La rivoluzione di DAZN nella storia della Pay-Tv sportiva in Italia

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L’assegnazione dei diritti video-televisivi della Serie A 2021-2024 a DAZN, rappresenta un momento di svolta epocale nella storia della Tv sportiva a pagamento in Italia. In questa mini-guida, redatta subito dopo il trionfo di DAZN-TIM, peraltro in costante aggiornamento (oggi è uscita un’interessante intervista a Veronica Diquattro del Sole 24 Ore e della Gazzetta dello Sport), trovate tutte le principali domande e risposte sulla situazione, a oggi, dei diritti video-televisivi calcistici.

In questo podcast, inoltre, trovate un ulteriore commento sul bando e su come la Lega Serie A abbia preferito ottenere più soldi, mettendo in contrapposizione i broadcaster, anziché incassare meno e lasciare maggiore discrezionalità e libertà di scelta ai tifosi sul tipo di abbonamento da scegliere.

LA STORIA DELLA PAY-TV SPORTIVA IN ITALIA

Quello che è accaduto lo scorso venerdì, con la Serie A che nei prossimi 3 anni sarà trasmessa in esclusiva via streaming – ma, come detto, occorrerà aspettare luglio/agosto per avere un quadro definitivo delle offerte commerciali e degli abbonamenti disponibili – è comunque solo un piccolo pezzettino, l’ultimo, di una storia ormai trentennale della Pay-Tv sportiva in Italia. Nel libro “Decoder – Storia decriptata della Pay-Tv sportiva in Italia. Da Tele+2 a Sky-DAZN, il racconto di 30 anni esageratamente italiani” viene ripercorsa tutta l’evoluzione della Tv sportiva a pagamento in Italia. Le due espressioni più importanti sono “decriptata“, perché vengono spiegati in modo dettagliato intrecci, retroscena, scelte, strategie dei vari broadcaster succedutisi dal 1990 in poi e “esageratamente italiani” perché questa storia presenta tutti i tipici ingredienti italiani: polemiche, intuizioni, fallimenti, intervento della politica spesso controproducente, innovazioni, sotterfugi e così via.

Per capire bene il successo di DAZN e il futuro video-televivo degli eventi sportivi, quindi, è necessario attingere alla storia, come sempre maestra e detentrice delle risposte più importanti su presente e futuro In particolare, nelle pagine introduttive del libro “Decoder”, viene riassunta l’evoluzione della Pay-Tv sportiva, con tutte le varie connessioni (mai così attuali…). Il 2018 è stato il primo momento di svolta in ottica streaming-sportivo. Sembrava che il triennio 2021-2024 potesse fungere da cuscinetto in vista del passaggio totale allo streaming del 2024, invece Serie A e DAZN hanno anticipato i tempi. Ecco qui l’introduzione di “Decoder”.

