La Gazzetta e gli effetti collaterali della Cairite

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Il rapporto tra la Gazzetta (proprietà Urbano Cairo) e il Torino (proprietà Urbano Cairo) sta diventando sempre più interessante da studiare. Qualche settimana fa Stefano Olivari su Indiscreto ne ha parlato in questi termini.

Interviste praticamente quotidiane, toni a dir poco trionfalistici anche in assenza di uno straccio di acquisto estivo, entusiasmo alle stelle per un paio di vittorie contro avversari di terzo o quart’ordine. Non solo. Al seguito del Torino è stata sguinzagliata una storica firma della Gazzetta (Nicola Cecere) e, nei casi più importanti, se ne occupano anche altri editorialisti di peso della rosea (Garlando e Di Caro). Insomma, siamo in presenza del classico cortocircuito mediatico causato dal doppio ruolo presidenziale (o, se preferite, conflitto d’interesse).

L’ARBITRO DI TORINO-WOLVERHAMPTON

La Cairite che affligge la Gazzetta – e qualche volta il Corriere della Sera -, ha raggiunto vette inesplorate in occasione della partita d’andata del playoff di Europa League contro il Wolverhampton (primo impegno probante della stagione). Alla vigilia del match, dal club, oltre che dai siti e forum granata, è emerso il malcontento per la designazione dell’arbitro portoghese Dias. Il problema, secondo questa visione distorta, riguardava la “portoghesità” del Wolverhampton (club “gestito” da Mendes, con staff tecnico e molti giocatori lusitani). Era proprio necessario designare un arbitro portoghese, l’interrogativo che veniva posto dal mondo granata.

Di fatto, una polemica gratuita e ridicola, ben smontata da Luca Marelli:

LA GAZZETTA LANCIA IL SASSO E…

La Gazzetta (di Cairo) ha pensato bene di riprendere questa polemica e di condividerne il senso. Così, mercoledì 21 agosto ha pubblicato titolo, articolo ed editoriale sul punto, spiegando che la scelta del designatore Rosetti (di Torino, scherzi del destino) è stata inopportuna.

Oggi, invece, dopo la sconfitta interna contro gli inglesi, il buon Garlando – prima firma del giornale, ovviamente inviato speciale per questa partita – ha sottolineato come il Torino abbia sbagliato a concentrarsi troppo sulle polemiche per la designazione arbitrale.

Ma come? Tu, principale quotidiano sportivo italiano, cavalchi le polemiche della vigilia, le alimenti attraverso
titolo-articolo-editoriale in cui parli di designazione inopportuna e poi, a giochi fatti, critichi il comportamento dei giocatori, poco sereni e pronti alla protesta per ogni fischio dubbio? Non sarebbe stato il caso, invece, di rasserenare gli animi, parlando delle capacità e dell’affidabilità dell’arbitro portoghese? Magari sottolineando che, se si ragionasse sempre in questi termini, diventerebbe molto difficile effettuare qualsiasi designazione? Ragionando in questo modo assurdo, tipicamente italiano (sospetti e complotti ovunque), allora, le designazioni arbitrali europee del Torino non dovrebbero essere fatte da Roberto Rosetti, torinese doc. Per carità.

In tutto ciò emerge come uno dei principali media sportivi italiani, anziché contribuire a innalzare il livello di cultura sportiva nel Paese, sgombrando il campo da complottismi ridicoli, abbia lavorato esattamente in senso opposto, favorendo un clima poco sereno, salvo poi criticare l’atteggiamento dei giocatori, troppo nervosi e maldisposti nei confronti dell’arbitro. L’aggravante è che questo teatrino dipende anche dai rapporti di cui sopra: effetti collaterali della cairite.

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