Gli arbitri parlano in Tv: ottimo. Peccato che i media…

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C’era grande attesa per un momento epocale a livello di comunicazione mediatico-sportiva. Dopo anni di immobilismo mediatico di stampo nicchiano, il nuovo presidente dell’AIA, Alfredo Trentalange, ha aperto alla possibilità che gli arbitri possano parlare in televisione ed essere intervistati. Così, con l’enorme eco mediatica di cui sopra (in Italia si parla sempre e comunque di arbitri e decisioni arbitrali, nella stra-grande maggioranza dei casi senza avere la minima cognizione di regolamento e protocollo VAR), ieri c’era grande attesa per l’intervento di Daniele Orsato a 90° Minuto, condotto dal vice-direttore di Rai Sport, Enrico Varriale, e da Paola Ferrari.

Qui sotto, dal sito di Rai Sport, potete vedere un parte dell’intervento di Orsato:

ORSATO A 90° MINUTO – VIDEO

Non entro nel merito dell’intervista o di questioni tecniche. Qui rilevano tre cose, collegate tra loro.

  1. Gli arbitri sono pronti a parlare in televisione? Ovviamente sì. Non tutti avranno una spiccata capacità comunicativa in pubblico, ma quelli più esperti non hanno grosse difficoltà a relazionarsi con media e giornalisti (al netto di qualche inevitabile impaccio iniziale). Bastava solo dar loro il via libera, con alcuni ovvie limitazioni.
  2. I media sono pronti ad intervistare gli arbitri, a trarre le informazioni corrette, cercando di elevare la conoscenza su regolamento e VAR? Assolutamente no. Questo è il vero punto che emerge dall’intervista e, soprattutto, dal dopo-intervista di Orsato. L’arbitro vicentino ha parlato di molte cose, ha toccato diversi argomenti che meriterebbero un ulteriore approfondimento. Bene, di tutta l’intervista ad Orsato, dando un’occhiata veloce a siti e giornali (tralasciando ovviamente i social, dove il dibattito degenera dopo 3 secondi) è rimasta una sola cosa: la mancata ammonizione a Pjanic del 2018 e l’ammissione dell’errore da parte di Orsato (una notiziona da prima pagina, non c’è che dire…). Ma come? Dopo anni che si chiede di dare voce agli arbitri e finalmente il miglior arbitro italiano in attività si presenta in televisione, di tutto quello che dice, resta solo il commento su un errore commesso 3 anni prima? Ma allora la presenza degli arbitri in televisione serve solo a puntare i fucili addosso al malcapitato di turno per chiedergli conto di questo o quell’errore e alimentare ulteriormente le polemiche. Il prossimo passo sarà quello di chiedere la ripetizione della gara “per errore tecnico” (per capire realmente di cosa si tratta rimando all’approfondimento di Massimo Dotto).
  3. A questo punto, visto quanto accaduto con Orsato, è giusto che gli arbitri continuino a parlare? Nì. Se lo scopo dell’intervista/intervento arbitrale è fare didattica su regolamento e protocollo VAR, ben venga. Se, invece, tutto si riduce alla crocifissione postuma per un errore commesso anni prima, con annesse considerazioni sulla regolarità di quella stagione, allora è meglio lasciar perdere. Immediatamente.

Del resto qui emerge il vero problema della questione arbitrale in Italia. Alla stragrande maggioranza di addetti ai lavori, media e tifosi, non interessa minimamente elevare il dibattito, saperne di più a livello regolamentare, comprendere le decisioni e il motivo per cui, eventualmente, si è commesso un errore. No. Interessa cercare e cavalcare la polemica, giustificare un insuccesso attribuendone la responsabilità a una decisione arbitrale, continuare a parlare di epidosi avvenuti 3-10-20-40 anni prima. Un problema di cui avevo parlato con Luca Marelli nel maggio 2019, all’inizio dell’avventura di Sport in Media.

Lo stesso Marelli è intervenuto sulla vicenda Orsato in Tv, nella sua video-rubrica su YouTube:

Molto interessante anche il punto di vista di Gianfranco Teotino.

Poco altro da aggiungere, se non uno sconsolato: non impareremo mai, anzi, non vogliamo imparare. Meglio ricercare e cavalcare le polemiche e chissenefrega di regolamento e protocollo, quelli non fanno notizia. Sconfortante.

Immagine di copertina dal sito raisport.it

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