso di debuttare in prestigioso palcoscenico europeo: “Dalla culla alla bara, sempre s’impara!”.

Si è affacciato in punta di piedi a un mondo nuovo per realizzare un proprio sogno, con quella stessa umiltà con cui si è relazionato con me, che non sono nessuno, o, meglio, sono solo uno che quando da ragazzino guardava le partite di calcio in Tv, rimaneva affascinato dalle nuove inquadrature, da particolari telecamere, e da coloro che, come dicevano i telecronisti della partita, ad esempio, “guidano le telecamere”, sebbene ancora oggi non sia riuscito ancora a capire come sia umanamente possibile farlo, davanti a tutti quei monitor, con tutti quei pulsanti, quelle luci, quelle leve.

O, meglio, è un qualcosa che è possibile grazie alla sinergia ed amalgama che lega tanti professionisti: come si apprezza in quel bellissimo video che ci ha regalato Giorgio (e che mi ha girato qualche settimana fa, con la promessa, mantenuta, di non divulgarlo fino al termine della stagione), e che ho visto e rivisto numerose volte per cercare di cogliere quanti più particolari o dettagli possibili (uno in particolare l’ho colto, e Giorgio me lo ha confermato, che soddisfazione!).

Dalla privilegiata postazione del nostro divano di casa sembra tutto facile, ma facile non lo è, o, meglio, lo è solo grazie alla passione e all’impegno che muovono tutte quelle persone che lavorano dietro questo enorme carrozzone, tanti tasselli di un bellissimo mosaico, le cui vite ho cercato di raccontare in alcune di queste 50 puntate.

Sono sempre i sogni a dare forma al mondo” ha scritto un noto cantautore nato nella stessa provincia di Giorgio Galli, che il suo sogno lo ha raccontato, dopo averlo realizzato, a uno come me, che, a sua volta, ha realizzato un suo piccolo sogno, quello di chiacchierare con uno di quei professionisti che lo hanno da sempre affascinato, non foss’altro perché il suo nome lo sentiva pronunciare in televisione (anche) nei mitici mercoledì di coppa.

Grazie davvero Giorgio, ad maiora.

Stay tuned!

Wenner Gatta Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”. Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di Sport In Media la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV.Durante i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 ha invece pubblicato quotidianamente sempre sulle pagine di Sport in Media la rubrica #undòujiāngdaPechino.

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