Anticipazione di “Decoder – Storia decriptata della Pay-Tv sportiva in Italia”. L’estate 1996 e l’avvio di Telecalcio (cap. 6.4)

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Per gli amici di Sport in Media, ecco un estratto del libro “Decoder – Storia decriptata della Pay-Tv sportiva in Italia“. È il capitolo 6.4 e siamo nell’estate del 1996, quella successiva all’Europeo vinto dalla Germania in finale sulla Repubblica Ceca. Si tratta di un momento cruciale nella storia del rapporto tra calcio e televisione. La stagione 1996/97, infatti, è quella che segna il debutto di Telecalcio, vale a dire il primo campionato di Serie A e Serie B – all’epoca la Lega rappresentava entrambe le categorie – trasmesso integralmente in diretta via satellite. La ribalta televisiva (criptata) di Tele+2, quindi, non era più riservata alle squadre impegnate nel posticipo domenicale di Serie A e nell’anticipo del sabato di Serie B. Dal settembre 1996, grazie alla tecnologia satellitare e all’investimento multimiliardario di Telepiù per assicurarsi i diritti di tutta la Serie A, i tifosi italiani – pur con delle limitazioni per evitare lo svuotamento degli stadi – potranno assistere a tutte le partite della propria squadra del cuore dal divano di casa. Anzi, considerando i costi ancora molto elevati, la soluzione più semplice è quella della visione presso bar, locali e circoli. Si innesca così un meccanismo che riporta gli italiani indietro nel tempo, quando solamente poche persone potevano permettersi il televisore e ci si ritrovava nei bar per assistere a “Lascia o raddoppia?”. Una vera e propria rivoluzione, anche sociale, che tuttavia si scontra con alcune difficoltà tecniche e con una situazione ingarbugliata nella redazione sportiva di Tele+2.

P.S., la prossima settimana ci saranno alcune novità legate a “Decoder”. Rimanete sintonizzati!

IL LIBRO INEDITO SULLA STORIA DELLA PAY-TV SPORTIVA IN ITALIA
DA TELE+2 A SKY-DAZN IL RACCONTO DI 30 ANNI ESAGERATAMENTE ITALIANI

CAPITOLO 6.4 PAY PER VIEW: SI PARTE (PIÙ O MENO)

6.4 PAY PER VIEW: SI PARTE! (PIÙ O MENO)

Nel 1996 la parola Pay-per-View è entrata ormai nel linguaggio comune, tant’è vero che il dizionario Zingarelli la inserisce tra i neologismi assieme a gratta e vinci, totogol, home page (gli albori del web), inciucio, semipresidenzialismo (definizione di Giovanni Sartori) e light (l’influenza degli spot televisivi…). Nonostante questa popolarità, tuttavia, il percorso di Telecalcio è accidentato e ricco di difficoltà tecniche e logistiche. A giugno 1996 viene infatti comunicato che il satellite Hot Bird 2 sarà lanciato in orbita solo a settembre e diventerà operativo a metà ottobre. Un imprevisto di non poco conto, considerando che sulle frequenze di quel satellite Telepiù ha previsto di trasmettere le 10 partite del campionato di Serie B, al via l’8 settembre. Oltre a questo, va affrontata la copertura tecnica (riprese e produzione) e giornalistica delle 19 partite in programma ogni weekend. Soprattutto, permanendo un solo anticipo e un solo posticipo, la difficoltà principale riguarda i 17 incontri che si disputano in contemporanea la domenica pomeriggio.

A luglio, finalmente, Telepiù presenta l’offerta satellitare, ribattezzata Dstv (Digital Satellite Tv), un nome che susciterà non poche critiche. Chi vorrà accedere a questo nuovo sistema televisivo dovrà dotarsi di un sistema parabola-decoder-smart card che, installazione compresa, ha un costo di 1.700.000 lire circa. Con 15.000 lire al mese è possibile accedere ai canali BBC, CNN, Cartoon Network, Discovery Channel ed MTV; chi vuole assistere a tutte e 34 le partite della propria squadra del cuore (se residente fuori provincia o, residente nella stessa provincia se gli abbonamenti allo stadio superano l’80% della capienza) deve spendere 500.000 lire, 250.000 lire per quelle di ritorno. Visti i problemi col satellite, per la Serie B ci si potrà abbonare solo alle 19 gare del girone di ritorno al costo di 150.000 lire. Viene poi previsto un tariffario per le singole partite – la vera Pay-per-view – che prevede 30.000 per i big match, 20.000 lire per tutte le altre di A e 15.000 lire per quelle di Serie B. Per una serie di problemi tecnici, tuttavia, l’acquisto delle singole gare sarà rinviato all’anno successivo.

