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SPORTinMEDIA > Ultra Slow Mo > Alla scoperta del macchinista: intervista ad Alessandro Bidinelli
Ultra Slow Mo

Alla scoperta del macchinista: intervista ad Alessandro Bidinelli

Ultimo aggiornamento 2023/02/19 at 3:02 PM
Wenner Gatta 3 anni fa
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Come i più aficionados di questa rubrica sanno, Ultra Slow Mo è nata per raccontare il dietro le quinte di ciò che ogni telepcsportdipendente ha la possibilità di vedere dalla privilegiata postazione del proprio divano di casa.

Questa settimana si va oltre, perché sono riuscito a parlare con chi lavora dietro le quinte del dietro le quinte, con uno di coloro che, per usare le parole di Vittorio Baldi “lavorano molto spesso in condizioni difficili, a differenza di noi addetti al ‘controllo camera’, che, invece, abbiamo la fortuna di lavorare dentro i van o i camion regia”.

È con Alessandro Bidinelli che ho avuto la possibilità, prima ancora che, come sempre, il privilegio di chiacchierare.

Alessandro è un tecnico audio video, diplomato in arti visive all’Istituto di Istruzione Superiore Crescenzi-Pacinotti-Sirani di Bologna, una scuola, che mi racconta, “ha permesso a tanti amici e colleghi di entrare nel mondo delle video produzioni perché insegnava a ‘Fare Televisione’”, iniziando a lavorare in questo settore all’età di 16 anni “quando mi divertivo con stages estivi presso un service locale, con sede quasi di fronte a casa”.

Un divertimento che, anche per Alessandro, si è trasformato dapprima in una passione, poi nella sua professione, che, in questi anni lo ha visto svolgere in prima persona una serie di mansioni, quale assistente operatore, macchinista cine televisivo, assistente fonico, assistente alla macchina da presa presso il polo televisivo di Terni e tecnico audio e video, collaborando oggi giorno con aziende che si occupano di sistemi integrati e cablaggi strutturati per radio e tv soluzioni chiavi in mano.

Approfittando di Alessandro vedo di capire di cosa si occupa un macchinista.

“Il macchinista in televisione, Wenner, è colui che si occupa della stesura dell’impianto ovvero di tutti i cavi che servono per far funzionare l’audio, il video e camere di un qualsiasi evento, per la cui realizzazione lavora una squadra di persone, composta anche da altre figure professionali, mosse dall’unico fine di accendere l’impianto il prima possibile, in modo da consentire alla regia di ‘vedere le immagini’ e permettere a coloro che si occupano di controlli camere, mixer video, mixer audio e operatori evs di iniziare a fare i vari set up. Una volta, poi, che l’impianto è acceso, cioè in funzione, i macchinisti si confrontano con il capo macchinista per capire qual è il loro ruolo durante la produzione: mi è capitato molto spesso di essere destinato a essere di aiuto agli operatori di ripresa facendo l’assistente al cavo per le telecamere a spalla o altre camere, e di fare fronte a tutte le richieste tecniche last minute da parte del capo macchinista o del capo tecnico o anche del direttore di produzione”.

E, dalle parole di Alessandro capisco subito che non esiste solo un tipo di macchinista:

“Quello che in gergo si chiama macchinista è il macchinista generico, ma, al suo fianco lavora – anche e soprattutto nelle produzioni cinematografiche – il macchinista al carrello, che è colui cui è affidato il ruolo di montare il binario in bolla e di muovere il carello a seconda delle esigenze di scena. Nello sport, ma non solo, c’è anche la figura del macchinista al braccio, che è colui che si occupa di montare e posizionare questo mezzo di ripresa in grado di fornire immagini idonee a rendere più dinamica la regia degli eventi sportivi. Nelle scorse settimane, se ci hai fatto caso, Wenner, in occasione dei vari eventi legati agli sport invernali abbiamo avuto la possibilità di vedere all’opera in quasi tutte le competizioni tante telecamere sui bracci, per citarne qualcuno in particolare Jimmy Jib, in grado di erogare immagini fluide e in movimento longitudinale e latitudinale”.

Proprio dagli sport invernali, arriva qualche aneddoto di Alessandro che lo ha visto coinvolto quale macchinista.

