Discovery+ disponibile su Sky Q. Il commento: la parola chiave è “aggregazione”

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La notizia era attesa da tempo e ora ha finalmente i crismi dell’ufficialità. Dal 30 giugno 2022 l’app di Discovery+ sarà disponibile su Sky Q, il decoder di ultima generazione di Sky. Restando al solo ambito dei contenuti sportivi, l’accordo va quindi a integrare la presenza dei canali lineari (Eurosport 1 e 2) del gruppo Discovery, recentemente fusosi con Warner Bros., sulla piattaforma Sky.

L’app di Discovery+ sarà presente nella home di Sky Q e per i primi 12 mesi gli abbonati a Sky avranno l’accesso gratuito al piano “Discovery+ Intrattenimento con pubblicità” (non alla proposta sportiva, per intenderci).

Chi invece è già abbonato al vecchio Player o all’offerta con i canali/flussi video sportivi di Discovery+, non dovrà fare altro che inserire le proprie credenziali una volta entrato nell’app. su Sky Q. Un po’ come avviene, ad esempio, per Netflix o Prime Video.

Al momento non sono state fornite indicazioni su possibili scontistiche per l’abbonamento a Discovery+ per chi è abbonato a Sky, ma non è da escludere che ciò avvenga, in stile Sky-Netflix. Detto ciò, indipendentemente dall’accordo con Sky, Discovery propone periodicamente delle offerte molto vantaggiose per l’abbonamento annuale.

LA TENDENZA: L’AGGREGAZIONE DEGLI OTT (SERVIZI STREAMING)

L’accordo Sky-Discovery rappresenta un tassello di un mosaico che si sta componendo negli ultimi anni. Una tendenza, quella dell’aggregazione dei vari OTT sotto un unico cappello/aggregatore, che appare evidente già da qualche anno. Per restare al mondo Sky, dal decoder Sky Q è infatti possibile accedere a Netflix, Prime Video, Disney+, AppleTv+, Mediaset Play e Peacock (oltre ai vari YouTube, Spotify, RTL 102.5). E a settembre arriverà Paramount+.
Si tratta di un processo non ancora concluso (vedi assenza di RaiPlay) o che può subire dei rallentamenti (vedi uscita dell’app di DAZN da SkyQ), ma che appare inevitabile per tutti gli attori in gioco.
Gli OTT, sempre più numerosi, hanno tutto l’interesse a essere presenti e visibili all’interno di offerte o piattaforme molto strutturate (Sky ha più di 4 milioni di abbonati e sta spingendo a livello promozionale affinché i suoi utenti utilizzino il decoder Sky Q, anche per motivi di “profilazione”). In caso contrario, visto il numero elevato di OTT, la frammentazione delle varie offerte rischierebbe di disorientare gli utenti o comunque di rendere meno agevole la gestione dei molteplici mini-abbonamenti, esterni a un aggregatore. Nel momento in cui, invece, questi OTT entrano a far parte di proposte integrate, possono sfruttare la comodità dell’essere a “portata di telecomando” o comunque rintracciabili in un unico posto, senza troppe complicazioni.

Gli “aggregatori” alla Sky o alla TIM, da parte loro, sono ben lieti di offrire ai propri abbonati una proposta di contenuti ampia, che possa coprire diverse tipologie di utenti. Del resto, la personalizzazione estrema del palinsesto video-televisivo è ormai una realtà da affrontare, meglio, da fronteggiare. Ad esempio, la forma di concorrenza più pericolosa per chi propone contenuti video-televisivi (dalle Tv generaliste ai servizi streaming a pagamento) è rappresentata dalla visione di sequenze infinite di video o reel sui social. Per fare un parallelo televisivo, i reel di Instagram o di TikTok o i video su YouTube, sono una specie di Techetechete’ o di Paperissima Sprint 2.0, ultra-personalizzati però in base ai propri interessi (vedi alla voce algoritmo). Di fatto, propongono una specie di palinsesto ad hoc, allontanando molti utenti dalla visione “generalista” della televisione. In tal senso, i dati d’ascolto degli ultimi mesi descrivono perfettamente questo fenomeno.

Tornando all’accordo che porta l’app di Discovery+ su Sky Q, per gli appassionati di sport in senso lato, già abbonati a Sky o a entrambi i servizi, si tratta di un salto di qualità nella visione degli eventi sportivi.
In concreto, grazie a questo accordo, considerando i diritti di cui dispone Discovery+ (tutto il grande ciclismo, il tennis con 3 Slam su 4, il basket italiano, gli sport invernali, il golf, i Giochi Olimpici di Parigi 2024 e molto altro), ricordando la modalità avanzata in cui vengono trasmessi gli eventi sull’app – flusso video integrale, anche con solo audio ambientale, senza interruzioni pubblicitarie – e sommando il tutto ai molteplici diritti sportivi di cui dispone Sky, attraverso il decoder Sky Q un abbonato a entrambi i servizi potrà gustarsi un numero quasi infinito di eventi sportivi. In pratica, mancherebbero solo le famose 7 partite di Serie A trasmesse in esclusiva da DAZN (e forse, chissà, nelle prossime settimane ci potrebbero essere delle novità anche in tal senso…).

In estrema sintesi, come sottolineato anche da Max Ambesi, un matrimonio atteso, andato un po’ per le lunghe, ma che consentirà una fruizione video-televisiva dello sport ai massimi livelli.

P.S., Il tema dell’aggregazione degli OTT, peraltro, è affrontato in modo ampio nel libro “Decoder – Storia decriptata della Pay-Tv sportiva in Italia“, anche grazie ai contributi di Antonio Raimondi, dello stesso Massimiliano Ambesi e di Roberto Gotta.

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