La Ligue 1 su Netflix? Cosa accadrà con i diritti della Serie A?

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Secondo un’anticipazione de L’Equipe, MediaPro, che detiene i diritti televisivi della Ligue 1 francese, avrebbe stretto un accordo per la stagione 2020/21 con Netflix. Stando alle indiscrezioni, gli abbonati francesi a Netflix (6.7 milioni) potranno accedere all’offerta di Telefoot (la Tv di Lega, creata da MediaPro) pagando 5 euro in più al mese. Da sottolineare come 2 partite a giornata di Ligue 1 sono trasmesse da Canal+, la storica Pay-Tv francese. L’abbonamento a Telefoot (che dovrebbe comprendere anche le partite di Champions League), invece, dovrebbe costare sui 25 euro al mese. Sempre secondo L’Equipe, non è da escludere un ulteriore accordo tra MediaPro e Apple o Facebook.

In generale – tenendo sempre presenti le differenze e le tipicità dei singoli mercati – si tratta di un altro tassello nell’evoluzione dell’offerta televisiva calcistica a pagamento in uno dei principali campionati europei. La Tv di Lega, che si concretizza nell’offerta commerciale di Telefoot, viene quindi venduta non solo singolarmente, ma anche attraverso promozioni e accordi con OTT o altri colossi del web. Uno schema diverso da quello inglese, dove Amazon – più per ragioni di core business che per un effettivo interesse verso la Premier League – ha acquistato i diritti di alcune partite e dell’intero Boxing Day. Un’evoluzione in cui si mescolano gli interessi dei club (la Ligue 1, grazie a MediaPro ha chiuso un accordo complessivo da 1.1 miliardo di euro l’anno fino al 2024), quelli delle Pay-Tv classiche (Canal+) e quelli degli operatori OTT, sempre più presenti nel mercato dei diritti video-televisivi sportivi. I tifosi che vogliono guardarsi le partite di campionato e delle coppe europee devono essere pronti a sottoscrivere più di un abbonamento.

Difficile capire cosa possa accadere in Italia a partire dall’agosto 2021 (inizio del nuovo contratto). Per ora regna la confusione, tra progetti apparentemente naufragati (canale di Lega), fondi, uscite di De Laurentiis, Sky, DAZN e altri operatori OTT. È molto probabile, comunque, che nel prossimo triennio il tifoso medio da “divano, birra ghiacciata e frittatona di cipolle”, che non disdegna il binge watching calcistico del fine settimana – con annessi problemi relazionali – debba tenersi pronto a qualche ulteriore novità nel modo di seguire la Serie A e la Champions League in video-televisione. Non è un caso che in questi ultimi mesi Sky – meno sicura delle precedenti tornate di accappararsi tutti/quasi tutti i diritti della Serie A – abbia diversificato il proprio business, puntando sulla fibra e sull’aggregazione dei contenuti (vedi accordi con Netflix, Spotify e Mediaset) tramite SkyQ.

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