“Le discipline invernali, dove la capacità di adattamento al freddo e al lavorare in quota regalano sempre grandi emozioni sia per panorami, che per location, sono da considerare lavori estremi, che come tali, sono in grado di regalare gioie e dolori, il che non guasta per chi, come un macchinista, lavora alacremente dietro le quinte. Una volta, Wenner, durante una gara di Coppa del mondo di Sci, specialità ski cross, mi è arrivata via radio la voce che si spenta la camera 1 immediatamente  pensai che una giunta di un cavo si fosse staccata, a causa probabilmente delle rigide temperature. Dovevo intervenire, e in fretta, per evitare che il segnale di una telecamera continuasse a non arrivare in cabina di regia. Di conseguenza, ho inforcato la tavola e sono sceso lungo il percorso nella parte esterna della pista per raggiungere il primo punto della giunta in prossimità di un repeater triax. Conoscendo alla perfezione l’impianto, che avevo contribuito a montare, ho fin da subito pensato che potesse essere quello il primo punto critico da ispezionare, cosicché, appena arrivato, ho testato il cavo al volo, capito che la criticità era proprio in quel punto, provveduto alla sistemazione  e la camera è tornata on air a tempo di record con una standing ovation dalla cabina di regia. Un po’ di fortuna non guasta mai”.

Un lavoro, quello di Alessandro, che si è evoluto da quando ha iniziato:

“Appena iniziai, la mia attività di freelance il titolare dell’azienda presso cui lavoravo aveva acquistato un braccetto Scanner della  Egripment, ho avuto modo di studiare e utilizzare con tempo e pazienza. Venimmo chiamati per fare una serie di gare a Pozza di Fassa di Snowboard: mi ricordo come fosse adesso che una volta raggiunta la zona destinata all’installazione del braccetto mi accorsi che nessuno aveva pensato alla pedana. Di conseguenza, in accordo con la produzione, ci siamo fatti portare del legname e assieme all’operatore ci siamo costruiti la pedana grazie a sega, martello e chiodi. Un qualcosa che adesso sarebbe impensabile perché si tratta di strutture che vengono montate da personale specializzato convocato dall’organizzazione, un qualcosa in meno a cui dobbiamo pensare, anche se, Ti confesso, Wenner, che, un po’ mi manca doversi arrangiare anche in relazione a queste cose, benché, sia chiaro, non stiamo mai con le mani in mano, anzi!”.

Un’evoluzione, quella che ha visto Alessandro con i suoi occhi, non limitata soltanto agli aspetti di carattere operativo, ma che si è estesa anche, e soprattutto, ai materiali utilizzati per lo svolgimento del suo lavoro:

“Nel corso degli anni, difatti, grazie all’avvento della tecnologia (in particolar modo della fibra ottica) ci viene data la possibilità di lavorare in maniera più snella e leggera, ci permette di cablare perimetri più ampi con un numero inferiore di cavi, garantendo nel contempo un cablaggio più sicuro e lineare grazie alle connessioni più veloci. Quel che con il passare degli anni viene sempre più richiesto, inoltre, è una maggiore formazione del macchinista, cui viene domandata una preparazione sempre più continua, non solo sotto il profilo tecnico, ma anche in materia di conoscenza delle regole relative alla sicurezza sul lavoro, che va sempre rispettata con la massima attenzione”.

Una figura, quindi, quella del macchinista che lavora nel più totale anonimato, lontano dai riflettori, prima ancora che l’evento sportivo abbia inizio, collaborando assieme ad altri professionisti per la stesura di tutta la parte impiantistica, in assenza della quale, il resto della produzione televisiva non potrebbe di certo essere sviluppata e, di conseguenza, non avremmo la possibilità di vedere dalla privilegiata postazione del nostro divano di casa alcun evento sportivo in tv o sui nostri devices.

Grazie Alessandro, ad maiora.

Anche Tu mi hai aiutato a scoprire un mondo di cui, purtroppo, in pochi parlano, ma di fondamentale importanza.

Wenner Gatta | Avvocato e appassionato dal 1978 di ogni tipo di sport, visto, si badi bene, dalla privilegiata posizione del proprio divano di casa. Dal 2020 socio dell’associazione Nicolodiana e Salvadoriana telepcsportdipendenti. Il suo motto è: “Perché seguire solo un evento sportivo, quando se ne possono vedere tanti contemporaneamente?”. Da marzo 2021 cura settimanalmente sulle pagine di Sport In Media la rubrica “Ultra Slow Mo” dove cerca di raccontare ciò che non si vede dello sport in TV. Durante i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 ha invece pubblicato quotidianamente sempre sulle pagine di Sport in Media la rubrica #undòujiāngdaPechino.
Da giugno 2024 ha lanciato Breaking News Ultra Slow-Mo uno spazio per parlare in tempo reale e in modo telegrafico di telecamere particolari, di grafiche innovative, di novità delle produzioni televisive.

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Wenner Gatta 19 Febbraio 2023 20 Febbraio 2023
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