“L’ora della Bisteccolgia, la nostalgia di Galeazzi” | La Nuca di McKinley (#23) di Piero Valesio

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La potremmo chiamare bisteccolgia. Che sarebbe la crasi fra Bisteccone e nostalgia. I reduci della Repubblica Democratica tedesca, qualche anno dopo la caduta del muro, per definire quel senso di vuoto che aveva lasciato dentro di loro la scomparsa della DDR, inventarono un termine simile: “ostalgia”. Che era, appunto, la nostalgia per qualcosa che c’era ed era potente (la Germania dell’Est) e che poi, puff, ad un certo punto smise di esistere.
Oggi, complici una serie di concause televisive, è lecito provare la bisteccolgia. Ovvero la nostalgia di Bisteccone, al secolo Giampiero Galeazzi, scomparso qualche mese fa. I meno agèe fra gli aficionados di questa rubrica potrebbero anche obiettare: e chi diavolo era Galeazzi e per quale motivo dovremmo provare di lui nostalgia?
Domanda opportuna. Partiamo dai reperti. Su DAZN, domenica, opportunamente hanno messo in scena il ping-pong fra Reggio Emilia (partita del Milan) e Milano (partita dell’Inter). Contemporaneamente su Sky era possibile seguire (separatamente: errore) le dirette di City-Aston Villa e Liverpool-Wolverhampton: anche in questo caso un confronto a distanza che avrebbe assegnato il titolo nazionale.
Altro reperto: come già commentato in una puntata precedente di “McKinley” sono disponibili su Sky on demand i primi tre episodi di “Una squadra” di Domenico Procacci che nella versione seriale è ancora più ricca e appassionante di quanto si era rivelata in quella cinematografica. Nel secondo di tali episodi si assiste a Gianni Minà che, DURANTE, la finale di Roma ’76, sbucava alle spalle di Panatta a partita in corso, e gli poneva domande al cambio campo. Domande a cui Adriano, udite, rispondeva. E a fine match, sempre a bordo campo, ecco sbucare pure Galeazzi che, nel caos più totale, intervistava Adriano fresco vincitore del titolo.
Ora: la bisteccolgia nasce del fatto che non solo non è più possibile che uno così esista ai giorni nostri; per certi versi, ma senza contatto umano, e soprattutto la fisicità, Pierluigi Pardo un po’ ci prova ma è un’altra cosa. Il fatto che è non esistono più quei mondi. Galeazzi era uno scudo umano che se un lato, in circostanze come quelle dell’invasione di campo dei tifosi rossoneri a Reggio Emilia, si frapponeva fra la gente e il campione, dall’altra si ergeva a rappresentante unico di quei tifosi, ne sublimava l’esultanza. Nella caciara si trasformava, sudava, sobbalzava, era al contempo un giornalista e un capopolo. Ricordatelo con Maradona dopo lo scudetto del Napoli, con Falcao dopo quello della Roma: il suo luogo era la calca.

Lasciando perdere cosa successe quando abbandonò ogni calca per ballare tristemente con la Venier, quel suo essere nel cuore dell’esultanza era in qualche modo garanzia di veridicità dell’esultanza stessa. Chiunque (e i tentativi ci sono stati) lo avesse imitato si sarebbe rivelato una macchietta. Lui era l’originale. Senza di lui oggi perfino l’esultanza spesso sembra meno esultante. Una sensazione legata al tempo che passa? Può darsi. Ma la -stalgia questo è: e non è detto che la storia sia un lento ma continuo progredire: magari qualche volta il “prima” era meglio dell’”ora”e non c’è di che vergognarsi.

(PS – la figura festeggiante, vedi Ancelotti e Ibrahimovic – in stile narcos colombiano con sguardo torvo, occhiali scuri, sigaro in bocca e magari champagne a portata di mano, ha sinceramente stufato. Astenersi in futuro, grazie).

PIERO VALESIO | È stato critico televisivo del quotidiano Tuttosport per oltre vent’anni. Come inviato ha seguito Olimpiadi, grandi eventi di calcio, tennis, Formula 1, Motomondiale e sport invernali. Dal 2016 al 2020 ha diretto il canale televisivo Supertennis e ha curato la comunicazione degli Internazionali d’Italia. Ha tenuto e tiene corsi di giornalismo e di comunicazione sportiva. Nel 2015 ha vinto il Premio Coni per la narrativa inedita con il racconto “Marcialonga Blues”. Ha scritto libri per grandi (“E vissero felici e lontani” con Antonella Piperno, Perrone editore) e piccini (“Cronache di Befa”, Biancoenero edizioni).
Recensisce in stile sportivo libri non sportivi per la newsletter “Lo Slalom”.

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