INTRODUZIONE DECODER | STORIA DECRIPTATA PAY-TV SPORTIVA IN ITALIA

Perché scrivere un libro sulla storia della Pay-Tv sportiva in Italia? Un settore così specifico della televisione meritava una trattazione ad hoc? Le risposte a queste domande le ho trovate strada facendo, mentre mi avventuravo in un racconto che, almeno inizialmente, avrebbe dovuto essere un breve e-book, un approfondimento più ordinato e leggibile rispetto alle quattro puntate pubblicate sul sito di Sport in Media. Alla fine di un lungo lavoro di ricerca, posso dire che sì, questa storia andava proprio raccontata. Come avrete modo di scoprire, infatti, nei suoi 30 anni di vita la Tv a pagamento ha accompagnato – ma soprattutto ha determinato – molti cambiamenti a livello tecnologico, giornalistico, sociale e sportivo. In sintesi, la Pay-Tv sportiva ha svolto un ruolo decisamente più rilevante rispetto a quanto le sia stato riconosciuto e rispetto allo spazio, minimo, che la saggistica le ha dedicato (l’ultima pubblicazione sul tema risale al 2008).
Il numero ricorrente che contraddistingue i 30 anni di storia della Pay-Tv sportiva è il 3. Tre sono i macro-effetti prodotti dall’avvento e dalla successiva (lenta) affermazione della Tv a pagamento. Il più importante è la rivoluzione nel modo di seguire lo sport. Soffermandosi solo sul calcio – ma nel libro ci sarà ampio spazio per molte altre discipline – le Pay-Tv hanno finalmente permesso a milioni di appassionati di… vederlo. Già perché fino ai primi anni ’90, gli unici modi per guardare la propria squadra in televisione erano le brevissime sintesi di 90° Minuto, le differite Rai del secondo tempo di una partita di Serie A e, ove presenti, le partite delle coppe europee. Stop. Gli occhi dei tifosi e degli appassionati erano quelli di radiocronisti e giornalisti. La televisione italiana degli anni ’70 e ’80 – il cui sviluppo impetuoso e selvaggio a livello privato viene favorito dalla mancanza di una legislazione ad hoc – offriva decine di canali in chiaro, ma il calcio di club rimaneva confinato in questi pochi spazi. Le Pay-Tv hanno capito lo straordinario potenziale di questo settore ai fini del loro business e hanno iniziato a trasmettere i primi anticipi e posticipi, per poi passare, grazie allo sviluppo della tecnologia satellitare che ha consentito la moltiplicazione dei canali, alla trasmissione integrale di tutte le partite in diretta. Una novità che ha letteralmente trasformato le abitudini degli appassionati italiani. Soprattutto nei primi anni di Telecalcio (1996-2002) con la suddivisione tra Telepiù e Stream, i tifosi si ritrovavano in massa nei bar e nei locali pubblici, rispolverando usi e consuetudini dei tempi di “Lascia o raddoppia?”. Grazie alla Pay-Tv sportiva la copertura degli eventi sportivi è diventata assoluta, con alcuni esempi straordinari come le tre edizioni delle Olimpiadi trasmesse da Sky.
Il secondo macro-effetto prodotto dall’affermazione delle Pay-Tv è la nascita di un rapporto inscindibile tra le stesse e le Leghe sportive. Il business delle Tv a pagamento, infatti, si regge principalmente sulla messa in onda di determinati eventi sportivi di pregio – per l’Italia, come vedremo, si parla essenzialmente della Serie A di calcio – mentre per la stragrande maggioranza delle società sportive i proventi dei diritti televisivi sono la fonte principale (a volte unica…) di sostentamento. Questo legame, a sua volta, ha determinato un graduale cambiamento a livello di calendari, format e persino regole delle varie discipline sportive. Per i detrattori, lo sport ha venduto la propria anima alle Pay-Tv, finendo quasi per snaturarsi. Altri osservatori, invece, ritengono naturale e logica questa evoluzione: le Pay-Tv pagano profumatamente i diritti e possono dire la loro su orari e format di gara.
L’ultimo effetto legato alla nascita e crescita delle Pay-Tv è la progressiva compressione degli spazi televisivi per lo sport in chiaro. Alcune discipline (tennis) sono letteralmente scomparse dalla visione dei non-abbonati, altre hanno fatto la spola tra criptato e chiaro (basket, volley, rugby), altre ancora (Formula Uno, MotoGP) hanno ridotto all’essenziale la loro presenza sui canali generalisti. L’unica disciplina che ha conservato intatto, se non addirittura rafforzato, il proprio legame con la televisione in chiaro è il ciclismo, sport popolare per eccellenza e dai costi di produzione elevatissimi.

