Il Piccinini urlante che (forse) NON VA! | La Nuca di McKinley (#15) di Piero Valesio

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L’appuntamento con Juve-Villarreal (con due “R” mi raccomando!) di mercoledì 16 in esclusiva su Amazon Prime è l’occasione perfetta per dedicare una puntata di McKinley a Sandro Piccinini. Che di quella piattaforma è la voce Champions. Sandro è un pilastro del commento calcistico degli ultimi trent’anni. È stato colui che più di ogni altro, ha fatto evolvere (e il termine non è usato a casaccio) il linguaggio della telecronaca di calcio quando, ai tempi di Mediaset, a colpi di “gran botta” e “non va” riuscì in un’impresa che rivista oggi, è stata notevolissima: dare una forma verbale a stati d’animo e eventi di gioco che fino a quel momento erano accompagnati quasi esclusivamente da definizioni descrittive (Palo! Traversa! Fuori di un soffio!) o da rarissime espressioni colorate quale la sempiterna “barba al palo” nel caso di un tiro uscito di pochissimo.

Il problema, allora, era che il palo aveva l’epidermide consunta a forza delle rasature che i telecronisti gli avevano imposto nel corso degli anni. Sandro inventò un linguaggio talmente immediato da diventare quello di milioni di appassionati. I quali autocommentavano con un “Non va!” i loro tiri durante il calcetto del lunedì sera. E molti lo fanno ancora. In fondo c’è lui dietro la ricerca di immagini figurative di cui i telecronisti di DAZN infarciscono oggi i loro commenti.

Però il tempo passa e pure in tempi in cui pare che non sia cambiato nulla negli ultimi 80 anni, ciò che era fresco e nuovo può diventare desueto. Allora bisogna aggiornarsi. Ma si potrebbe chiedere a Borges di scrivere un romanzetto rosa? Qui sta il punto. Piccinini ora urla, si svocia quando c’è un gol o un’occasione clamorosa. Immette pathos vocale nello show quasi volesse farlo esplodere. Te lo immagini rosso in volto, sul punto di una crisi cardiaca; proprio lui che invece era scevro da ogni disequilibrio, faceva di un certo snobismo entusiasta la sua griffe. Difficile non vedere, in queste sue elucubrazioni vocali, il tentativo di essere al passo con tempi urlati, di non trasformarsi nella celebrazione di se stesso. Cos’come è difficile non scorgere, in questo new style, il desiderio di Amazon di sfruttare il football per urlare la propria presenza nel mondo del calcio. Ma il Piccinini che urla è meno efficace di quello che con due parole (e la prima delle due era una negazione!) stabiliva una realtà incontrovertibile: il fallimento di un tentativo apprezzabile, il calo emotivo seguente ad una grande speranza: non va.

Forse è giusto che sia così: come detto, i tempi cambiano. Resta un po’ di nostalgia per quei tempi così innovativi anche attraverso le parole dello sport. O forse è solo nostalgia della spensieratezza, come sempre. Chi lo sa.

PIERO VALESIO | È stato critico televisivo del quotidiano Tuttosport per oltre vent’anni. Come inviato ha seguito Olimpiadi, grandi eventi di calcio, tennis, Formula 1, Motomondiale e sport invernali. Dal 2016 al 2020 ha diretto il canale televisivo Supertennis e ha curato la comunicazione degli Internazionali d’Italia. Ha tenuto e tiene corsi di giornalismo e di comunicazione sportiva. Nel 2015 ha vinto il Premio Coni per la narrativa inedita con il racconto “Marcialonga Blues”. Ha scritto libri per grandi (“E vissero felici e lontani” con Antonella Piperno, Perrone editore) e piccini (“Cronache di Befa”, Biancoenero edizioni).
Recensisce in stile sportivo libri non sportivi per la newsletter “Lo Slalom”.

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