Qualche spunto sulla telecronaca Rai di Atalanta-Juventus

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A livello italiano, cosa può creare maggior dibattito e discussione rispetto alla vivisezione alla moviola di una partita? Semplice, una telecronaca mal riuscita.

Attenzione, la consueta premessa d’obbligo è che telecronaca e telecronisti sono una materia altamente soggettiva e che anche grandissimi professionisti del mestiere, spesso, finiscono nel tritacarne dei social per i più disparati – a volte ingiustifcati – motivi.
Seconda premessa è che non si tratta dell’ennesimo attacco gratuito alla Rai e al suo modo di raccontare gli eventi sportivi. Ci sono telecronisti e commentatori tecnici molto preparati, per i quali è doveroso l’encomio. Qualche nome? Francesco Pancani, Stefano Bizzotto, Franco Bragagna, Stefano Rizzato e tra i commentatori Luca Sacchi, Paolo De Chiesa, Marco Saligari, Giada Borgato e altri. Quindi, si tratta di una mera analisi su quanto ascoltato ieri sera durante la finale di Coppa Italia tra Juventus e Atalanta.

I telecronisti erano Alberto Rimedio e Antonio Di Gennaro. Opinione personale: sono stati i peggiori “in campo”. Al di là del ritmo, della capacità di lettura delle azioni, delle spiegazioni regolamentari arbitrali (sigh), della precisione su nomi e sulla valutazione dei singoli e sulle mosse degli allenatori – tutti aspetti in cui stentano a raggiungere un voto sufficiente, ma è una mia personalissima idea – è stata l’impostazione “moviolistica” data sin dall’inizio a essere oggettivamente fastidiosa. Il buon Rimedio ha passato l’intero primo tempo, anche con il pallone in gioco (“nella disponibilità dei giocatori”…), a citare un paio di episodi da moviola accaduti nella metà campo juventina. Un possibile rigore su Pessina e un intervento di Cuadrado da cui, in un’azione successiva, è nato il gol di Kulusevski. Rimedio ha trovato il tempo di citare quell’episodio almeno 3-4 volte nel corso del primo tempo, rimandando più volte alla moviola di fine partita, curata dall’ex arbitro Saccani. Anzi, a un certo punto, in piena telecronaca, ha anticipato “il verdetto” di Saccani: “ci dice Saccani, dal nostro angolo VAR, che quello di Rabiot su Pessina era calcio di rigore“. Una sorta di Diretta Arbitro, in cui, anziché un altro campo collegato, la Rai rimpalla la linea con la propria “sala VAR”.
Pochi istanti dopo, siamo nel 2021 e le informazioni girano abbastanza velocemente, dalla curva bergamasca è partito il coro “ladri, ladri” rivolto alla Juventus. Spoiler: a fine partita Saccani, analizzando l’episodio, lo ha definito “difficilissimo da valutare per l’arbitro” e “non da VAR”.

Il paradosso assoluto di questa attenzione maniacale e tossica verso gli episodi da moviola, è che il primo tempo della partita è stato bellissimo, giocato a ritmi elevati, con un agonismo e un’intensità che si trovano raramente nel calcio italiano. Soffermarsi lungamente e ripetutamente su un episodio da moviola (discutibile oltre che di difficile valutazione) significa restare ancorati a quel sistema tipicamente italiano in cui anziché analizzare i gesti tecnici, le questioni tattiche, le prestazioni dei singoli, le scelte degli allenatori, si preferisce vivisezionare – mai termine fu più corretto – la partita in base alle decisioni dell’arbitro. Significa abbassare ulteriormente il livello di cultura sportiva di questo povero Paese, in cui i tifosi non vedono l’ora di scaricare le responsabilità di un risultato negativo sulle “malefatte” dell’arbitro, preferibilmente tirando in ballo complotti, dietrologie e sospetti di vario tipo.


