I media sportivi e i disservizi di DAZN

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Giovedì 23 settembre è stata un’altra giornata difficile per DAZN, con l’app bloccata per i primi 30 minuti delle due partite delle 18.30. In serata è arrivata l’ammissione dei problemi, con le scuse e la promessa di rimborsi.

Dopo 5 giornate di campionato, si può dire, come sottolineato da Andrea Biondi de “Il Sole 24 ore” nella puntata del podcast “In Media-s res“, registrata prima dei nuovi disservizi, che il bilancio della Serie A via streaming sia negativo, soprattutto se si confronta il livello del servizio proposto da Sky e, almeno per il debutto, da Amazon Prime Video (anche se una singola partita di Champions non è confrontabile con la trasmissione di tutte le gare di A).

In generale, ribadisco quanto scritto all’indomani dei primi disservizi:

“(…) anche se ci fosse una percentuale di abbonati pari al 2-3% che riscontrasse disservizi, sarebbe comunque un problema. Grave. Figuriamoci se la percentuale, come riscontrato, è decisamente più alta. Tutti gli utenti che pagano/pagheranno il servizio hanno il diritto di vedere la partita con una qualità accettabile e senza disservizi di qualsiasi natura. Punto. Non esistono se o ma.
Nel 2021 siamo ormai abituati a vedere le partite in Full HD senza alcuna problematica. Al massimo si discute di questo o quel telecronista. Tornare indietro al “speriamo di riuscire a vedere la partita per intero, senza ritardi abissali sul live e senza scatti o immagini che scompaiono” non è francamente accettabile. A maggior ragione per un servizio a pagamento che manda in onda l’evento sportivo più seguito e dibattuto in Italia”.

DA “IL PRIMO DIFFICILISSIMO WEEKEND DELLA SERIE A VIA STREAMING”

In quell’articolo avevo rimarcato anche il silenzio di molti media che, nonostante l’ampio dibattito e le discussioni di tifosi e adetti ai lavori, non diedero quasi notizia dei disservizi. Il motivo, abbastanza sconfortante ma decisamente pragmatico, è piuttosto evidente: DAZN e TIM sono importanti inserzionisti pubblicitari e, in anni difficili per il settore, criticare o mettere in cattiva luce un investitore non sarebbe una mossa molto intelligente.
Per fare un esempio, in homepage Gazzetta si trova, ormai da diverse settimane, un box fisso con contenuti sponsorizzati da DAZN.

IL SILENZIO DEI MEDIA SPORTIVI

Giovedì 23 settembre i social e la Rete sono stati inondati da polemiche e proteste dei tifosi, non solo delle 4 squadre coinvolte nelle partite delle 18.30, per la mancata visione dei primi 30′ di gioco (dai forum tecnici emergerebbe che gli unici in grado di vedere i primi 30′ di Torino-Lazio e Samp-Napoli sono stati coloro i quali erano già dentro l’app prima dele 18.25; chi è entrato in app dalle 18.25 in poi ha trovato le schermate di errore).

Vista la rilevanza assoluta della questione – stiamo parlando di disservizi nella visione del principale evento sportivo italiano! – ci si aspetterebbe che i principali media sportivi andassero a fondo, proponessero analisi e approfondimenti e, nel caso, spingessero per trovare delle soluzioni in grado di azzerare, o quantomeno ridurre significativamente, problemi e disservizi.
Purtroppo, niente di tutto questo.

Oggi ho fatto questo semplicissmo test. Alle 08.00 di questa mattina ho visitato da PC i siti dei tre quotidiani sportivi. Ho fatto Ctrl+F (trova nella pagina) e ho ottenuto questi risultati:

GAZZETTA DELLO SPORT: oltre al box sponsorizzato di cui sopra, si trova un breve articolo in cui si dà conto della decisione di DAZN di rimborsare gli abbonati. Nell’articolo viene semplicemente ripreso il comunicato di DAZN, senza parlare in modo dettagliato di quanto accaduto, senza approfondire la questione e parlare dei possibili scenari, anche alla luce di quanto sta succedendo a livello politico-istituzionale. Insomma, si dà spazio solo al punto di vista di DAZN.

CORRIERE DELLO SPORT: nessun riferimento. Non compare la parola DAZN in tutta la home.

TUTTOSPORT: nessun riferimento. Non compare la parola DAZN in tutta la home.

Penso non serva aggiungere molto altro.

Sui generalisti, in particolare sul Corriere della Sera e su la Repubblica, si trovano invece degli articoli. Tuttavia, per farsi un’idea completa di quanto successo occorre andare su siti specializzati come DDay.it.

Cosa significa tutto questo? Che per sensibilizzare istituzioni politiche e calcistiche, tifosi e appassionati non troveranno la sponda dei media sportivi. Un appoggio che sarebbe fondamentale per spingere a un miglioramento (o integrazione via sat o DTT) del servizio, ma che si scontra con logiche di tipo opportunistico-finanziario. Guarda caso le stesse logiche che hanno portato la Lega Serie A ad affidare l’esclusiva (quasi totale) del campionato a un servizio che trasmette esclusivamente – notizie del canale di backup su DTT? – via streaming, vale a dire attraverso una tecnologia ancora lontana da standard e diffusione accettabili.

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