Incuranti delle previsioni troppo ottimistiche enunciate alla presentazione nel 1991 (1.3/1.4 milioni di abbonati per raggiungere il pareggio, ma a giugno 1996 si è ancora fermi a quota 800.000), i responsabili di Dstv, come riporta Gaia Piccardi sul Corriere della Sera del 3 luglio 1996, si sbilanciano sugli obiettivi numerici di Telecalcio: “150.000 abbonati satellitari entro il 1996, altri 250.000 entro il 1997”.

Oltre alle difficoltà tecniche e logistiche, l’estate 1996 porta anche degli ulteriori rimescolamenti a livello societario e giornalistico. Rupert con la sua Nethold sale al 45% delle quote, le stesse del Gruppo Kirch (Fininvest mantiene il 10%) e nomina Robert Hersov, 35enne sudafricano, come nuovo amministratore delegato. Andrea Bassani è invece il nuovo direttore di Rete. Inoltre, a soli 24 mesi dal suo clamoroso arrivo, Biscardi lascia… al 50%. Sì perché da un lato resta direttore della testata giornalistica, dall’altro trasloca il Processo su Tmc2, siglando un contratto triennale con la seconda rete di Cecchi Gori. Tele+2, al posto del calcio parlato/urlato del Processo, trasmette il posticipo del lunedì della Premier League che, ricoperta dai miliardi di Murdoch, attira campioni da tutto il mondo: tra l’estate e l’autunno del 1996 Gianluca Vialli e Gianfranco Zola approdano al Chelsea, mentre Ravanelli si accasa al Middlesbrough; lo stesso Vialli diventa opinionista d’eccezione per Tele+2 nelle rubriche dedicate al calcio internazionale. Una situazione surreale quella di Biscardi, diviso a metà tra Telepiù e Tmc2. Ecco il pensiero di Rino Tommasi: “L’esperienza di Biscardi a Telepiù per fortuna è durata poco. Il punto più basso di qualità televisiva è stato toccato durante i Mondiali del 1994 negli Stati Uniti. L’errore di base dei dirigenti di Telepiù è di non aver capito che una televisione a pagamento non deve preoccuparsi degli ascolti, ma di creare credibilità e simpatia. Contano gli abbonamenti e non un punto in più o in meno di percentuale realizzato dai vari programmi. Lo stato di confusione è diventato patetico e quasi divertente quando Biscardi, rimanendo ufficialmente direttore di Telepiù (in realtà si occupava esclusivamente del suo programma televisivo), fu autorizzato a condurre il suo “Processo” su Telemontecarlo, un’ambiguità di ruoli e di programmi che non credo trovi riscontro nel mondo della televisione, nemmeno amatoriale”. Nel gennaio 1997, comunque, arriverà il divorzio ufficiale tra Telepiù e Biscardi, che diventa al 100% un volto di Tmc.

A far preoccupare maggiormente i dirigenti di Telepiù (e Adriano Galliani, che rilascia un’intervista al Corriere della Sera in cui esprime tutte le sue perplessità sulla situazione), tuttavia, è la produzione dei decoder, in fortissimo ritardo rispetto alla tabella di marcia. I soli venduti sono quelli Pace e Grundig, mentre i tanto attesi Nokia non sono ancora pronti. A pochissimi giorni dal via della stagione calcistica, gli apparecchi in commercio sono introvabili. Così, solamente 6.000 persone possono accedere a Telecalcio e assistere alla prima giornata in Pay-per-view della Serie A. La prima, storica partita trasmessa in questa modalità è quella di sabato 7 settembre 1996 tra Bologna e Lazio (1-0, gol di Fontolan; il match si gioca di sabato alle 16.00 per l’impegno della Lazio in Coppa Uefa a Lens). Ancora una volta, quindi, sono i biancocelesti a inaugurare la nuova epoca del calcio televisivo.

[FINE ANTICIPAZIONE]

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ALTRI ESTRATTI DI DECODER – STORIA DECRIPTATA DELLA PAY-TV SPORTIVA IN ITALIA

TELECAPODISTRIA – PROVE GENERALI (INTERROTTE) DI PAY-TV
GIOCO CALCIO E IL MARASMA DELL’ESTATE 2003

“DECODER” | LA RECENSIONE DI TUTTOSPORT

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