Basta, non se ne può più. Arbitri e moviole dovrebbero trovare uno spazio limitato nelle discussioni post-partita (figuriamoci durante!) e solo in presenza di casi oggettivamente eclatanti o interessanti dal punto di vista didattico. Invece, accade l’esatto opposto.
Il ruolo di una telecronaca è fondamentale in tal senso. Se tu dedichi gran parte del tempo a disposizione al commento delle decisioni dell’arbitro – spesso utilizzando una delle frasi più fastidiose e subdole del giornalismo televisivo: “questi episodi faranno discutere/ci saranno sicuramente delle polemiche” – di cosa parleranno e discuteranno i tifosi? Su cosa si concentrerà l’opinione pubblica? Rai Sport, ormai una dozzina d’anni fa, con una decisione apprezzabile, decise di abolire la moviola dai suoi programmi, prendendo in considerazione solo qualche episodio realmente importante. Un modo per abbassare i toni ed elevare il livello del dibattito. Tempi lontani. Purtroppo, l’attuale impostazione calcistica di Rai Sport, già abbastanza discutibile a livello quantitativo (pochi diritti) e qualitativo, è probabilmente orientata su questa linea moviolistica dalla visione del vice-direttore Varriale, di fatto “il capo” della sezione calcio di Viale Mazzini.

Tornando alla telecronaca, nel secondo tempo ci sono stati due momenti davvero notevoli (si fa per dire). Antonio Di Gennaro, in passato uno dei commentatori tecnici più sopravvalutati del panorama nazionale, ha estratto dal cilindro “il giocatore all’improvviso”. Nel caso specifico ha parlato di un certo MacKenzie della Juventus. Qualcuno mi ha fatto notare che MacKenzie, al momento, è solo la tagliata di petto di pollo dell’Old Wild West.
Ma se il lapsus di Di Gennaro rientra tra gli aspetti divertenti, il sospiro impaurito di Alberto Rimedio su un retropassaggio rischioso di Djimsiti ha fatto infuriare i tifosi juventini. Un sospiro di “zaccarelliana memoria“.

Rimedio ha cercato di porre… una toppa al buco, peggiorando ulteriormente le cose. Ha infatti aggiunto “bello spavento per i tifosi atalantini”, evidenziando ulteriormente il suo verso d’allarme per l’azione nerazzurra. Com’era quel proverbio latino? Excusatio (in questo caso explicatio) non petita, accusatio manifesta.

IL DOPO-PARTITA E IL FUORI ONDA

Come già avvenuto in questa stagione (vedi caso Tatarusanu), ma anche in passato, le dirette Rai regalano anche dei fuori onda. Ieri sera ce n’è stato uno, subito dopo la prima parte della moviola (che nel dopo partita, guarda caso, ha occupato uno spazio abnorme) e il lancio della pubblicità. Nel dettaglio si è sentito Bruno Gentili sostenere “abbiamo sollevato un po’ di polemiche, ma secondo me non c’era fallo“. Molti tifosi bianconeri si sono scagliati veementemente contro la Rai sostenendo che in diretta telecronisti e opinionisti avessero sostenuto la punibilità col calcio di rigore dell’intervento di Rabiot su Pessina, salvo poi, a telecamere e audio apparentemente spenti, dire l’esatto contrario.

In realtà, riascoltando l’audio, seguendo la seconda parte della moviola e fidandomi della spiegazione di uno dei giornalisti tra i più validi e apprezzabili di Rai Sport (Alessandro Antinelli), l’impressione è che Gentili e gli altri ospiti si riferissero all’intervento di Cuadrado da cui nasce il gol di Kulusevski. Giudizio ribadito poco dopo anche in diretta. Nessun dietrofront o complotto, quindi, ma un semplice “scambio di episodio incriminato”.

P.S., in molti hanno segnalato delle notevoli difficoltà di collegamento su Rai Play durante la partita, con buffering e ripetute disconnessioni. Insomma, il live-stream di eventi sportivi continua a creare problemi. E tra tre mesi parte la Serie A (quasi) solo via streaming. Auguri.

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