Federer-Djokovic e la pavidità dei giornali italiani

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Potrebbe sembrare una questione meramente filosofica, pretestuosa o sterile. In realtà, va dritta al cuore del giornalismo sportivo cartaceo. Quali sono i criteri che guidano un direttore e la sua redazione a scegliere gli argomenti da pubblicare in prima pagina? Si pubblicano gli argomenti che “tirano di più”, secondo la percezione e/o i dati a disposizione (che poi, se i quotidiani continuano a perdere copie queste percezioni e numeri non sono così infallibili…)? La priorità è solamente “commerciale”, legata ai bacini d’utenza? Al di là della linea editoriale, esistono degli eventi che possono superare qualsiasi notizia e ottenere una prima pagina monografica? La risposta è ovviamente sì, se si parla di calcio e di successi epocali (un Mondiale, una Champions, uno Scudetto all’ultimo respiro). Quando si parla di sport diversi dal calcio – escludendo quelli motoristici che appartengono a una categoria a parte – la realtà è ben più triste.

Da noi, nessun evento sportivo non-calcistico, nemmeno di portata mondiale, avrà l’intera prima pagina sui tre quotidiani sportivi. Nessuno. Neanche un oro olimpico italiano con record mondiale. Questa è la dura e triste realtà DEL nostro giornalismo sportivo cartaceo (e non solo).

CORRIERE DELLO SPORT, TUTTOSPORT E I LETTORI ITALIANI

Tutto questo per sottolineare come quotidiani come Corriere dello Sport e Tuttosport – che in linea puramente teorica dovrebbero occuparsi di sport – nemmeno oggi, nemmeno di fronte alla finale di Wimbledon tra Djokovic e Federer, un evento che entrerà nella storia dello sport, hanno avuto il coraggio (?) di dedIcare la prima pagina a questa partita. No, meglio parlare di Icardi e della nuova difesa della Juventus (senza dimenticare l’offerta per Belotti e la prima amichevole dell’Inter contro il Lugano). Imbarazzo. Davvero, al giorno d’oggi, un potenziale lettore acquista il giornale in base alla notizia in prima? Se Corriere dello Sport e Tuttosport avessero aperto con Wimbledon ci sarebbe stato un crollo verticale delle vendite, oppure i lettori più affezionati – in progressivo calo, peraltro – avrebbero acquistato comunque il quotidiano, a prescindere dall’interesse per il tennis? Davvero i lettori italiani sono così integralisti e con una cultura sportiva da cavernicoli da non acquistare un giornale se la prima pagina, anziché alla propria squadra del cuore, è dedicata a un evento sportivo che ha appassionato tutto il mondo? È acclarato che il tifoso italiano medio non brilli per cultura sportiva, ma lo dobbiamo sempre considerare tale o, di fronte a circostanze simili, è giusto (oltre che auspicabile) allargarne gli orizzonti, quantomeno provando a parlare di altri argomenti, non strettamente legati al calciomercato?

LA GAZZETTA DELLO SPORT E IL COMPROMESSO ALL’ITALIANA

In tutto questo, anche la Gazzetta dello Sport non ha voluto “osare”, dedicando metà pagina a Wimbledon e l’altra metà al “paracadute” De Ligt (nuovo asso della squadra con più tifosi e quindi più potenziali clienti-lettori in Italia). Vero che i servizi su Federer-Djokovic sono stati inseriti a pagina 2 e successive, ma anche qui, francamente, ci saremmo aspettati di più dal giornale sportivo italiano più importante.

Della serie: se non oggi, quando? (vedi il “The Wall Street Journal”…)

ALL’ESTERO: L’EQUIPE PUNTO DI RIFERIMENTO

Come sempre, il punto di riferimento rimane L’Equipe, giornale sportivo per eccellenza, capace di dare il giusto risalto alle imprese sportive, anche non francesi. Come si dice? Chapeau

Da segnalare, infine, come in Spagna i quotidiani sportivi – divisi tra madridisti e barcelonisti abbiano praticato vie opposte. I quotidiani della capitale (Marca e As) hanno dedicato la prima pagina a Federer-Djokovic, quelli catalani (Mundo Deportivo e Sport) hanno seguito la linea “Zazzaroni-Jacobelli”, puntando sul calcio.

Quindi? È l’ennesimo articolo che rimarca le lacune, l’arretratezza culturale-sportiva, la poca elasticità e capacità di cogliere portata e rilevanza di un evento o impresa sportiva da parte del giornalismo sportivo italiano? Assolutamente sì.

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