Tre sono anche le fasi in cui si può suddividere la storia della Pay-Tv sportiva in Italia. La prima, che potremmo definire empirica, inizia nell’agosto 1990 e termina nell’estate 2003. Un periodo che comincia con la comparsa del logo Telepiù, all’indomani dell’approvazione della Legge Mammì, e si conclude con la fusione tra Telepiù e Stream. Questa fase si contraddistingue per la diffidenza con cui viene accolta la Tv a pagamento, per la trasformazione tecnologica che porta all’utilizzo del satellite e alla nascita di Telecalcio e per i bilanci disastrosi dei due broadcaster. Nonostante una programmazione sempre più ricca di eventi (Serie A, Champions League, Formula Uno, tennis, per citare i principali), infatti, i conti di Telepiù e Stream rimangono sempre in rosso. Le cause sono molteplici, ma il colpo di grazia viene assestato dalla pirateria, a cui sarà dedicato un intero capitolo. La seconda fase, quella della riproposta, va dal luglio 2003 all’agosto 2018 ed è caratterizzata dalla nascita e dal successivo consolidamento di Sky. Rupert Murdoch riesce a limitare gli effetti negativi della pirateria e, grazie a una ricetta vincente già sperimentata in Gran Bretagna, porta la sua Pay-Tv a stabilizzarsi attorno a quota 5 milioni di abbonati. Il tutto nonostante l’arrivo del digitale terrestre e la concorrenza, progressivamente più agguerrita, di Mediaset Premium. La fine di questa fase coincide con lo sbarco dei sistemi OTT (Netflix arriva in Italia nell’ottobre 2015) e si concretizza prima con la cessione di Sky a Comcast, poi con la dismissione di Premium e la spartizione dei diritti della Serie A tra la stessa Sky e il nuovo servizio in streaming DAZN. Dall’estate 2018 è quindi iniziata la terza fase, quella dell’ibridazione, in cui il concetto stesso di Pay-Tv diventa più ampio e sfuggente. Il classico modello delle Tv a pagamento, con decine di canali suddivisi in vari pacchetti – sport, cinema, documentari, cartoni, musica – inizia a vacillare a causa dell’affermarsi dei servizi in streaming (Netflix, Amazon Prime Video, DAZN, Apple, Disney+), spinti dalla loro flessibilità nella fruizione dei contenuti e nella gestione dell’abbonamento.

Tutti questi passaggi, intrecci, intervalli, legami, saranno sviscerati in modo minuzioso e… “decriptato”. Nessuna fredda elencazione di fatti e numeri, quindi, ma una ricostruzione ragionata, dettagliata, ricca di episodi e retroscena, riletta anche attraverso le parole dei protagonisti e di alcuni grandi osservatori, oltre che con molti riferimenti a campioni ed eventi che hanno segnato la storia dello sport e delle stesse Pay-Tv. In alcuni tratti sarà anche una piccola storia del giornalismo sportivo degli ultimi 30 anni: Rino Tommasi, Sergio Tavčar, Dan Peterson, Bruno Pizzul, Aldo Biscardi, Mario Camicia, Massimo Marianella, Sandro Piccinini, Flavio Tranquillo, Fabio Caressa e ancora Gianni Clerici, Mario Cotelli, Federico Buffa, Vittorio Munari, sono solo alcuni dei nomi più noti presenti nel libro. Ci sarà spazio, infine, per alcune considerazioni legate al linguaggio giornalistico e alla sua evoluzione, strettamente collegata alle innovazioni apportate dalle Pay-Tv.
In definitiva, “Decoder” ripercorre, tra storia, sport, giornalismo, politica, tecnologia, aneddoti e curiosità, un periodo che merita di essere raccontato, ricostruito e analizzato, anche per la presenza di quegli ingredienti, esageratamente italiani – intuizioni imprenditoriali, improvvisazione, genialità, disorganizzazione, politica assente o presente in modo controproducente, innovazioni, conservatorismo, deroghe, proroghe, scioperi, ricorsi, interventi della magistratura, matrimoni apparentemente felici e divorzi fragorosi, successi, fallimenti e polemiche – che lo rendono ancora più intrigante e avvincente.

Buona lettura.

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